La Francia invoca un prezzo minimo per i combustibili fossili a livello europeo

Un cartello mostra il prezzo del gasolio inferiore a un euro al litro in Germania il 19 aprile 2020. La crisi provocata dal coronavirus ha fatto crollare il prezzo del petrolio in tutto. [EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

La crisi provocata dal COVID-19  dovrebbe convincere l’Europa a raggiungere gli obiettivi sostenibili proposti dall’accordo di Parigi attraverso l’introduzione di un prezzo minimi dei combustibili fossili, secondo le autorità francesi.

Con il prezzo del petrolio che si è assestato intorno ai 20 dollari al barile, i mercati mondiali sono invasi dagli eccessi di produzione che rischiano di compromettere la transizione verso l’energia pulita, secondo la Francia.

I prezzi troppo bassi per i combustibili fossili visti recentemente sul mercato “non riflettono il loro reale costo per l’ambiente”, sostengono i francesi in un documento di posizione mandato agli altri stati dell’Unione Europea.

“Il prezzo di queste materie dovrebbe essere proporzionato al loro reale impatto ambientale”, prosegue il documento, distribuito alle delegazioni nazionali prima dell’incontro informale dei ministri dell’energia europei del 28 aprile.

“Le autorità francesi ritengono che le attuali condizioni del mercato rivelino la necessità di un meccanismo che assicuri che queste energie rimangano sempre oltre un determinato prezzo minimo”, sia dalla prospettiva degli investitori che dei consumatori.

Questo meccanismo potrebbe essere implementato attraverso il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, oppure attraverso la direttiva sulla tassazione dell’energia, attualmente in revisione in quanto parte del Green Deal europeo.

Il Regno Unito è stato pioniere nell’Unione Europea su qusto campo, introducendo un prezzo minimo per i combustibili fossili nel 2013. L’idea è però controversa in paesi dipendenti dal carbone come la Polonia e altri stati dell’Europa dell’Est, che sarebbero colpiti in misura maggiore dal provvedimento.

Se fosse adottato, questo prezzo minimo sarebbe accompagnato da politiche sociali specifiche nelle regioni dove la misura cancellerebbe posti di lavoro, come già dichiarato dal presidente francese Emmanuel Macron nel 2018.

Una riforma del mercato dei combustibili fossili

La Francia è anche preoccupata dall’impatto del calo dei prezzi dell’energia elettrica sul mercato dell’UE e sostiene che debbano essere prese misure urgenti per evitare un eccesso di quote di emissione che porterebbero il prezzo dei combustibili fossili a crollare.

“Al riguardo, le autorità francesi considerano che sia necessario rafforzare immediatamente la riserva di stabilità del mercato delle quote di emissione, per evitare il rischio di una ripresa del surplus strutturale”, sostiene il documento.

“La situazione attuale richiede la presenza di un meccanismo di regolazione delle frontiere del cabonio, per evitare la delocalizzazione delle fabbriche fuori dall’Europa per fronteggiare l’aumento dei prezzi”.

Ma queste misure non saranno sufficienti ad aumentare gli investimenti nell’energia pulita e assicurare una ripresa sostenibile dalla crisi del coronavirus, conclude il documento.

La Francia esprime preoccupazione riguardo ai prezzi strutturalmente bassi dell’energia elettrica, che compromettono gli investimenti nei nuovi metodi di generazione di energia a basso uso di combustibili fossili che sono richiesti per raggiungere i traguardi di decarbonizzazione dell’UE.

È quindi necessaria una riforma delle politiche dell’Unione Europa per “assicurare il finaziamento della produzione di elettricità decarbonizzata”, che “non deve escludere le tecnologie a basso consumo di combustibili fossili”, un velato riferimento all’energia nucleare.