Gas russo, Eni e le compagnie energetiche europee alle prese con il problema dei pagamenti in rubli

La sede moscovita di Gazprombank. [EPA-EFE/MAXIM SHIPENKOV]

Eni si starebbe preparando ad aprire un conto in rubli presso Gazprombank, la banca della compagnia statale russa del gas, per soddisfare la richiesta di Mosca di pagare le forniture energetiche in rubli. Lo ha rivelato l’agenzia Bloomberg citando fonti russe.

La mossa di Eni, ha scritto l’agenzia, “sarebbe precauzionale, mentre Eni aspetta maggiori indicazioni dal governo italiano e dalle autorità europee sul modo in cui – e a quali condizioni – potrà utilizzare i conti per acquistare gas russo”.

Secondo Bloomberg, inoltre, quattro importatori europei avrebbero già effettuato pagamenti in rubli e altri dieci avrebbero aperto un conto in valuta russa presso Gazprombank, mentre il Financial Times ha scritto che le compagnie energetiche pubbliche di Germania, Austria, Ungheria e Slovacchia si starebbero preparando ad aprire i conti secondari in rubli presso l’istituto russo.

Eni non ha rilasciato commenti, e le fonti citate da Bloomberg hanno affermato che finora la compagnia italiana ha effettuato i suoi pagamenti solo in euro. I prossimi sono previsti alla metà di maggio.

La questione dei conti in rubli, riguarda tutte le compagnie energetiche dei paesi UE che importano gas dalla Russia, dopo la decisione di Mosca di interrompere le forniture a Bulgaria e Polonia perché i due paesi avevano rifiutato di effettuare i pagamenti secondo le modalità imposte dalla Russia.

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Secondo il decreto varato da Vladimir Putin il 31 marzo, gli acquirenti sono obbligati a pagare le forniture in valuta russa, una decisione che l’UE giudica illegittima.

Mercoledì 27 aprile la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha detto infatti che “pagare in rubli se non è previsto nel contratto è una violazione delle nostre sanzioni”. E anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha ribadito che “la richiesta russa di pagare il gas in rubli è una violazione del contratto. I nostri contratti prevedono il pagamento in euro e noi vogliamo pagare in euro”. Di Mao ha però aggiunto che ci sarà da prendere “una decisione a livello europeo”.

Per evitare le sanzioni europee, il decreto di Putin impone che gli acquirenti di gas accendano due conti – uno in euro e uno in rubli – presso Gazprombank. Sul primo sarebbero accreditati i pagamenti effettuati dalle compagnie energetiche, che la banca russa convertirebbe in rubli sul secondo, evitando così le sanzioni europee.

L’esecutivo dell’UE non ha ancora chiarito se per i clienti europei di Gazprom è lecito aprire presso Gazprombank un conto in rubli: nelle linee guida inviate il 21 aprile c’è infatti scritto che è possibile aprire un conto in euro, ma che la conversione della valuta deve essere effettuata dalla banca russa. Mercoledì, diversi ambasciatori degli Stati membri a Bruxelles hanno chiesto di chiarire questo punto alla Commissione, che si è impegnata a presentare una revisione delle linee guida al Consiglio straordinario sull’energia di lunedì 2 maggio.

Fino a oggi, soltanto pochi acquirenti di gas russo, come la compagnia di stato ungherese e Uniper, il principale importatore tedesco, hanno assicurato che per loro sarebbe possibile pagare le forniture future secondo lo schema annunciato da Mosca senza violare le sanzioni dell’UE, e il governo di Berlino ha detto che si aspetta di continuare a ricevere il gas da Mosca.

Quanto a Polonia e Bulgaria, von der Leyen ha spigato mercoledì che “ci hanno aggiornato della situazione, entrambi i paesi stanno ricevendo gas dai loro vicini europei: questo dimostra prima di tutto la solidarietà tra gli Stati membri e l’efficacia degli investimenti passati, ad esempio negli interconnettori e in altre infrastrutture del gas”.

La Commissione, ha concluso, è al lavoro per intensificare il coordinamento con “i gruppi regionali di Stati membri” per far sì che i governi possano aiutarsi “nell’immediato” a “mitigare qualsiasi impatto” dovuto alle “possibili interruzioni del gas”.