Nord Stream 2, la Germania sospende la certificazione del gasdotto

Un cartello che indica il gasdotto Nord Stream 2 a Lubmin, in Germania. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

L’ente regolatore tedesco per le reti energetiche Bundesnetzagentur (BNetzA) ha dichiarato martedì 16 novembre di aver temporanemante sospeso le procedure di certificazione per il gasdotto Nord Stream 2. I prezzi del gas in Europa hanno subito un’impennata come conseguenza.

La certificazione di Nord Stream 2, uno degli ultimi passaggi prima della messa in servizio del gasdotto, “è possibile solo se l’operatore è organizzato secondo una forma giuridica di diritto tedesco”, ha dichiarato l’agenzia federale per le reti BNetzA.

Nord Stream 2 Ag, che gestisce il progetto e ha sede in Svizzera, ha deciso di creare una filiale per diventare proprietario e gestore della rete in Germania. Tuttavia, questo cambiamento comporta che anche la filiale debba rispettare i requisiti della legge sull’industria energetica riguardo gli operatori delle reti indipendenti di transito.

“Il processo di certificazione rimarrà sospeso finché non sarà completato il trasferimento dei principali asset e delle risorse umane alla filiale”, ha detto la BNetzA in un comunicato. “L’Agenzia federale per le reti controllerà nuovamente i documenti inviati dalla filiale per verificarne la completezza”.

A quel punto, Nord Stream 2 potrebbe continuare il suo processo di certificazione “all’interno del restante periodo di quattro mesi previsto dalla legge”, al termine del quale una bozza di decisione sarà inviata alla Commissione europea per un esame.

La decisione di sospendere la certificazione ha provocato un forte aumento dei prezzi del gas in Europa: il contratto di dicembre del Ttf, un indice che misura il valore medio degli scambi di gas, ha registrato un incremento dell’11% fino a 88 euro al megawattora subito dopo l’annuncio.

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Il coinvolgimento dell’Ucraina

Lunedì 15 novembre la BNetzA aveva confermato di aver invitato a partecipare la processo di certificazione di Nord Stream 2 due compagnie del gas ucraine: Naftogaz e Gtsou. Sergiy Makogon, direttore generale di Gtsou, l’operatore del sistema di trasmissione di gas ucraino, ha dichiarato a EURACTIV in un commento esclusivo che la sua compagnia aveva accolto con favore la decisione del Bundesnetzagentur. Ha anche avvertito che “se Nord Stream 2 Ag fosse certificato come operatore indipendente, la Germania e l’Europa potrebbero gettarsi a capofitto in una crisi del gas perpetua per i prossimi decenni”.

Secondo Makogon, Nord Stream 2 “non ha giustificazioni commerciali ma ha tutte le caratteristiche di un’arma”. Ha detto anche che l’attuale crisi del gas in Europa è “una diretta conseguenza della decisione di Gazprom di non far transitare il gas attraverso l’Ucraina”.

“Nord Stream 2 crea distorsioni della concorrenza con altre rotte di transito, in particolare quella ucraina e il gasdotto Yamal attraverso la Polonia”, ha proseguito. “Impedisce l’accesso alla rete di trasmissione verso l’Europa ad altri fornitori, in particolare quelli dell’Asia centrale, pertanto rovina anche gli sforzi dell’Ue per diversificare le fonti di approvvigionamento”.

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Anche il Ceo di Naftogaz Yuriy Vitrenko ha accolto con favore la decisione della BNetzA. “La nostra visione resta la stessa: l’operatore di Nord Stream 2 non può essere certificato a meno che non sia in linea con tutte le leggi europee su concorrenza ed energia. Non può esserci un trattamento di favore per Gazprom”.

Ha aggiunto che il nuovo gasdotto mette a rischio la sicurezza delle forniture in Germania ed Europa. “È anticoncorrenziale e non fornirà sufficiente capacità di trasporto né alla Germania né all’Ue. Esiste già una grande quantità di eccedenza di capacità di trasporto che Gazprom non sta usando nei suoi contratti con le compagnie Ucraine. Non vediamo una motivazione commerciale all’esistenza di Nord Stream 2”, ha dichiarato Vitrenko.

L’Ucraina ritiene inoltre che senza un ulteriore transito di gas russo attraverso il suo territorio, il Cremlino sarebbe più propenso a prendersi il rischio di provare a conquistare altri territori ucraini.