Idrogeno, alcuni Paesi Ue temono la dipendenza dalle importazioni

Il Consiglio dei ministri dell'energia dell'11 giugno ha visto emergere posizioni contrastanti sulle importazioni di idrogeno. [Foto: UE]

L’Ue è storicamente un grande importatore di energia, con la maggioranza del suo petrolio e gas proveniente da Russia e Medio Oriente. Oggi, con l’Europa che cerca di decarbonizzare il settore energetico, alcuni Paesi temono che possa aumentare la dipendenza dall’idrogeno importato.

I ministri dell’energia dei 27 Stati membri dell’Ue hanno discusso della strategia sull’idrogeno e le vie da seguire per arrivare alle emissioni zero durante l’incontro di venerdì 11 giugno. L’incontro ha visto gli Stati riportare sulle loro strategie nazionali e chiarire la loro posizione in vista del futuro quadro legislativo europeo sull’idrogeno.

All’incontro, i ministri di Estonia, Francia, Ungheria e Polonia si sono schierati nettamente contro l’importazione di idrogeno, sottolineando che la priorità dovrebbe essere la produzione in Europa. “La nostra strategia dovrebbe essere collegata all’innovazione e lo sviluppo della capacità industriale europea, non basata sulle importazioni da Paesi terzi”, ha detto il ministro francese per la transizione ecologica Barbara Pompili.

“Dovremmo essere attenti nell’estendere la cooperazione fuori dall’Ue o dallo spazio economico europeo. Penso che sia cruciale sviluppare un’industria europea forte sull’idrogeno”, ha detto Adam Guibourgé-Czetwertyński, il vicesegretario di stato al ministero del clima e dell’ambiente.

“Dovremmo evitare di avviare nuove dipendenze geopolitiche o tecnologiche”, ha aggiunto Attila Steiner, ministro ungherese per gli affari europei, una visione condivisa anche dal ministro dell’economia estone Taavi Aas.

I Paesi contrari all’idea dell’importazione sono sostenuti dall’industria solare ed eolica europea, che sperano di aumentare la produzione domestica da fonti rinnovabili.

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“Abbiamo bisogno di spese in …

I favorevoli all’importazione

Lo scorso anno, la Commissione europea ha presentato una strategia sull’idrogeno, chiedendo un aumento della capacità degli elettrolizzatori fino a raggiungere una produzione al 100% da fonti rinnovabili.

Si sottolineava anche la necessità di aumentare il commercio internazionale di idrogeno, citando i vicini orientali e meridionali dell’Ue come potenziali esportatori di idrogeno pulito in Europa. Paesi come l’Ucraina, il Marocco e l’Algeria sono visti come potenziali produttori di idrogeno verde in futuro, grazie alle loro ampie risorse solari o eoliche.

La Germania guida il blocco di Paesi favorevoli all’importazione di idrogeno e ha firmato domenica 13 giugno una dichiarazione di intenti per stabilire un’alleanza internazionale con l’Australia. “Ci servono delle partnership per far arrivare l’idrogeno in Ue”, ha detto Andreas Feicht, segretario di stato al ministero federale dell’economia e dell’energia.

L’accordo tra Germania e Australia comprende fondi condivisi per la ricerca e getta le basi per l’esportazione dell’idrogeno prodotto nel continente oceanico in Europa.

“Non c’è lo spazio sufficiente in Germania per le energie rinnovabili per produrre l’idrogeno verde” che servirebbe per decarbonizzare il Paese, ha detto Hinrich Thölken, vicedirettore generale delle politiche climatiche ed energetiche all’Ufficio federale estero tedesco.

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Il gruppo di stati dell’UE favorevoli ad aumentare le importazioni di idrogeno coincide con quelli che ospitano alcuni dei porti più trafficati del continente. I Paesi Bassi, il Belgio, la Spagna e la Germania hanno tutti segnalato la loro intenzione di sostenere l’importazione di idrogeno verde da paesi con capacità di produrlo in grandi quantità.

“Possiamo spedire il sole”, ha detto Tinne van der Straeten, ministro dell’energia del Belgio. A gennaio, il porto di Anversa, situato nella regione belga delle Fiandre, ha annunciato la formazione di un consorzio che mira a stabilire una catena di valore di importazione di idrogeno rinnovabile in Belgio entro la fine del decennio.

Anche dall’industria pesante sostiene i benefici dell’importazione. L’industria dell’acciaio in particolare è affamata di idrogeno, e proclama la sua capacità di tagliare 26 tonnellate di emissioni di CO2 per ogni tonnellata di idrogeno usato.

È improbabile che una delle due parti vinca la discussione, poiché l’Ue di solito punta al compromesso. Ma la parte pro-importazione può certamente contare sull’attaccamento dell’Europa ai mercati liberi e aperti tra i suoi punti di forza.

Nel novembre 2020, il commissario Ue per l’energia Kadri Simson ha annunciato l’intenzione della Commissione europea di installare l’euro come valuta di riferimento per il commercio di idrogeno.

“Quello che proponiamo è un mercato globale basato su regole per l’idrogeno e, al centro di questo mercato, norme di sicurezza e ambientali armonizzate”, ha detto Simson.