Nord Stream 2: il gasdotto della discordia

Operai al lavoro alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2 a Lubmin, Germania, 26 marzo 2019. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

Negli ultimi giorni si è paventata più volte l’ipotesi che la Germania ritiri il suo impegno nella realizzazione del progetto Nord Stream 2. Ma di cosa si tratta e perché è tanto importante da preoccupare la Russia ed equiparare la rinuncia tedesca a un atto di guerra?

Il progetto Nord Stream è partito nel 1997 da una collaborazione tra due compagnie petrolifere, la russa Gazprom e la finlandese Neste. L’obiettivo era collegare la Russia e il nord della Germania tramite un gasdotto che attraversasse il mar Baltico.

Attualmente il gasdotto prevede due linee, inaugurate tra il 2011 e il 2012, che collegano la città russa di Vyborg a Greifswald, nel Land tedesco del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, per una lunghezza totale di 1.222 chilometri.

Il posizionamento di Nord Stream 2, che doveva collegare Ust-Luga a Greifswald, viaggiando per gran parte in parallelo a quello già esistente, è iniziato nel 2018 e la linea sarebbe dovuta divenire operativa entro la metà del 2020. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2019 ne hanno ritardato la costruzione.

Una storia travagliata

Quella di Nord Stream 2 non è stata una genesi semplice. Già nel gennaio 2019 l’allora ambasciatore statunitense in Germania Richard Grenell aveva avvertito le compagnie tedesche di abbandonare i lavori sul gasdotto, minacciando sanzioni se non l’avessero ascoltato.

Il timore degli Stati Uniti era quello di potenziare il controllo della Russia nei confronti della distribuzione di fonti di energia all’Europa, diminuendo così l’importanza di Paesi di transito come l’Ucraina.

Le sanzioni in questione sono state approvate dal presidente Donald Trump nel dicembre 2019, causando l’interruzione dei lavori e la rinuncia da parte della compagnia svizzera Allseas, che fabbricava i componenti del gasdotto.

Nord Stream 2 sarebbe servito ad aumentare la quantità di gas trasportato in Unione europea ogni anno: combinato con il suo gemello Nord Stream 1, avrebbe consentito di portare 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno in Germania.

In generale, il progetto Nord Stream è sempre stato oggetto di polemiche: molti osservatori politici hanno evidenziato come il potere che la Russia avrebbe ottenuto attraverso questo gasdotto, ovvero la possibilità di un collegamento diretto con l’Unione europea senza passare dai tradizionali Paesi di transito come Ucraina, Slovacchia, Polonia e Bielorussia, potesse rappresentare un rischio di influenza politica nei loro confronti.

Anche negli Stati affacciati sul Baltico la realizzazione del progetto Nord Stream è stata vista con sospetto: avrebbe infatti garantito alla Russia la possibilità di mobilitare navi e mezzi militari nelle loro acque territoriali. Il timore che potessero essere utilizzati a fini di intelligence è stato espresso più volte dalla Svezia.

Caso Navalny, le possibili azioni dell’Occidente contro la Russia

La cancelliera Angela Merkel ha detto che la Germania consulterà i suoi alleati della Nato su come rispondere alle scoperte di un laboratorio militare tedesco secondo cui il critico del Cremlino Alexei Navalny è stato avvelenato con un agente nervino …

Il caso Navalny

L’avvelenamento dell’oppositore politico russo Alexei Navalny tramite il gas nervino Novichok, utilizzato dai militari sovietici, ha portato nuovamente Nord Stream 2 al centro delle polemiche. Navalny, infatti, è stato trasportato in Germania per le cure ed è proprio all’ospedale di Berlino che la causa dell’avvelenamento è stata scoperta.

Il governo di Angela Merkel non ha potuto ignorare l’evidente collusione della Russia nel tentato omicidio del blogger dissidente. Così la cancelliera, spinta dalle pressioni degli altri partiti, ha dovuto prendere posizione e ha messo in discussione il futuro dell’opera e della collaborazione con Mosca.

“Nord Stream 2 non è un progetto che possiamo portare avanti con la Russia”, ha affermato la leader dei Verdi nel Bundestag, Katrin Göring-Eckardt. Il partito ecologista è attualmente secondo nel Paese nelle previsioni di gradimento dopo la Cdu e potrebbe far parte della coalizione di maggioranza del prossimo governo.

L’ultimo Stato in ordine di tempo a chiedere di fermare il progetto è stato la Finlandia. L’europarlamentare Henna Virkkunen (Epp) ha sottolineato come “il gasdotto sia un problema per l’intera Ue e uno strumento fondamentale per influenzare la Russia, che sta dimostrando di non rispettare i trattati internazionali e i diritti fondamentali”.