Gas, l’Iran valuta la possibilità di esportare in Europa

Alcuni ospiti e funzionari partecipano alla 26° Esposizione internazionale sulla raffinazione del gas e sul petrolchimico a Teheran, Iran, il 13 maggio 2022. [EPA-EFE/ABEDIN TAHERKENAREH]

L’Iran sta valutando la possibilità di esportare gas in Europa, secondo quanto annunciato da un’alta carica del Ministero del Petrolio domenica (15 maggio). Una dichiarazione a cui fa da sfondo l’impennata dei prezzi dell’energia provocata alla guerra della Russia in Ucraina.

“L’Iran sta ragionando su questa ipotesi, ma non siamo ancora giunti a una conclusione”, ha dichiarato il vice Ministro del Petrolio Majid Chegeni a Shana, l’agenzia di stampa ufficiale del Ministero, aggiungendo che “l’Iran è sempre interessato a sviluppare ulteriormente la diplomazia energetica e ad espandere il proprio mercato”.

Sebbene il Paese vanti una delle più grandi riserve di gas al mondo, l’industria iraniana è stata duramente colpita dalle sanzioni statunitensi, reintrodotte nel 2018 con il ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano. I negoziati per rilanciare l’accordo del 2015 sono ripresi a Vienna l’anno scorso, ma alcune questioni irrisolte hanno provocato lo stallo dei colloqui, che perdura da settimane.

Da fine febbraio, in Europa e nel resto del mondo, l’invasione dell’Ucraina ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas. A ciò, va aggiunto il fatto che molti Paesi europei dipendono dalle importazioni di energia dalla Russia. Basti pensare che l’anno scorso l’Unione Europea ha ricevuto circa 155 miliardi di metri cubi di gas da Mosca, pari al 45% delle sue importazioni.

Ad alimentare i timori che l’invasione russa possa aggravare la crisi energetica in corso in Europa ha contribuito l’annuncio della chiusura del corridoio di gas che transita nell’est dell’Ucraina, come dichiarato da Kiev mercoledì (11 maggio).

Nel frattempo, il vice Ministro del petrolio iraniano ha confermato la firma di un memorandum d’intesa tra Teheran e Baghdad, avvenuta poche settimane e volta ad aumentare le esportazioni  di gas dalla Repubblica islamica verso l’Iraq. “Le esportazioni di gas dall’Iran sono cresciute e con questo memorandum viene stabilito che il debito iracheno di 1,6 miliardi di dollari nei confronti del Paese sarà pagato entro la fine di maggio”, ha aggiunto Chegeni.

Nonostante le considerevoli riserve di gas, gli scarsi investimenti sulle infrastrutture, dovuti a decenni di guerre e sanzioni, hanno portato l’Iraq a dipendere dalle importazioni del suo vicino ad est, che gli garantisce un terzo del fabbisogno di gas.

Le sanzioni statunitensi sul petrolio e sul gas iraniani, tuttavia, hanno complicato le modalità di pagamento delle forniture di energia per Baghdad. L’Iraq, infatti, per adeguarsi all’esenzione dalle sanzioni, non può semplicemente pagare in contanti a Teheran. I versamenti devono invece essere destinati a finanziare le importazioni di viveri e medicinali.

L’Unione europea aveva già provato a dare nuova linfa ai legami con Teheran nel 2014, dopo l’invasione della regione ucraina della Crimea – sempre da parte della Russia -, ma i tentativi erano falliti.