Macron alla guida del gruppo dei Paesi Ue per il nucleare

Il presidente francese Emmanuel Macron visita Framatome, leader internazionale nell'energia nucleare, a Le Creusot, nella Francia centrale, dicembre 2020. EPA-EFE/LAURENT CIPRIANI / POOL MAXPPP OUT

Sono sette in tutto i Paesi europei in pressing sulla Commissione europea perché l’UE riveda la propria strategia sull’energia nucleare. Guidati dal presidente francese Macron hanno sottoscritto una lettera prima del vertice UE di oggi (giovedì 25 marzo).

I leader della Repubblica Ceca (Andrej Babiš), Francia (Emmanuel Macron), Ungheria (Viktor Orban), Polonia (Mateusz Morawieck), Romania (Florin Cîțu), Slovacchia (Igor Matovič) e Slovenia (Janez Janša) hanno messo nero su bianco l’esigenza di puntare sul nucleare, in una lettera indirizzata alla Commissione e datata 19 marzo.
La proposta è quella di inserire anche l’energia nucleare nel quadro delle politiche climatiche europee, che puntano a raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050, e nel quadro degli investimenti della finanza green.

“Siamo convinti che tutte le tecnologie a emissioni zero e  a basse emissioni disponibili che contribuiscono al raggiungimento della neutralità climatica … dovrebbero non solo essere riconosciute ma anche attivamente sostenute dall’Unione europea”, hanno scritto i leader.
“Questo vale soprattutto per l’energia nucleare, il cui sviluppo è uno degli obiettivi primari del trattato che istituisce la Comunità Euratom, obbligando le istituzioni dell’UE a promuoverlo”.

Il problema principale per paesi come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca è quello di capire come riconvertire una produzione nazionale ad oggi interamente basata sul carbone, per centrare gli obiettivi europei. In questo caso la ragion d’essere dei progetti di nuovi reattori nucleari sta proprio nella ricerca di diminuire la loro dipendenza dal carbone e raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE.
Nel caso della Francia, invece, l’idea è invece quella di riconvertire le centrali già attive attraverso un programma per sostituire alcune delle vecchie centrali nucleari con reattori di nuova generazione ad acqua pressurizzata, chiamati EPR.

La preoccupazione dei firmatari della lettera è che le politiche dell’UE stiano attualmente limitando lo sviluppo di nuovi impianti nucleari, rendendo gli investimenti nel settore meno competitivi. Richiamandosi al principio della della neutralità tecnologica, sostengono che tutte le tecnologie disponibili e future a zero e basse emissioni devono essere trattate allo stesso modo all’interno di tutte le politiche, compresa la tassonomia degli investimenti sostenibili, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050″.

Se il fronte favorevole al nucleare è composto dalla Francia e dai Paesi dell’est, il fronte opposto è invece guidato da Austria e Germania, che sottolineano i rischi ambientali posti dalle scorie radioattive.
Il nucleare è anche in linea di principio escluso dalla tassonomia della finanza verde dell’UE perché non rispetta il criterio “Do no Significant Harm” (“non arrecare un danno significativo” all’ambiente), che impedisce alle tecnologie di ricevere l’etichetta verde che incoraggia gli investimenti privati nella crescita sostenibile. In base ai vari criteri della tassonomia Green, infatti, bisogna quantomeno non danneggiare l’ambiente. Il problema naturalmente sta nella definizione che si attribuisce al termine “Significant”.