Giornata mondiale dell’ambiente: il percorso (a ostacoli) dell’Unione europea

Un incendio boschivo brucia su una montagna a Goseong, Corea del Sud, il 1° maggio 2020. L'incendio è scoppiato un giorno prima. EPA-EFE/YONHAP FUORI DALLA COREA DEL SUD

Questa era è stata definita “antropocene” dall’impatto umano sull’ambiente e negli ultimi 15-20 anni il peggioramento è stato progressivo, tanto da avvertire la crisi climatica in pochissimo tempo. L’Ue ha intrapreso importanti riforme, ma il percorso è lungo e pieno di ostacoli, a partire dalle posizioni divergenti degli Stati membri. 

Il 5 giugno si celebra la ricorrenza Onu e i più responsabili direbbero che ogni giorno è la giornata dell’ambiente. Invece, proprio giorno dopo giorno, prosegue l’inesorabile consumo delle risorse naturali del nostro pianeta, a cui è legato il mantenimento della vita sulla terra.

Il grave peggioramento che stiamo vivendo era argomento di discussione già negli anni ’70. Ma fino a poco tempo fa chi avesse fatto notare questioni relative all’inquinamento o allo sfrenato consumo di risorse naturali, si sarebbe sentito chiamare ambientalista o accusato come ostile rispetto alla crescita economica, e come fautore di una politica del “no” a prescindere. Oggi riconoscere i danni ambientali non delinea soltanto una sensibilità più o meno accentuata, ma soprattutto un profondo realismo; proprio lo stesso che invece veniva sbandierato da chi difendeva una crescita più o meno incontrollata a discapito dell’ambiente.

Il dibattito sul tema si sta formando e consolidando sia nell’opinione pubblica che nel confronto politico, ma la strada è molto lunga.  Anche perché ogni progresso fatto può essere cancellato con rapidità. Il 2019 è stato dichiarato l’anno in cui il pianeta è stato letteralmente massacrato e anche il 2020 pare essere sulla buona strada.

Petrolio, gas e carbone: calerà il valore. Stati Ue divisi sui combustibili fossili

Si prevede una contrazione economica secondo uno studio di Carbon Tracker, mentre  avanzano gli investimenti green, ma proseguono le costruzioni di centrali a carbone nel mondo. Anche in Europa, dove spesso gli Stati Ue hanno posizioni diverse rispetto a modelli …

Sono vivi i ricordi dello scorso anno degli abominevoli incendi in Australia, come quelli in Russia e in California, insieme alla desertificazione che prosegue inesorabile in Africa e insieme ad altrettanti eventi più “locali” di cui non sempre si è informati (ricordiamo che un monte bruciato causa sbalzi terribili di biodiversità che ricade negli anni a seguire su vaste aree circostanti).

La notizia di questi giorni dello sversamento di gasolio nei terreni della Siberia, in Russia, che ha contaminato un fiume artico, è “solo” uno dei tanti disastri concentrati nell’ultimo anno.

Gli esperti consideravano il 2020 come il momento in cui la politica poteva scegliere tra un riscatto o un (neanche troppo) lento soccombere. Quest’anno infatti doveva tenersi la ventiseiesima Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (Cop26) a Glasgow, in Scozia, rinviata al 2021 a causa della pandemia di Covid-19. Conferenza o no, inquinamento e calamità causate dall’uomo proseguono, come l’inesorabile consumo di suolo (si veda la Foresta amazzonica) e le morti dirette o indirette che ne sono conseguenza.

L’Europa si è attivata sul fronte ambientale, con politiche concrete, in netto contrasto, ad esempio, rispetto a quelle degli Stati uniti di Trump e del Brasile di Bolsonaro, che invece vanno in un’altra direzione, o della Cina, ancora sospesa tra l’essere un Paese fortemente impattante sull’ambiente ma che guarda a prospettive di miglioramento. Certo l’Ue potrebbe fare anche di più e meglio se non dovesse scontrarsi con “l’Europa dei governi”; sono infatti gli Stati che spesso hanno posizioni e politiche nazionali contrapposte.

Il dovere storico dell’Europa: costruire un’economia più competitiva, inclusiva e sostenibile

“Non possiamo uscire dal lockdown e tornare alle tecnologie e ai modelli di business superati del secolo scorso. Dobbiamo investire in un’economia pulita, competitiva, resiliente e inclusiva” scrivono Frans Timmermans e Fatih Birol.

Frans Timmermans è vice-presidente esecutivo della Commissione europea. …

La politica europea per l’ambiente

Proprio il 5 giugno Frans Timmermans, Commissario europeo per il clima e il Green deal europeo e primo vicepresidente della Commissione, ha colto l’occasione per fare un bilancio del lavoro svolto fino ad ora sul Green Deal.

Il Green Deal europeo prevede una tabella di marcia con azioni volte a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare e a ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento. Esso traccia gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento per raggiungere l’impatto climatico zero per l’Ue nel 2050.

La proposta di una legge europea sul clima del marzo 2020 punta a delineare regole giuridiche e incentivi agli investimenti coinvolgendo settori dell’economia cruciali, tra cui l’investimento in tecnologie rispettose dell’ambiente, il sostegno all’industria nell’innovazione, l’introduzione di un trasporto privato e pubblico pulito e più economico, la decarbonizzazione del settore energetico, la garanzia di una maggiore efficienza energetica degli edifici, la collaborazione con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.

L’Ue si impegnerà per fornire sostegno finanziario e assistenza tecnica per aiutare le persone, le imprese e le regioni più interessate dalla conversione ad una economia verde. Il cosiddetto “meccanismo per una transizione giusta”, contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 nelle regioni più colpite.

Von der Leyen: “Economia verde per uscire dalla crisi”

Ursula von der Leyen identifica il Green Deal europeo come la strada per uscire dalla crisi del covid mettendolo al centro del piano di ripresa UE

In un messaggio diffuso martedì 28 aprile sui social media la presidente della Commissione ha …

Significa soprattutto potenziare la diffusione delle energie rinnovabili e al contempo smettere di incentivare l’uso di combustibili fossili: un tema delicato soprattutto per i Paesi dell’Est Europa, dove la diffusione delle energie rinnovabili è ancora limitata. La Polonia, per esempio, ancora oggi riceva la propria energia elettrica soprattutto dal carbone, uno dei combustibili più inquinanti ancora in circolazione.

Ecco perché sono nate la Legge sul Clima, la base legislativa per tutti i provvedimenti che seguiranno nei prossimi anni, e il “Fondo per una transizione giusta“, un fondo cioè dedicato a sostenere quelle aree soprattutto dell’Est Europa che subiranno consistenti perdite di posti di lavoro nel corso della transizione da un’economia basata sulla manifattura pesante e la produzione a combustibili fossili – altamente inquinanti – verso forme e fonti più sostenibili.

Nella stessa direzione vanno anche la strategia Farm-to-Fork e la strategia per la biodiversità.

L’inquinamento non guarda ai confini nazionali

In un mondo che ragiona in maniera esclusivamente nazionale, gravi problemi come quelli dell’inquinamento troveranno con difficoltà una soluzione. Durante il periodo del lockdown in Paesi che avevano bloccato la produzione industriale e dove la mobilità si era drasticamente ridotta i livelli di inquinamento si sono addirittura alzati in alcuni specifici giorni. Pare che ad alzare i livelli siano state polveri inquinanti provenienti dall’Asia, trasportate dai venti e poi cadute in Europa (anche in Italia).

Una dimostrazione chiara, se mai ce ne fosse bisogno, che l’inquinamento non tiene conto dei confini nazionali e che dunque si tratta di problemi da trattare su vasta scala.

AIE: "La crisi petrolifera è un banco di prova per una svolta green nel settore"

Il crollo del mercato petrolifero di aprile secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) sarà un banco di prova per multinazionali come Shell e BP, che hanno recentemente annunciato di voler raggiungere lo zero netto di emissioni entro il 2050.

All’indomani del …

E dopo anni si continua a insistere su un modello di sviluppo incompatibile con la tutela ambientale. Secondo quanto scritto da Ugo Taddei di ClientHeart su Euractiv.com “i gas di scarico dei veicoli nelle città e le polveri sottili che si sprigionano dai freni e dai pneumatici sono ormai da diversi anni al centro di tante notizie nazionali e internazionali. Sono state intraprese cause legali; sono stati pubblicati studi. In parte hanno ragione coloro che puntano il dito contro il consumo di derivati da combustibili fossile. Nelle città europee, i veicoli diesel sono infatti la fonte di gran parte del pericoloso inquinamento da biossido di azoto che respiriamo quotidianamente. Ma anche l’industria agricola intensiva ha un grande impatto”.

Sempre secondo l’avvocato dell’organizzazione che si batte per la tutela ambientale l’ammoniaca è uno dei principali problemi di inquinamento che l’Europa deve affrontare. Lo spargimento di fertilizzanti, reagendo con altre sostanze chimiche, crea pericolose particelle minuscole capaci di infiltrarsi nelle pareti polmonari colpendo ogni organo del corpo umano. “Una grave minaccia per la salute umana che si stima sia responsabile di oltre 370.000 decessi precoci nell’UE ogni anno”.