L’industria dell’idrogeno punta a una drastica riduzione dei prezzi entro il 2050

L'interno di una centrale elettrica a idrogeno a Laage, in Germania [FELIPE TRUEBA / EPA-EFE]

Secondo le imprese europee del settore, il prezzo dell’idrogeno pulito potrà scendere drasticamente entro la metà del secolo se l’Ue creerà una struttura di mercato dedicata per sviluppare questo carburante. I gruppi ambientalisti, tuttavia, sono scettici.

“Abbiamo bisogno di spese in conto capitale e operative per portare il prezzo dell’idrogeno rinnovabile dai livelli dello champagne a quelli del prosecco, e in seguito a quelli dell’acqua minerale”: l’immagine è di Jorgo Chatzimarkakis, segretario generale di Hydrogen Europe, un’associazione che riunisce le aziende europee che operano nel settore dell’idrogeno.

Chatzimarkakis l’ha usata nel suo discorso dello scorso 26 maggio all’evento di presentazione dell’Hydrogen Act, una nuova roadmap politica proposta dall’industria, che traccia un percorso verso la creazione di un’economia europea dell’idrogeno.

Secondo Chatzimarkakis, i regolatori non possono semplicemente fare un copia-incolla delle leggi attualmente applicabili per il gas e usarle per il mercato europeo dell’idrogeno. Questo perché i due mercati sono fondamentalmente diversi, sostiene citando come esempio applicazioni finali come le celle a combustibile utilizzate nei veicoli.

Per sbloccare gli investimenti, Hydrogen Europe propone invece la creazione di un quadro giuridico distinto per l’idrogeno, basato su due pilastri: mercati e infrastrutture.

A tal fine, il report suggerisce di allentare le regole sugli aiuti di Stato dell’Ue per l’idrogeno, e di rendere gli impianti a idrogeno ammissibili a maggiori sussidi da parte dei governi nazionali segnalandoli come importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI).

Gli ostacoli da superare

Tuttavia, ci sono ancora molti ostacoli. Oggi l’idrogeno rappresenta solo una piccola frazione del mix energetico dell’Ue, e oltre il 95% di esso proviene da combustibili fossili, principalmente gas naturale.

Questa situazione dovrà cambiare, per rispettare l’obiettivo fissato dalla Commissione Ue della neutralità climatica entro il 2050. In primo luogo, la fornitura di energia rinnovabile dovrà raddoppiare almeno entro il 2030 per produrre la quantità di elettricità necessaria per alimentare gli elettrolizzatori e generare quantità sufficienti di idrogeno pulito: ciò richiederà, tra l’altro, procedure di autorizzazione più rapide per i parchi eolici.

Il permesso “oggi è il singolo collo di bottiglia più grande per l’espansione delle energie rinnovabili”, ha detto Giles Dickson, Ceo di WindEurope, un’associazione di categoria dell’eolico.

“Le procedure di autorizzazione richiedono troppo tempo e sono troppo onerose”, ha aggiunto Ann Mettler, vicepresidente per l’Europa di Breakthrough Energy, un fondo d’investimento presieduto dal miliardario statunitense Bill Gates. Mettler ha invitato gli Stati dell’Ue a semplificare le procedure e ad accelerare la diffusione dell’elettricità rinnovabile, al fine di rendere disponibile una capacità sufficiente per la produzione di idrogeno pulito.

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La partnership vede la Breakthrough Energy, fondata da Bill Gates, convogliare capitale privato e fondi filantropici per sostenere ulteriormente i finanziamenti forniti dall’UE per diffondere le tecnologie a basse emissioni su cui l’Europa sta scommettendo per raggiungere i suoi obiettivi …

 

Un altro grande ostacolo agli investimenti negli impianti a idrogeno è il cosiddetto principio “burocratico e ingombrante” – secondo Chatzimarkakis – dell’addizionalità, che secondo l’industria richiede che gli elettrolizzatori funzionino esclusivamente su infrastrutture dedicate alle energie rinnovabili. Secondo l’industria, questo escluderebbe di fatto l’utilizzo dell’elettricità rinnovabile in eccesso la cui produzione, nelle giornate ventose, verrebbe quindi ridotta.

Il Parlamento europeo ha eliminato il principio di addizionalità dalla sua relazione sulla strategia dell’Ue per l’idrogeno, adottata il 20 maggio. Nella loro versione del testo, i deputati europei hanno anche cercato di accelerare lo sviluppo del mercato introducendo una fase intermedia in cui l’idrogeno “a basso tenore di carbonio” potrà essere prodotto dal gas naturale, con una tecnologia di cattura del carbonio per seppellire le emissioni.

Ma anche il principio di addizionalità ha i suoi sostenitori, inclusa la Commissione europea, che afferma che esso serve a garantire che l’idrogeno rinnovabile si sviluppi in sincronia con la diffusione dell’elettricità rinnovabile.

Questa visione è supportata anche da un vasto gruppo di parti interessate, ha affermato Antonio Lopez-Nicolas, capo unità presso il dipartimento dell’energia della Commissione europea.

Tuttavia, l’industria afferma che l’addizionalità è difficile da implementare nella pratica ed è scoraggiante per gli investitori, perché costringe la produzione a fare affidamento su una capacità di energia rinnovabile dedicata.

Lo scetticismo degli ambientalisti

Gli ambientalisti dubitano che possa emergere un mercato in cui l’idrogeno sia economico e abbondante. “L’idrogeno non sarà mai acqua di rubinetto, al massimo prosecco”, ha affermato Dries Acke, direttore dei sistemi energetici presso la ong European Climate Foundation.

“L’idrogeno è un vettore energetico altamente elaborato e inefficiente, che sarà sempre scarso e costoso”, ha spiegato Acke, smorzando le aspettative che l’idrogeno possa un giorno sostituire i combustibili fossili.

“Non esiste un’economia dell’idrogeno”, è la sua conclusione: “Il ruolo dell’idrogeno nell’economia a emissioni nette zero sarà ridimensionato dai veri giganti. I veri eroi dell’azione per il clima sono il solare, il vento e l’elettrificazione diretta”.