Il terreno minato della politica forestale europea

Le foreste sono habitat chiave per la biodiversità e sono anche uno strumento vitale per ridurre i livelli globali di CO2. [Anna Om / Shutterstock]

Questo articolo fa parte dello special report di EURACTIV su Gestione delle foreste e cambiamento climatico.

Il complesso ruolo delle foreste nella regolazione del clima terrestre è destinato a diventare una delle questioni più controverse nell’imminente revisione delle leggi europee sull’energia e sul clima.

Con la sua nuova politica forestale, la Commissione europea cercherà di bilanciare tre obiettivi: eliminare dall’atmosfera la CO2 che provoca il riscaldamento del pianeta, preservare gli habitat naturali per la biodiversità e reperire materie prime per sostituire i combustibili fossili utilizzati per l’energia.

“Se si vogliono ottenere tre scopi con un albero – che costituisce una fonte di biodiversità, un pozzo [di assorbimento] di carbonio e [una materia prima per produrre] bioenergia – di alberi ne servono tre”, ha detto un funzionario dell’UE in una conferenza stampa la scorsa settimana: “Per essere molto schietti, abbiamo bisogno di più alberi”.

Per raggiungere questo obiettivo, mercoledì 14 luglio la Commissione dovrebbe presentare una strategia forestale dell’UE che includerà “una tabella di marcia per piantare almeno 3 miliardi di alberi aggiuntivi nell’Unione entro il 2030”.

“La piantumazione di alberi è particolarmente vantaggiosa nelle città, mentre nelle aree rurali può funzionare bene insieme con l’agroforestazione, le caratteristiche del paesaggio e l’aumento del stoccaggio della CO2”, ha affermato l’esecutivo dell’UE nella sua strategia sulla biodiversità, presentata a maggio dello scorso anno.

Il ruolo della bioenergia è però controverso, perché richiede che gli alberi vengano abbattuti e bruciati nelle centrali elettriche, dove rilasciano immediatamente CO2. Secondo gli ambientalisti, questo processo crea un “debito di carbonio” che può richiedere decenni per essere ripagato, nell’attesa che i nuovi alberi piantumati assorbano una quantità equivalente di CO2 dall’atmosfera.

Per altri, il ciclo di piantumazione e taglio degli alberi fa parte di pratiche di gestione forestale sostenibile che dovrebbero essere considerate carbon neutral, o addirittura a emissioni zero nei casi in cui le aree piantumate si stanno espandendo. Inoltre, aggiungono che con il cambiamento climatico che colpisce sempre più gli ecosistemi forestali, la gestione attiva delle foreste diventerà ancora più necessaria.

Qualunque sarà la strada scelta dalla Commissione europea, è probabile che incontrerà pesanti critiche.

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La “giusta biomassa”

Il responsabile della Commissione per il Clima, Frans Timmermans, ha già fissato i suoi paletti, affermando che la biomassa sarà necessaria per aiutare l’Europa a raggiungere i suoi obiettivi di energia rinnovabile.

“Senza biomassa, non ce la faremo. Abbiamo bisogno della biomassa nel mix energetico, ma abbiamo bisogno di quella giusta”, ha detto a EURACTIV in una recente intervista.

Secondo Timmermans, la biomassa può essere ricavata da sottoprodotti dell’industria del legno, utilizzando materiali come corteccia, segatura e cime degli alberi, che vengono lasciati a terra dopo la raccolta del legname.

“Nelle foreste primordiali, se vengono conservate, c’è sempre molta biomassa che si può eliminare – in questo modo si aiuta la foresta. Oppure, nelle foreste di produzione, non si usa mai il 100% di un albero. C’è forse quasi il 20% dell’albero che non si può usare per l’edilizia o  in altri settori”, ha spiegato.

Ma c’è preoccupazione sulla questione se tutta la biomassa utilizzata in Europa rientrerà nella definizione elaborata dalla Commissione di ciò che Timmermans chiama “la giusta biomassa”.

Solo la scorsa settimana, Greenpeace ha pubblicato un rapporto che critica le regole europee su quale tipo di biomassa viene considerato come un contributo ai suoi obiettivi di energia rinnovabile, affermando che esse hanno portato alla distruzione e al degrado delle foreste estoni.

Le ong ambientaliste chiedono cambiamenti drastici ai criteri di sostenibilità per la biomassa enunciati nella direttiva sulle energie rinnovabili dell’UE. Secondo il WWF, sono necessarie restrizioni significative sul ruolo della bioenergia.

“Combattere l’emergenza climatica senza cambiare le regole dell’UE sulla biomassa è come cercare di salvare una barca con un buco sul fondo. Per colmare il divario, dobbiamo limitare gli incentivi previsti dalla direttiva sulle energie rinnovabili ai rifiuti e ai residui in rapido decadimento che non hanno altri usi”, ha detto Alex Mason, senior policy officer del WWF.

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Nel frattempo, l’industria del settore sostiene che i criteri di sostenibilità per la biomassa ai sensi della direttiva sulle energie rinnovabili sono ancora idonei allo scopo e non dovrebbero essere modificati.

La loro revisione è problematica per il settore, soprattutto perché gli attuali criteri, istituiti nel 2018, stanno affrontando ritardi nell’implementazione, ha detto Giulia Laura Cancian, direttore politico di Bioenergy Europe, un’organizzazione che riunisce imprese e associazioni del comparto.

Se criteri “rimangono come sono in questo momento [nella bozza di legge trapelata in anteprima], potrebbero causare distorsioni del mercato, specialmente per i piccoli operatori che dovranno affrontare una burocrazia impossibile e misure retroattive”, ha messo in guardia Cancian.

Equilibrio tra economia e clima nella silvicoltura

L’industria ha anche espresso preoccupazione per la strategia forestale, anch’essa prevista per mercoledì, che deciderà il futuro dei boschi europei. Secondo le imprese, le idee contenute nella bozza uscita in anteprima  promuovono una gerarchia che è prevenuta contro la bioenergia.

“La bioenergia non è percepita come uno dei pezzi del puzzle che funziona in sinergia con il resto del settore forestale”, ha detto Cancian a EURACTIV.

Preoccupazioni vengono espresse anche al Parlamento europeo. In una lettera alla Commissione europea, il più grande gruppo parlamentare, il Partito popolare europeo (PPE), ha criticato la bozza, avvertendo su uno squilibrio tra il ruolo delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici e la loro più ampia funzione economica, visti i posti di lavoro che esse forniscono nelle zone rurali.

Il progetto di strategia mina la gestione sostenibile delle foreste, hanno scritto i deputati, aggiungendo: “Si concentra in modo sproporzionato sul lato ambientale, promuove la silvicoltura passiva e rischia di causare delocalizzazioni industriali indesiderate al di fuori dell’Europa e quindi la perdita di competitività nell’UE”.

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Le ong, d’altro canto, hanno accolto con favore il progetto di strategia forestale della Commissione. Il WWF ha salutato quello che ha descritto come un solido quadro a livello europeo per monitorare lo stato delle foreste e per fornire obiettivi per il ripristino degli ecosistemi forestali degradati.

“La bozza della strategia forestale dell’UE è un segno che la Commissione europea ha ascoltato e sta facendo un passo cruciale nella giusta direzione”, ha affermato Sabien Leemans, responsabile senior per le politiche sulla biodiversità dell’Ufficio politico europeo del WWF.

L’ong che si occupa di protezione delle foreste Fern ha affermato che la bozza di strategia rappresenterebbe un enorme miglioramento rispetto alla legislazione precedente, in particolare per quanto riguarda il miglioramento del tracciamento delle foreste, oltre a quello dei semplici alberi secolari, in direzione delle foreste gestite.

“Questa è un’opportunità per dimostrare effettivamente che tutte le iniziative nell’ambito della strategia sulla biodiversità sono cose che l’UE sta seriamente affrontando”, ha dettoKelsey Perlman di Fern.

“Date le reazioni dei governi e delle imprese contro una maggiore trasparenza e un dibattito democratico, penso che questo dica parecchio su quanto poco l’industria voglia svelare le proprie pratiche”, ha aggiunto.