Idrogeno, la Brexit complica la cooperazione tra UE e Regno Unito

Il ministro britannico per le imprese, l'energia e la strategia industriale. Kwasi Kwarteng. [EPA-EFE/ANDY RAIN]

La strategia britannica sull’idrogeno presentata lo scorso 17 agosto, secondo gli analisti, ha molte somiglianze con il progetto dell’UE svelato un anno fa. Ma la cooperazione commerciale e normativa tra le due parti è complicata dalla Brexit, con il Regno Unito che probabilmente  dovrà adattarsi al quadro regolatorio imposto dall’Unione.

Sebbene il governo del Regno Unito non abbia attribuito un ruolo importante della sua strategia sull’idrogeno alla cooperazione europea, il documento chiarisce che il commercio internazionale e la collaborazione con i partner europei saranno essenziali per il successo della strategia.

“Lavorare con i nostri vicini del Mare del Nord e dell’Europa sarà fondamentale per sviluppare approcci comuni che supporteranno gli investimenti nel Regno Unito nell’idrogeno e faciliteranno il commercio regionale attraverso sistemi di interconnessione, gasdotti e infrastrutture condivise”, afferma la strategia del Regno Unito (p.102).

Le opportunità elencate dal governo del Regno Unito includono l’espansione delle “catene del valore regionali” e la collaborazione con i paesi del Mare del Nord riguardo alla “produzione, stoccaggio e trasporto” dell’idrogeno.

“Lavorare su base volontaria con i nostri vicini del Mare del Nord e dell’Europa sarà vitale per sviluppare approcci che sosterranno gli investimenti nell’idrogeno del Regno Unito e faciliteranno il commercio regionale, compresa l’identificazione degli ostacoli per quanto riguarda le condutture transfrontaliere e il commercio marittimo”, ha affermato il Dipartimento del Regno Unito per la Strategia aziendale, energetica e industriale (BEIS).

“Siamo anche interessati ad esplorare il potenziale per un’infrastruttura paneuropea dedicata al trasporto dell’idrogeno e l’uso di interconnessioni di gas già esistenti o nuove tra Regno Unito e Belgio, Paesi Bassi e Irlanda, che potrebbero consentire al Regno Unito di scambiare idrogeno o gas a basse emissioni di carbonio con i nostri vicini in futuro”, ha detto a EURACTIV un portavoce del BEIS.

Un’altra area chiave di cooperazione sono i progetti di ricerca e innovazione realizzati nell’ambito del programma Horizon da 95,5 miliardi di euro dell’Unione Europea, compresa la partecipazione a partenariati industriali finanziati dall’UE chiamati imprese comuni.

“Il Regno Unito ha svolto un ruolo importante nell’impresa comune per le celle a combustibile e l’idrogeno (FCH JU) e continuerà a fornire un contributo attivo al partenariato sull’idrogeno pulito per l’Europa”, si legge nella strategia del Regno Unito, riferendosi ai programmi di ricerca e innovazione finanziati dall’UE.

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Le complicazioni della Brexit

Tuttavia, qualsiasi tipo di cooperazione bilaterale diventerà inevitabilmente più complicata ora che la Gran Bretagna ha lasciato l’Unione Europea.

“La prossima impresa comune si concentrerà sulla produzione, distribuzione e uso finale dell’idrogeno e, secondo la strategia del Regno Unito, è in quelle aree che il Regno Unito sta cercando cooperazione”, ha detto a EURACTIV Bart Biebuyck, direttore di FCH JU: “A quali condizioni il Regno Unito potrà partecipare dipende da quale sarà l’esito di due discussioni in corso in questo momento”.

Le prime servono per approfondire i dettagli della futura partecipazione del Regno Unito ai programmi di ricerca e innovazione dell’UE attualmente in corso. In base all’accordo commerciale e di cooperazione Regno Unito-UE, firmato il 30 dicembre scorso, la Gran Bretagna entrerà a far parte di Horizon Europe come paese associato, come la Svizzera, la Norvegia e altri 14 paesi non-UE. In cambio, secondo Science|Business, un sito di notizie specializzato, il Regno Unito contribuirà con circa 2 miliardi di euro all’anno al budget del programma.

Le seconde servono all’Ue per concordare la struttura giuridica delle prossime imprese comuni: un confronto che, ha detto Biebuyck, “si concluderà nei prossimi mesi. Una volta che entrambe le discussioni saranno terminate, ne sapremo di più”.

Ma né la Commissione Europea né il BEIS spiegano se sono previsti incontri per discutere gli aspetti pratici della cooperazione UE-Regno Unito sull’idrogeno, anche su questioni chiave come il commercio e il potenziale sviluppo di uno standard congiunto per l’idrogeno a basse emissioni di carbonio.

“Non abbiamo commenti immediati sulla strategia del Regno Unito”, ha detto un portavoce della Commissione, che alla domanda se fossero previsti colloqui per far progredire il commercio di idrogeno con il Regno Unito ha risposto che “la dimensione internazionale è parte integrante dell’approccio dell’UE”.

Nonostante le inevitabili divergenze causate dalla Brexit, il Regno Unito sostiene che la cooperazione con i paesi dell’UE rimane una priorità, e che continua a svolgersi in altri forum esterni alle istituzioni dell’Unione europea.

“Stiamo lavorando con i nostri partner europei attraverso vari canali multilaterali, come Mission Innovation (co-guidata dal Regno Unito e dall’Unione Europea), la Clean Energy Ministerial Hydrogen Initiative e la International Partnership for Hydrogen and Fuel Cells in the Economy (IPHE)”, ha affermato il BEIS: “Attraverso l’IPHE stiamo aiutando a sviluppare una metodologia concordata per determinare le emissioni di gas serra associate alla produzione di idrogeno”.

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Anche se l’UE e il Regno Unito si sono allontanati dopo la Brexit, gli analisti sostengono che entrambe le parti hanno adottato strategie simili per l’idrogeno, le quali indicano molte potenziali aree di cooperazione.

Come quella dell’UE, la strategia del Regno Unito delinea un approccio “a doppio binario” allo sviluppo dell’idrogeno, compresa la produzione di idrogeno ‘verde’, generato dai processi di elettrolisi, e ‘blu’, le cui emissioni vengono compensate con la cattura e stoccaggio del carbonio. Entrambe le strategie mirano anche a stabilire uno standard per l’idrogeno a basse emissioni di carbonio, in linea con gli obiettivi di zero emissioni nette.

La differenza principale sta nella priorità dell’idrogeno verde rispetto a quello blu, dice Jan Rosenow, dell’ong Regulatory Assistance Project (RAP).

Mentre la strategia dell’UE pone chiaramente l’accento sull’idrogeno verde generato dall’elettricità rinnovabile, “la strategia del Regno Unito ripone molte più aspettative sull’idrogeno blu” con la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) per mitigarne le emissioni, ha detto Rosenow.

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Gniewomir Flis, analista del think tank tedesco Agora Energiewende, sostiene che la maggiore enfasi del Regno Unito sull’idrogeno blu lascia a Londra più opzioni sul tavolo, “in contrasto con il supporto esclusivo per l’idrogeno rinnovabile [contenuto] nella strategia dell’UE”.

“Ad esempio”, ha detto Flis a EURACTIV, “includendo l’idrogeno a base fossile con CCS, il Regno Unito ha un’alternativa alle importazioni di idrogeno durante il tempo necessario per ché si sviluppi un’industria dell’idrogeno rinnovabile”.

Secondo l’analista, “facendo meno affidamento sulle importazioni, la strategia del Regno Unito si concentra sullo sviluppo dell’intera catena del valore dell’idrogeno a livello nazionale.  È un approccio diverso da quello della strategia tedesca per l’idrogeno, che è esplicita sulla necessità di importazioni e che mira a sviluppare una catena di approvvigionamento globale”,

E poiché si prevede che l’idrogeno a base fossile con CCS per il resto di questo decennio rimarrà più economico dell’idrogeno rinnovabile, ciò significa che il Regno Unito avrà bisogno di meno sussidi per sostenere l’industria, ha sottolineato Flis: “Al momento, l’ammontare totale di fondi disponibili per l’idrogeno nel Regno Unito è inferiore a 1 miliardo di euro, rispetto ai 9 miliardi di euro in Germania”.

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Anche se l’UE ha un approccio più restrittivo rispetto al Regno Unito sull’idrogeno, ha altri punti di forza, primo tra i quali il potere normativo sostenuto dal suo enorme mercato interno di 447 milioni di persone.

Se vuole importare o esportare idrogeno con l’Europa, la Gran Bretagna dovrà probabilmente seguire gli standard UE, ritengono gli analisti, secondo i quali la Brexit renderà la strategia dell’idrogeno del Regno Unito più difficile da realizzare, perché l’UE svilupperà la propria politica sull’idrogeno e il proprio quadro normativo.

In questo contesto, prima o poi anche le divergenze sull’idrogeno blu potrebbero diventare fonte di tensione. “Ciò potrebbe portare a conflitti politici tra la visione dell’UE e del Regno Unito, e ostacolare la capacità di un mercato integrato dell’idrogeno in tutta Europa”, ha affermato un ricercatore energetico che ha preferito rimanere anonimo.