Idrogeno ‘blu’, le polemiche su una nuova ricerca mettono in luce un dibattito sempre più polarizzato

In vista delle nuove normative sulla decarbonizzazione del mercato europeo del gas, le forti reazioni alla ricerca degli statunitensi Howart e Jacobson mette a nudo gli interessi radicati nell'idrogeno blu. [Shutterstock/ToppyBakker]

Un paper pubblicato ad agosto da due studiosi statunitensi, Robert Howarth e Mark Jacobson, ha messo in dubbio i meriti ambientali dell’idrogeno ‘blu’ prodotto da gas fossili con tecnologia di cattura del carbonio, innescando reazioni feroci da parte di alcuni osservatori e dell’industria.

L’idrogeno blu utilizza la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) per mitigare le emissioni di gas serra, e occupa un posto di rilievo tra le risposte dell’industria petrolifera e del gas ai cambiamenti climatici.

In Europa e Nord America, l’idrogeno blu è prodotto principalmente a partire dal gas naturale, il che aiuta l’industria a mantenere in attività infrastrutture e processi consolidati, afferma Howarth.

“L’idrogeno blu è da intendere meglio come una distrazione” nella transizione energetica, sostengono i due studiosi.

Howarth, docente di ecologia e biologia ambientale alla Cornell University, ha un background nella ricerca sulle emissioni di gas e ha incontrato l’idrogeno blu durante il suo lavoro di consulenza per lo stato di New York. A proporglielo per la prima volta, ha detto a EURACTIV, furono esponenti dell’industria del gas.

I lobbisti, ha raccontato, stavano cercando di venderlo come alternativa a basse emissioni di carbonio ai combustibili fossili per usi come il riscaldamento, sostenendo che non richiede modifiche alle infrastrutture se miscelato con il gas naturale nelle caldaie domestiche.

Howarth, però, spiega che la miscelazione dell’idrogeno con il gas per riscaldare le case rischia di creare una situazione di blocco tanto per i fornitori che per i clienti: questi ultimi, in particolare, dovranno continuare a usare caldaie a gas che non possono essere completamente decarbonizzate poiché la maggior parte dei gasdotti non può trasportare idrogeno al 100%. Anche le caldaie domestiche dovrebbero essere pronte per l’idrogeno, cosa che nella stragrande maggioranza dei casi al momento non avviene.

L’idrogeno blu “è un modo per l’industria dei combustibili fossili di rimanere in vita”, ha aggiunto Jacobson, dicendo che l’industria è stata trasparente al riguardo, ma che i numeri presentati per illustrare l’impatto positivo sul clima dell’idrogeno blu sono stati scelti con cura e risultano fuorvianti.

Nel loro articolo, i due ricercatori statunitensi affermano che l’idrogeno blu è associato a un aumento fino al 20% delle emissioni totali di gas serra rispetto alla semplice combustione diretta del gas naturale. Le cause, affermano Howart e Jacobson, sono le perdite lungo la catena del valore del gas, le inefficienze nella tecnologia di cattura del carbonio e le perdite di energia derivanti dalla conversione del gas in idrogeno, affermano.

In seguito alla pubblicazione del paper, i due scienziati sono stati oggetto di attacchi personali su Twitter e tentativi di screditare la loro ricerca, sulla base delle ipotesi che avevano fatto, ha detto Jacobson a EURACTIV.

A suo giudizio, gli attacchi provenivano in gran parte dall’industria dei combustibili fossili, mentre Howarth ha sottolineato che chi sostiene il nucleare spesso è anche un campioni dell’idrogeno blu.

Più sorprendente è stato un violento scontro pubblico con Michael Liebreich, consulente per l’energia pulita e fondatore di BloombergNEF, una società di consulenza che si occupa di transizione ecologica, che ha utilizzato Twitter per contestare lo studio.

Liebreich ha detto a EURACTIV che ha trovato talmente assurda l’affermazione di Jacobson secondo cui “coloro che vogliono mantenere i combustibili fossili in attività travisano così lo studio e le sue ipotesi”, che ha risposto con una schiettezza per lui insolita. Nel suo tweet, Liebreich ha definito Jacoboson un “presuntuoso che gioca con i numeri in un’infinita ricerca di adorazione dei [suoi] studenti”.

Liebreich ha aggiunto di non essere nel business della promozione dell’idrogeno blu, ma che i principi della fisica e dell’ingegneria consentono di produrre idrogeno blu che soddisfi severi limiti di emissione.

La forte reazione suscitata dal documento si deve in parte alla tempistica con cui la ricerca è stata pubblicata, ha affermato Howarth: soltanto cinque giorno dopo la sua diffusione, il Regno Unito ha presentato la sua strategia nazionale per l’idrogeno, che sostiene un “approccio a doppio binario” che combina idrogeno blu e verde (quello ottenuto da fonti rinnovabili).

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La strategia del Regno Unito tiene aperta la porta all’uso dell’idrogeno blu nel riscaldamento, una mossa che è stata pesantemente criticata dagli ambientalisti del think tank sul clima E3G, che hanno avvertito che questa scelta rischia di bloccare gli utenti nell’utilizzo delle attuali infrastrutture ad alta intensità di carbonio.

Dibattiti simili sono in corso nell’UE, dove l’industria petrolifera e del gas sta conducendo una campagna per garantire che l’idrogeno blu e a basse emissioni di carbonio svolga un ruolo negli sforzi di decarbonizzazione dell’Europa.

Organizzazioni come Hydrogen4EU, finanziata dall’industria petrolifera e del gas, promuovono i meriti dell’idrogeno blu promettendo risparmi del valore di 2 trilioni di euro in tutta Europa entro il 2050 se l’infrastruttura del gas esistente viene riutilizzata o riconvertita per trasportare l’idrogeno.

Questo ragionamento è condiviso anche dal responsabile del Clima dell’UE, il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, che ha affermato che le infrastrutture esistenti di gas naturale e GNL dovrebbero essere riutilizzate il più possibile per ridurre i costi della transizione energetica.

“Più possiamo avere un duplice uso delle infrastrutture, meglio è, anche per rendere accessibile la transizione all’idrogeno verde in futuro”, ha affermato Timmermans l’anno scorso.

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Il metano al centro del problema

Lo studio statunitense arriva mentre in Europa si svolge un acceso dibattito sui meriti ambientali dell’idrogeno. A dicembre, la Commissione europea pubblicherà proposte per decarbonizzare il mercato del gas dell’UE, tra cui una nuova normativa per frenare le perdite di metano lungo la catena di approvvigionamento e un sistema di certificazione per accertare l’impronta di CO2 di gas come l’idrogeno.

I fautori dell’idrogeno blu lo considerano un ponte essenziale verso un sistema energetico completamente rinnovabile, e persino una destinazione finale nella transizione energetica. Eppure i loro obiettivi sono ostacolati da un attributo chiave dell’idrogeno blu: il metano.

L’idrogeno blu è prodotto dal gas fossile tramite un processo chiamato steam metan reforming (SMR), con la successiva cattura delle emissioni di carbonio risultanti. Il suo impatto climatico è quindi influenzato da potenziali perdite nei siti di perforazione, nei gasdotti e nelle infrastrutture di stoccaggio lungo la catena di approvvigionamento del gas, che sono state rilevate in tutta Europa e Nord America.

Il metano è comunemente considerato dieci volte più potente dell’anidride carbonica per far aumentare il riscaldamento globale, ed è oggetto di un maggiore controllo da parte delle autorità di regolamentazione.

“Dobbiamo ancora visitare un paese che non ha una quantità allarmante di inquinamento da metano che fuoriesce o viene perso dagli impianti di petrolio e gas”, ha affermato Johanthan Banks di Clean Air Task Force, una ong ambientalista.

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Da questo punto di vista, l’articolo di Howarth e Jacobson può essere visto come uno dei capitoli più recenti di un dibattito sul metano che va avanti da anni ed è sempre più intenso.

I decisori politici sono diventati sempre più attenti al problema delle perdite di metano non regolamentate, secondo l’eurodeputata verde Jutta Paulus, che afferma che le emissioni totali di gas serra dell’idrogeno blu sono paragonabili al carbone quando vengono prese in considerazione anche le perdite di metano.

Se esse vengono aggiunte all’equazione, l’idrogeno blu diventa certamente meno attraente per i politici attenti all’ambiente, mentre in paesi come la Germania i consulenti dei governi continuano a rimanere ottimisti sulle prospettive dell’idrogeno blu.