Nasce il primo sistema di cattura della CO2 per le navi

La più grande porta container del mondo, HMM Algeciras, in arrivo al porto di Rotterdam. L'installazione di sistemi di cattura del carbonio sulle navi potrebbe ridurre le emissioni del settore del 90%. [EPA-EFE/PIETER STAM DE JONGE]

Il costruttore navale Mitsubishi ha annunciato lunedì 31 agosto che costruirà e metterà alla prova un sistema di cattura dell’anidride carbonica per le navi, con lo scopo di ridurre significativamente le emissioni del settore marittimo.

Il settore marittimo ha una grande incidenza nell’inquinamento: le sue emissioni di gas serra sono pari al 2,5% del totale a livello globale. Il commercio internazionale resta ancora molto ancorato alle navi, perciò serve una soluzione per ridurre la sua impronta sull’ambiente.

Nel 2018, i membri dell’Organizzazione marittima internazionale hanno creato un gruppo di lavoro per riuscire a ridurre del 50% le emissioni entro il 2050. Tecnologie come l’idrogeno, l’ammoniaca e le batterie sono state tutte considerate per raggiungere l’obiettivo.

Mancano tuttavia prototipi funzionanti e l’industria navale è preoccupata dagli enormi costi dovuti allo sviluppo di imbarcazioni più ecologiche. Resta perciò la domanda: quando e come il settore deciderà di realizzare i tagli alle emissioni promessi?

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La giapponese Mitsubishi Shipbuilding ha dichiarato di aver iniziato a lavorare a un sistema di cattura del carbonio da montare sulle navi, che promette di ridurre le loro emissioni fino al 90% e consente anche di ottenere materie prime per la produzione di nuovi combustibili.

L’azienda ha spiegato che il progetto prevede la conversione di un sistema di cattura della CO2 già esistente per le centrali elettriche in uno adatto all’ambiente marino, che possa poi essere installato su una nave. Si tratterebbe di una prima volta a livello mondiale.

La fase di ricerca e sviluppo dovrebbe occupare i prossimi due anni, con Mitsubishi che prevede di completare la costruzione del prototipo entro la metà del 2021. Le prove in mare saranno poi avviate utilizzando una nave portarinfuse gestita dalla Tohoku Electric Power Company.

“Le conoscenze acquisite grazie a questo progetto saranno utilizzate per lo sviluppo futuro di tecnologie e sistemi per la cattura di CO2 dai gas di scarico di navi e altre apparecchiature marine”, ha aggiunto l’azienda in un comunicato.

Le sfide principali sono la costruzione di un sistema che catturi effettivamente la CO2 e la progettazione di serbatoi di stoccaggio che consentano il trasporto delle emissioni fino a terra.

Le esperienze con i sistemi terrestri saranno utili solo in piccola parte: non esiste ancora un’industria consolidata del settore, ma solo impianti su piccola scala e di dimostrazione collegati a centrali energetiche e fabbriche in tutto il mondo.

Uno studio giapponese dell’inizio di quest’anno rivela che i sistemi di cattura delle emissioni a bordo delle navi potrebbero ridurre le emissioni del settore dall’85 al 90 per cento a seconda dei progressi tecnologici. Tuttavia, gli autori sottolineando che la CO2 catturata sarebbe più pesante del carburante (fino a quattro volte più del petrolio standard) e perciò sarebbe necessaria più energia per portare le navi cariche alla loro destinazione finale.

Lo studio avverte anche che ogni carburante che può essere utilizzato in teoria richiede un pre-trattamento per rimuovere zolfo e nitrati, mentre dovrebbero essere sviluppati anche sistemi per lo scarico e il trattamento del carbonio catturato.

Se dovesse avere successo, la tecnologia ideata da Mitsubishi potrebbe rivelarsi interessante per armatori e operatori navali, dato che potrebbe essere installata anche su unità già esistenti, senza richiedere l’acquisto di una nuova nave.

In Europa, gli operatori marittimi sono destinati a essere colpiti dalle nuove tasse del mercato del carbonio europeo, che dovrebbero includere il settore per la prima volta nel sistema di scambio elle emissioni.

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