Nord Stream 2, la Commissione Ue: “Non ci serve, ma solo la Germania può bloccarlo”

Un cartello che indica la centrale di arrivo del gasdotto Nord Stream 2 a Lubmin, Germania. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

L’Unione europea non ha bisogno del progetto di gasdotto Nord Stream 2 per la sua sicurezza energetica, ma qualsiasi decisione di fermare la costruzione della linea che porta il gas russo deve venire da Berlino, ha dichiarato una fonte interna alla Commissione europea.

Nord Stream 2 è un progetto del valore di oltre 9 miliardi di euro, guidato dalla compagnia petrolifera statale russa Gazprom. Al momento è completo al 90% e, quando sarà finito, raddoppierà la capacità di un gasdotto sottomarino già esistente che taglierà fuori l’Ucraina dalle rotte di transito e la priverà degli introiti conseguenti.

La Germania è direttamente coinvolta nel progetto, mentre i Paesi dell’Europa centro-orientale sono contrari perché temono che aumenti la dipendenza energetica dell’Ue dall’ingombrante vicino russo.

“Per l’Ue in generale, Nord Stream 2 non contribuisce alla sicurezza delle forniture”, ha dichiarato Ditte Juul Jørgensen, direttrice generale del dipartimento energia della Commissione Ue, di fronte agli eurodeputati della commissione industriale.

Gli investimenti degli ultimi dieci anni in altri gasdotti, i terminal di importazione di gas naturale liquefatto e le interconnessioni in Europa hanno già permesso di assicurarsi una fornitura sufficiente per le necessità dell’Ue, ha spiegato.

Qualsiasi decisione di fermare il progetto deve venire direttamente dalla Germania, ha aggiunto Jørgensen. “Fermare la costruzione richiederebbe una decisione a livello nazionale. Non è una scelta che si può fare a livello europeo”, ha detto.

Nord Stream 2, la Germania continua a supportare il gasdotto russo

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Il deterioramento dei rapporti tra Russia e Unione europea, in particolare per il caso Navalny, ha messo il Nord Stream 2 ancora più sotto la lente d’ingrandimento. Il Parlamento europeo aveva chiesto lo scorso mese all’Ue di fermare la costruzione del gasdotto proprio in risposta all’arresto dell’oppositore russo.

Lunedì 22 febbraio i ministri degli Esteri dell’Ue hanno deciso di imporre sanzioni su quattro funzionari russi vicini al presidente Vladimir Putin, in una mossa principalmente simbolica sull’argomento. Nonostante le minacce degli Stati Uniti, la Germania si è sempre schierata a difesa del gasdotto, sostenendo che si tratti di un progetto commerciale.

Proprio Washington, dopo il cambio di amministrazione, non ha escluso del tutto l’idea di applicare sanzioni nei confronti del gasdotto. Tuttavia, Joe Biden potrebbe avere una posizione più collaborativa verso la Germania riguardo il progetto.

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La posizione americana nei confronti del gasdotto rimane invariata, come ha confermato la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, con Biden che l’ha sempre considerato un “cattivo affare” per l’Europa.