Geotermia, un’occasione per l’Europa centrale di abbandonare il carbone

Attrezzatura di perforazione appartenente a GA Drilling, una società geotermica slovacca [GA Drilling]

L’energia geotermica potrebbe aiutare l’Europa centro-orientale a fare a meno di carbone e gas, ma occorre una sua più rapida diffusione e il sostegno dei governi per raggiungere gli obiettivi di produzione di energia rinnovabile, dicono i sostenitori di questo sistema.

Paesi come Ungheria, Slovacchia, Austria, Romania e Croazia si trovano sul bacino pannonico, che ha un enorme potenziale per l’energia geotermica ed è più caldo di oltre 10° C per chilometro rispetto alla media europea: ciò li rende un luogo privilegiato per lo sviluppo geotermico. Inoltre, grazie ai sistemi di teleriscaldamento ereditati dall’epoca sovietica, gran parte delle infrastrutture necessarie per il riscaldamento geotermico esiste già.

Martin Hojsík è un deputato slovcco al Parlamento europeo del gruppo dei Verdi. A suo giudizio, la geotermia ha un enorme potenziale nella regione, non solo per sostituire il carbone ma come fonte primaria di energia, in particolare per il riscaldamento e il raffreddamento. “Possiamo trarne profitto – sostiene – e passare alle tecnologie verdi piuttosto che investire ancora nel gas. Ma c’è una pressione massiccia dalla lobby del gas nell’Europa centrale e orientale che sostiene l’idea che il gas sia una tecnologia ponte”.

Il gas, in effetti, quando viene bruciato in una centrale elettrica emette circa la metà dell’anidride carbonica prodotta dal carbone. Per questo motivo, è spesso pubblicizzato come combustibile di transizione per i paesi più dipendenti dal carbone dell’Europa centro-orientale. Secondo i suoi sostenitori, però, la geotermia potrebbe accelerare l’eliminazione graduale del carbone e accorciare la fase intermedia del gas naturale.

“Se intendiamo raggiungere gli obiettivi climatici” previsti dall’UE e dagli accordi di Parigi, “dobbiamo iniziare a lavorare su un numero maggiore di progetti geotermici il prima possibile, per ridurre la fase di passaggio attraverso il gas naturale”, dice Igor Kocis, co-fondatore e CEO di GA Drilling, una società di geotermia con sede in Slovacchia.

La geotermia nell’Europa centrale e orientale

L’energia geotermica su larga scala è stata a lungo limitata alle aree vulcaniche, dove il calore può essere facilmente catturato e trasformato in elettricità. Ma i progressi nelle tecniche di perforazione profonda stanno ora aprendo nuovi orizzonti per questa tecnologia, offrendo la prospettiva di una ‘geotermia ovunque’.

Lo svantaggio è che la geotermia profonda è anche intrinsecamente più rischiosa di altre tecnologie rinnovabili come il solare e l’eolico. In Francia, una società geotermica ha ammesso la propria responsabilità dopo che una serie di terremoti, tra cui uno di magnitudo 3.5, ha colpito la regione di Strasburgo lo scorso dicembre. Il giorno successivo, le autorità hanno annunciato che avrebbero chiuso definitivamente l’impianto, un progetto da 90 milioni di euro.

La relativa facilità di accesso alle fonti di calore naturali nel bacino pannonico, però, fa sì che la regione sia in una posizione ideale per la geotermia profonda.

Secondo Kocis, la velocità con cui il geotermico può sostituire i combustibili fossili nella regione dipende da quella con cui la tecnologia può essere testata e implementata. Per farlo, Kocis chiede un aumento dei progetti pilota nei prossimi anni, in modo che a partire dal 2030 possano essere costruiti impianti commerciali su larga scala che possano sostituire quelli a carbone.

Le scadenze per l’eliminazione graduale del carbone sono diverse nei paesi dell’Europa centrale e orientale: l’Austria lo ha fatto nel 2020, la Slovacchia punta al 2023, l’Ungheria al 2030, mentre la Repubblica Ceca e la Polonia non hanno ancora fissato una data.

In Ungheria, il paese dell’area che ha il maggior potenziale per l’energia geotermica, la maggior parte del teleriscaldamento è attualmente alimentata a gas fossile, con la geotermia ferma al 4%. Secondo il governo ungherese, attualmente in tutto il paese ci sono 23 impianti geotermici, con una capacità installata di 223,36 MW. Tra essi sono inclusi quelli di riscaldamento delle città termali, quelli di teleriscaldamento e una centrale elettrica binaria.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’elettricità (IEA), l’Ungheria dispone di una grande quantità di dati provenienti dalle perforazioni e di una lunga esperienza con la geotermia. Il Paese ha inoltre una larga infrastruttura per il teleriscaldamento, con 220 reti e 648.500 appartamenti collegati, anche se ci sono problemi legati all’inefficienza dei sistemi, alla concorrenza sleale del gas sovvenzionato e a lacune normative a livello nazionale, regionale o locale.

Anche Croazia e Austria hanno un grande potenziale per sviluppare l’energia geotermica, in particolare al confine ungherese. La Croazia ha rilasciato quattro licenze di esplorazione nell’estate del 2020, mentre l’Austria utilizza l’energia geotermica dalla fine degli anni ’70, e ora ha una capacità di 95,1 MW per l’elettricità e circa 1.000 MW per le pompe di calore.

In Slovacchia, ci sono attualmente quattro progetti geotermici per alimentare i sistemi di teleriscaldamento, che però devono ancora produrre elettricità, nonostante la perforazione di tre pozzi profondi e i permessi accordati a un impianto vicino a Košice, la più grande città della Slovacchia orientale.

“Košice è un triste esempio di come la regione abbia trattato l’energia geotermica”, dice ancora Hojsík. L’impianto attualmente è inattivo, il che significa che la città utilizza ancora carbone, spesso importato dalla Russia.

La centrale è stata costruito alla fine degli anni ’90, e ha un potenziale energetico di 20 MW. Tuttavia, ha bisogno di grandi investimenti per costruire un gasdotto di 16 km per collegare Košice, che ha una popolazione di 260.000 abitanti, a un vasto sistema di teleriscaldamento. Il governo slovacco ha espresso un forte interesse nello sviluppo dell’energia geotermica nella zona, e un progetto a questo proposito è in corso.

Il problema è che la rete elettrica slovacca è stata chiusa nel 2013, vietando l’ingresso di nuove fonti di energia. Parallelamente, la tariffa feed-in del geotermico (cioè l’offerta di contratti di fornitura di lunga durata, un meccanismo pensato proprio per accelerare gli investimenti nelle rinnovabili) è diminuita così tanto da non renderlo più attrattivo per gli investitori. Come l’Ungheria, inoltre, anche la Slovacchia deve affrontare problemi con i finanziamenti, dal momento che gli impianti geotermici non possono accedere ai fondi dell’UE a causa di problemi da parte slovacca.

Secondo Michal Mašek, project manager di PW Energy Company, che si occupa di infrastrutture per le centrali energetiche, la Slovacchia potrebbe aiutare lo sviluppo della geotermia classificando la perforazione geotermica in modo meno rigoroso nelle sue valutazioni di impatto ambientale, in modo tale da rendere le sovvenzioni dell’UE più accessibili. A livello europeo, Mašek chiede di realizzare un focus sull’individuazione di regioni con un buon potenziale geotermico e un supporto sia diretto che indiretto per le aziende che desiderano utilizzare questo tipo di energia.