Litio: il Portogallo vuole diventare il leader europeo nella produzione, ma gli ambientalisti protestano

"Il gruppo di lavoro sul litio ha affermato che c'è stato un aumento della domanda di litio guidato in gran parte dall'importanza di questo metallo, non solo nella tecnologia, ma soprattutto per il suo utilizzo nelle batterie dei veicoli elettrici, e giustificato dalla circostanza che il Portogallo ha condizioni geologiche fortemente favorevole alla presenza di minerali di litio" [Shutterstock/Steve Morfi]

Il rapporto preliminare sulla valutazione di impatto ambientale del programma portoghese di prospezione ed esplorazione per la ricerca del Litio (PPPLítio) ha identificato “alcuni rischi” nelle otto potenziali aree coinvolte nel nord e nel centro del paese, ma ha comunque riconosciuto l’opportunità che lo sfruttamento del minerale potrebbe avere per la decarbonizzazione dell’economia e il ruolo del paese in questo settore cruciale per l’economia del futuro. Tuttavia, gli ambientalisti sono convinti della bontà del progetto.

Il Portogallo è il sesto produttore globale di litio – un minerale indispensabile per le batterie elettriche – e il primo in Europa. Da qualche anno il governo ha lanciato un progetto per aumentarne l’estrazione e la produzione, per rafforzare il suo ruolo nel settore e diventare il principale fornitore di litio dell’UE.

Secondo la valutazione, diffusa nei giorni scorsi, il PPPLítio “è un’opportunità… per decarbonizzare l’economia e perseguire la strategia di transizione energetica”.

“Il gruppo di lavoro sul litio”, si legge, “ha affermato che c’è stato un aumento della domanda di litio, guidato in gran parte dall’importanza di questo metallo, non solo nella tecnologia, ma soprattutto per il suo utilizzo nelle batterie dei veicoli elettrici, e giustificato dalla circostanza che il Portogallo ha condizioni geologiche fortemente favorevoli alla presenza di minerali di litio”.

Tuttavia, il rapporto ha anche indicato che la conoscenza geologica e mineraria nelle varie aree con potenziale litifero è “incoerente e incompleta”, rendendo la prospezione e la ricerca “più dettagliate e necessarie”.

“Quando la pratica di queste attività di ricerca, per la maggior parte non invasive, avviene in modo responsabile e sostenibile, consente di trarre numerosi vantaggi causando un danno minimo all’ambiente”, ha osservato il documento.

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Tra le diverse misure proposte, il report evidenzia lo sviluppo di un piano di documentazione, l’implementazione di meccanismi di reclamo accessibili per gestire potenziali conflitti con la popolazione, e la promozione di azioni di monitoraggio congiunto delle attività di esplorazione tra la Direzione Generale dell’Energia e della Geologia (DGEG) e altri enti.

Per l’atto di gara, il rapporto ambientale della PPPLítio ha avvertito che le aree di maggiore intensità urbana, funzionale e demografica dovrebbero essere escluse dalle operazioni di prospezione.

Secondo il documento, nelle diverse attività dovrebbero essere favoriti anche i fornitori e la manodopera locali, non intaccando le testimonianze archeologiche o architettoniche classificate con valore di patrimonio: Gli interventi nel sottosuolo, poi, dovrebbero essere ridotto al minimo in una fascia di almeno 300 metri intorno alla linea di falda.

“Le aziende che effettuano prospezioni e ricerche dovrebbero presentare un piano di efficienza e protezione dell’acqua per le risorse idriche potenzialmente colpite. Le migliori tecniche disponibili dovrebbero essere utilizzate per ridurre al minimo i possibili impatti”, scrive il documento.

Il rapporto ha anche aggiunto che “prospezione ed esplorazione possono avere effetti sulla qualità dell’ambiente” e dell’acqua in particolare, ma che la “grande maggioranza” delle attività minerarie “non genera impatti sulle risorse idriche e idrogeologiche su scala locale e regionale”: “Se esistono”, è la conclusione, “rappresentano un rischio molto basso per l’ambiente e la società”.

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Martedì 28 settembre, la DGEG ha posto il rapporto di valutazione d’impatto ambientale in consultazione pubblica, in vista dell’avvio, entro il 10 novembre, di una procedura di gara per la prospezione e l’esplorazione. Il report ha analizzato otto aree nel nord e nel centro del paese, mentre in altre tre previste inizialmente il governo ha deciso di non concedere licenze.

“Nella prima fase, sono stati elencati i siti in cui si ritiene che esistano depositi di litio”, ha detto a Lusa, partner di EURACTIV, un funzionario del ministero dell’Ambiente. Si tratta di 11 zone, come annunciato a ottobre 2020 dall’esecutivo.

“Le aree con status di protezione ambientale sono state rimosse dall’elenco iniziale”, ha aggiunto il funzionario, riferendosi alle aree classificate come riserve o parchi naturali.

Le attività di prospezione mirano a scoprire l’esistenza di giacimenti di minerali di litio, la loro quantità e la fattibilità economica della loro estrazione, ma escludono le aree con stato di protezione ambientale o dove è già in corso una valutazione di impatto ambientale.

Secondo il governo, la gara per l’affidamento dei diritti di prospezione ed esplorazione del litio – dopo una valutazione ambientale strategica – “consentirà l’installazione di progetti industriali di riferimento e la creazione di centri di ricerca e sviluppo nel settore delle batterie”.

Nel frattempo, mercoledì 29 settembre l’associazione ambientalista Quercus ha avvertito che il 28% delle aree destinate all’esplorazione del litio si trova all’interno di aree protette a livello nazionale.

“È un peccato che il governo continui a insistere sul piano di esplorazione del litio. E qui nella regione [di Castelo Branco], combatteremo fino alle ultime conseguenze con i residenti”, ha detto a Lusa Samuel Infante, un esponente di Quercus.

“Si tratta di aree che lo Stato portoghese si è impegnato a proteggere e salvaguardare e che hanno valori di conservazione e modelli di sviluppo unici”, ha sostenuto Quercus.

Nel distretto di Castelo Branco, Infante ha affermato che il programma coinvolge il Parco Naturale Serra da Estrela, Serra da Gardunha, il Parco Naturale del Tago Internazionale (PNTI) e il Geopark Naturtejo Geopark della Meridional Meseta (UNESCO World Geopark).

“Stiamo parlando di aree ad alto valore conservativo. La stessa valutazione ambientale identifica queste aree e ha identificato più di 116 specie di interesse conservazionistico, in altre parole, specie che sono in pericolo di estinzione e che esistono in queste aree”, ha aggiunto.

Infante ha ripetuto che “non ha senso” insistere su questo tipo di “industria pesante, distruttiva e contaminante quando il Portogallo non è un attore significativo” in questo settore.

“Tutte le attività hanno impatti positivi e negativi. Ma in questo caso, chiaramente, gli aspetti negativi superano i possibili benefici economici”, ha concluso.

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