Nucleare, regna l’incertezza in attesa della valutazione Ue sui rischi

La centrale nucleare di Doel, in Belgio. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

L’industria del nucleare si trova in una fase di incertezza, mentre attende l’esito di un report europeo sul corretto metodo di smaltimento dei rifiuti radioattivi. Il prossimo mese sarà invece pubblicato uno studio su come classificare l’energia nucleare all’interno della tassonomia finanziaria green dell’Ue.

Il Centro di ricerca comune (Jrc), organo interno alla Commissione europea, sta ultimando un rapporto sulla corretta disposizione dei rifiuti radioattivi che potrebbe essere decisivo per il futuro dell’industria nucleare europea.

Questo report potrebbe permettere il riconoscimento del nucleare come un “carburante di transizione” secondo le regole della tassonomia finanziaria europea, oppure al contrario stigmatizzarlo definitivamente come una fonte di energia inquinante che causa gravi danni all’ambiente.

“La questione principale sulla tassonomia è che permetterebbe alle compagnie di avere accesso a obbligazioni e fondi con un minor tasso di interesse”, ha dichiarato Jessica Johnson, direttrice della comunicazione di Foratom, l’associazione di categoria che rappresenta il settore nucleare a Bruxelles.

“Vorrebbe dire che il costo dei finanziamenti sarebbe potenzialmente minore se avessero accesso a questi fondi, perché la quantità di interessi che dovrebbero pagare sarebbe molto più bassa”, ha dichiarato ai giornalisti durante una conferenza stampa.

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Ma la classificazione del nucleare all’interno della tassonomia finanziaria green potrebbe anche avere implicazioni sulla quantità di supporto finanziario che i governi potranno elargire ai nuovi progetti, secondo le regole degli aiuti statali che saranno riviste quest’anno.

“Abbiamo visto recenti consultazioni sugli aiuti statali dove si parla delle regole della tassonomia, suggerendo un possibile collegamento in futuro”, ha detto Johnson.

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Le banche private sono restie a concedere prestiti per nuovi progetti nucleari, a meno che i governi non li sostengano con massicce garanzie finanziarie e aiuti statali. Le rinnovabili, invece, sono meno costose da costruire e hanno tempi di consegna più rapidi, anche senza aiuti.

“Non vediamo grandi ragioni economiche per costruire nuovi impianti nucleari in Europa occidentale o negli Stati Uniti, per via deli alti costi e della concorrenza delle rinnovabili”, scriveva l’agenzia di rating S&P nel 2019.

Questi problemi sono riconosciuti anche dall’industria stessa. Le centrali nucleari sono “un investimento molto costoso con un tempo di costruzione lungo: ci saranno alti interessi accumulati durante la costruzione”, ha detto Yves Desbazeille, direttore generale di Foratom.

“La questione del finanziamento è assolutamente essenziale per la nostra industria nella prospettiva delle nuove costruzioni. È chiaro che a tal proposito la tassonomia sarà molto importante”, ha aggiunto.

Ma il dibattito sul nucleare in Europa è talmente polarizzato che raggiungere un compromesso si è rivelato impossibile durante le negoziazioni sul regolamento della finanza europea.

Quando il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno trovato un accordo sulla tassonomia nel dicembre 2019, hanno ritardato la decisione sulla classificazione di tecnologie di transizione come il nucleare e il gas naturale.

Secondo Paesi come Austria e Germania, la produzione di rifiuti radioattivi è un motivo sufficiente per escludere il nucleare, per via del principio di “non causare danni significativi” inserito nella tassonomia che impedisce di ricevere l’etichetta ‘green’ alle tecnologie che non rispettano sei obiettivi ambientali chiave.

Altri Stati, come Francia e Regno Unito, hanno bloccato l’accordo sul regolamento della tassonomia perché non riconosceva il nucleare come fonte di elettricità a bassa emissione di carbonio, che porta un contributo significativo al primo obiettivo, la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Per risolvere la controversia, la Commissione europea ha incaricato il Centro di ricerca comune di preparare un report tecnico sul principio del danno provocato dall’energia nucleare e verificare se possa essere considerata ‘sostenibile’ o ‘di transizione’ secondo le regole della finanza green europea.

“Mentre il nucleare è generalmente considerato una fonte di energia a basse emissioni di carbonio, le opinioni sono differenti sui potenziali effetti sull’ambiente dei rifiuti”, ha spiegato la Commissione in una nota esplicativa sulla questione.

Il report, che arriverà nelle prossime settimane, sarà rivisto da due gruppi di esperti aggiuntivi, ma il processo potrebbe essere rallentato dalla pandemia di Covid-19. Jessica Johnson si aspetta comunque la conclusione della revisione entro giugno.

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La Commissione deciderà nella seconda metà dell’anno come intende classificare l’energia nucleare all’interno della tassonomia finanziaria green, basandosi anche su questo rapporto.

“Sulla base di queste scadenze, noi restiamo in contatto con la Commissione Ue per vedere cosa decideranno di fare con il nucleare”, ha detto Johnson. “Purtroppo non c’è chiarezza sulla decisione anche dopo l’esito del rapporto”.

Contattata da EURACTIV, la Commissione europea non ha specificato nulla sulle tempistiche del processo o sui prossimi passi da affrontare. Ha però ammesso che la questione dell’inclusione del nucleare nella tassonomia ha implicazioni politiche ulteriori.

“Il regolamento della tassonomia riflette un delicato compromesso sulla questione di includere o no il nucleare e la Commissione avrà il compito di valutare ulteriormente la questione”, ha dichiarato un portavoce dell’Ue a EURACTIV.

Per essere classificata come sostenibile, “un’attività economica deve portare un contributo sostanziale a uno o più obiettivi ambientali e non portare danni significativi agli altri”, spiega il portavoce.

“La credibilità di questa valutazione è cruciale”, ha sottolineato la Commissione, perché deve essere “scientificamente rigorosa, trasparente e riunire una serie di punti di vista bilanciati”, riflettendo contemporaneamente il principio di neutralità tecnologica incluse nella tassonomia.