Idrogeno, la rete europea arriverà a 40 mila chilometri entro il 2040

Tubi per il trasporto dell'idrogeno in una centrale nella regione di Uralsk, Kazakistan. [Alexey Rezvykh / Shutterstock]

Gli operatori del gas di 11 nazioni si sono uniti all’European Hydrogen Backbone, l’infrastruttura europea per il trasporto dell’idrogeno che toccherà 21 Paesi, presentando un nuovo progetto che raggiunge i 40 mila km di lunghezza entro il 2040.

Il documento pubblicato martedì 13 aprile è la versione aggiornata di uno simile dello scorso luglio, che prevedeva una rete europea dell’idrogeno di 23 mila km attraverso 10 Paesi: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna, Repubblica Ceca, Svezia e Svizzera.

La versione aggiornata è quasi raddoppiata nelle dimensioni, raggiungendo i 39.700 km nel 2040 e connettendo 21 Paesi, tra cui l’Europa centrale e orientale, il Regno Unito, l’Irlanda, la Grecia e i Paesi nordici.

Il messaggio chiave è che l’infrastruttura del gas esistente offre una via tecnicamente ed ecologicamente plausibile per costruire una rete per l’idrogeno, ha dichiarato Daniel Muchtmann, coordinatore dell’iniziativa dell’Europea Hydrogen Backbone.

Secondo i suoi promotori, il 69% della rete per l’idrogeno proposta consisterebbe di impianti esistenti per il gas riconvertiti, mantenendo il costo complessivo dell’infrastruttura a livelli relativamente bassi.

L’investimento complessivo è stimato tra 43 e 81 miliardi di euro entro il 2040, secondo il report preparato dall’agenzia di consulenza Guidehouse e supportata da 23 operatori di tramissione di gas, tra cui l’italiana Snam, la spagnola Enagas, la francese GRTgaz e l’olandese Gasunie.

Corsa all'idrogeno verde: quali sono i Paesi che stanno investendo di più

Giappone e Australia sono molto avanti. Ma anche l’Europa vuole giocare un ruolo decisivo. La Germania ha già raggiunto grandi risultati sul fronte dei trasporti e l’Italia potrebbe diventare un ponte tra Ue e Nord Africa.

L’idrogeno “verde”, prodotto da fonti …

Rispetto al prospetto precedente, il prezzo al chilometro è stato persino rivisto verso il basso, perché la versione aggiornata tiene conto del fatto che l’infrastruttura dell’idrogeno può utilizzare tubi più piccoli, che sono più economici da convertire.

L’opportunità per l’Europa, ha dichiarato Muthmann, è di creare un “mercato liquido per l’idrogeno rinnovabile e a bassa intensità di carbonio”, che può essere usato per decarbonizzare le industrie molto inquinanti, come quelle di prodotti chimici e dell’acciaio.

Sviluppare un mercato dell’idrogeno richiede però una pianificazione avanzata, ha aggiunto, evidenziando che i legislatori europei devono “prendere rapidamente delle decisioni” sulle infrastrutture per connettere i futuri centri di fornitura e richiesta.

Il documento dell’European Hydrogen Backbone sembra in linea con gli obiettivi contenuti nella strategia europea sull’idrogeno presentata dalla Commissione a luglio 2020. L’esecutivo aveva infatti previsto una produzione di 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell’Ue entro il 2030, grazie a 40 gigawatt di elettrolizzatori.

Per raggiungere l’obiettivo, la Commissione conferma che la pianificazione della struttura di trasporto deve iniziare immediatamente. Il vicepresidente responsabile del Green Deal europeo Frans Timmermans aveva confermato già lo scorso maggio l’intenzione di sfruttare le infrastrutture del gas già esistenti, per rendere la transizione ecologica più sostenibile anche a livello economico.

In Paesi come Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia l’idrogeno è visto come un elemento chiave nei piani di decarbonizzazione. Entro il 2040, le seconde due potrebbero diventare degli hub a livello europeo, secondo uno degli autori dello studio di Guidehouse.

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La priorità individuata deve essere quella di convertire …

I terminal per il gas naturale liquefatto (Gnl) possono essere riadattati per ricevere l’idrogeno prodotto all’estero, nei Paesi con ampie risorse solari come il Nordafrica e l’Australia, ma anche dai vicini come Russia e Norvegia.

Gli ambientalisti, tuttavia, mettono in guardia dai rischi di un’infrastruttura troppo grande. “L’idrogeno non deve essere l’obiettivo in sé”, ha dichiarato Eleonora Moro, ricercatrice del think tank E3G. “Serve un approccio a cluster geografici, che minimizzi i costi”, ha aggiunto.

La scorsa settimana, uno studio del think tank Global Energy Monitor ha scoperto che l’Europa sta già costruendo o progettando di costruire 87 miliardi di euro di infrastrutture per il gas fossile in una continua espansione di gasdotti e terminali Gnl, nonostante la necessità di dimezzare le emissioni entro il 2030.

Secondo la Commissione europea, la domanda di gas dovrebbe essere inferiore del 25% entro il 2030 a causa delle politiche climatiche dell’Ue, aumentando le probabilità che parti dell’infrastruttura del gas in Europa diventino presto beni incagliati.

Per i Verdi europei, il rischio è che la strategia europea dell’idrogeno sia usata come scusa per sostenere l’industria del gas e sovvenzionare gasdotti obsoleti.

“Queste sono decisioni complesse che devono essere prese sulla base di un’analisi indipendente e scientifica per garantire che l’idrogeno sia utile per la decarbonizzazione, piuttosto che per le reti del gas”, ha detto Moro.