La Bulgaria vuole emanciparsi dal gas russo ma il tracciato alternativo greco è in ritardo

Nella foto di repertorio i tracciati del gas bulgaro-ellenici [Orestis Panagiotou/EPA/EFE]

L’interconnettore dovrà collegarsi alla Tap, nel tracciato di trasporto del gas azero dalla Grecia all’Italia, ma il protrarsi dei tempi sta causando a Sofia danni finanziari da 750.000 euro al giorno, impedendole di rendersi autonoma dalla Russia.

La Bulgaria vuole emanciparsi dal gas russo ma l’infrastruttura che può rendere autonoma Sofia da Mosca, l’interconnettore Igb (noto anche come Stara Zagora-Komotini o Icgb), che si collegherà alla Trans Adriatic Pipeline (TAP) portando il gas azero dalla Grecia all’Italia, è in pesante ritardo. Il protrarsi dei tempi necessari al completamento sta creando dei notevoli danni sul piano finanziario alla nazione balcanico-orientale. Si parla infatti di perdite da 750.000 euro al giorno, con cifre che solo nel 2021 sono ammontate a oltre 250 milioni di euro.

A spiegare la situazione è stato il ministro dell’Energia bulgaro Alexander Nikolov che, intervenendo durante un’audizione parlamentare giovedì 6 gennaio, ha lanciato l’allarme sulle perdite dovute ai persistenti ritardi. Per oltre un decennio, le imprese e i politici di Sofia e Atene hanno fatto dichiarazioni ottimistiche sull’interconnettore, ma la costruzione è ancora incompiuta.

L’Igb è cruciale per la Bulgaria perché il suo completamento romperebbe per la prima volta il monopolio del gas russo sul mercato bulgaro. Una volta ultimato, si collegherà alla Trans adriatic pipeline (Tap), che porta il gas azero dalla Grecia all’Italia. Dopo numerosi ritardi, nel maggio 2019 è iniziata la costruzione del gasdotto (lungo 182 km) e, secondo il contratto, avrebbe dovuto essere completata entro la fine del 2021.

Nikolov ha avvertito che la Bulgaria continuerà a perdere ancora più entrate a causa dei nuovi ritardi, che non le consentono di dare attuazione al contratto con l’Azerbaigian per importare un miliardo di metri cubi di gas all’anno (bcm/a), che corrisponderebbe più o meno a un terzo del suo consumo. Attualmente, il gas azero è molto più economico di quello che la Bulgaria importa dalla Russia, e il mancato arrivo del gas azero equivale a un mancato guadagno per Sofia.

Alla fine dello scorso anno, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev aveva detto all’omologo bulgaro Rumen Radev che Baku è pronta a esportare alla Bulgaria quantità di gas maggiori delle forniture concordate di 1 bcm/a secondo il contratto attuale. Tuttavia, la Bulgaria non può cogliere questa opportunità proprio perché il gasdotto non è completato, mentre piccole quantità di gas azero sono state importate attraverso i collegamenti esistenti, la cui capacità è però limitata.

La costruzione del gasdotto è effettuata prevalentemente dalla società greca Avax. La società ha chiesto un’altra proroga per la messa in funzione, ma le autorità bulgare l’hanno rifiutata. C’è il rischio che la nuova scadenza per la messa in funzione dell’interconnettore, prevista per il 1° luglio 2022, non venga rispettata.

La Bulgaria insiste che questa data non è negoziabile, come ha ribadito Nikolov: “L’obiettivo è che l’interconnettore sia messo in funzione entro il primo giorno di luglio, in modo che sia pronto per la prossima stagione di riscaldamento e la Bulgaria riceva l’intera quantità di gas naturale prevista dall’accordo con l’Azerbaigian”, ha detto ai deputati.

Come la Bulgaria ha dato a Gazprom le chiavi dei Balcani

Un segreto ben custodito, che un’indagine giornalistica di Euractiv Bulgaria ha però rivelato, quello che vede il colosso russo del petrolio e del gas mettere le mani sui principali collegamenti del gas lungo i confini della Bulgaria.

Mentre le istituzioni …

Il ministro ha poi suggerito che si potrebbe cercare un nuovo costruttore per completare il gasdotto. Secondo il contratto di costruzione, la società deve al Paese 90.000 euro al giorno di penali a partire dallo scorso 1° gennaio. Questo denaro non è stato ancora pagato ma, in ogni caso, non può comunque compensare le perdite.

Perdite e ritardi che sono pane per i denti dei nazionalisti, rappresentati in Parlamento dal partito di opposizione Vazrazhdane, che ha accusato la Grecia di aver fatto ritardare di proposito la costruzione dell’interconnettore.

I rappresentanti delle quattro forze politiche della coalizione di governo non si sono spinti fino a questo punto, ma hanno incolpato i tre governi di Boyko Borissov (che ha aperto le porte della Bulgaria alla Russia, come rivelato da un’inchiesta di Euractiv.com) per il notevole ritardo nella costruzione.

Tra gli aspetti messi in risalto, anche il fatto che  il proseguimento del “Turkish Stream” attraverso il territorio bulgaro è stato costruito in un solo anno e che questo gasdotto era una priorità per Borissov.

Il 20 dicembre, i primi ministri di Bulgaria e Grecia, Kiril Petkov e Kyriakos Mitsotakis, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno affermato che l’Igb sarà completato in pochi mesi. I due hanno sottolineato che l’interconnettore del gas è vitale per entrambe le parti e Mitsotakis ha detto che, in tale occasione, Atene e Sofia avrebbero iniziato “una nuova fase” della loro cooperazione.

Tuttavia, all’inizio di dicembre, l’infrastruttura era stata costruita solo al 70%, e il ritardo da parte greca sarebbe ancora più significativo. Non tutti i tubi sono stati posati lungo il percorso, né sono stati eseguiti test e bonifiche.

Lo scopo dell’interconnettore è di collegare la rete bulgara di trasporto del gas con quella greca, cosa che permetterebbe anche di importare gas dai terminali di Gnl presenti nel Paese. Secondo le istituzioni europee e gli Stati Uniti questa infrastruttura è fondamentale per la sicurezza energetica della Bulgaria.