Gas, la Russia interrompe le forniture a Polonia e Bulgaria

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato la Russia che sta utilizzando il gas "come strumento di ricatto" [EPA-EFE/MAXIM SHIPENKOV]

La Russia ha interrotto a partire da mercoledì 27 aprile le forniture di gas alla Polonia e alla Bulgaria, in quella che è la prima ritorsione di Mosca contro dei paesi dell’Unione Europea dopo l’imposizione delle sanzioni occidentali in seguito all’invasione dell’Ucraina.

Ad annunciare il blocco delle forniture – confermato mercoledì da Gazprom, la compagnia statele del gas russa – erano state, martedì 26, le aziende pubbliche del gas polacca e bulgara.

Il governo russo ha spiegato che il motivo dello stop è il rifiuto di Bulgaria e Polonia a pagare il gas russo in rubli, come imposto da Vladimir Putin in risposta alle sanzioni varate dall’Occidente, o in ogni caso secondo le modalità decise dalla Russia. Le autorità di Mosca hanno affermato anche che se Polonia e Bulgaria prenderanno dai gasdotti il gas destinato ad altre nazioni europee, il livello generale delle forniture sarà ridotto dello stesso quantitativo di quello prelevato dai due paesi.

L’Ucraina ha accusato la Russia di ricattare l’Europa attraverso le forniture energetiche nel tentativo di dividere i suoi alleati, dal momento che i combattimenti stanno entrando nel terzo mese senza che la Russia abbia ancora conquistato una grande città.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato la Russia che sta utilizzando il gas “come strumento di ricatto”: ciò, ha scritto von der Leyen in una nota, “è ingiustificato e inaccettabile”, e mostra ancora una volta l’inaffidabilità della Russia come fornitore di gas”.

L’UE sta preparando un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, che dovrebbero includere anche il petrolio (su cui anche i paesi fin qui più titubanti, come la Germania, stanno cambiando orientamento), ma molto probabilmente continueranno a escludere il gas a causa dell’opposizione di molti paesi dell’UE, guidati proprio dalla Germania e dall’Ungheria, preoccupati per l’impatto sull’economia di tale scelta.

Anche il ministro dell’Energia bulgaro, Alexander Nikolov, ha detto che Gazprom sta usando il gas naturale come “arma politica ed economica”, aggiungendo che le riserve del paese saranno sufficienti per almeno un mese.

Situazioni differenti

La situazione di Polonia e Bulgaria in merito alle forniture di gas russo è molto diversa: se Varsavia è il paese che più si è schierato contro Mosca – tanto da varare un embargo unilaterale sul carbone prima ancora della decisione in tal senso dell’UE – la Bulgaria è uno degli unici due paesi dell’Uniione, insieme all’Ungheria, a non aver inviato armi in Ucraina.

Secondo Tom Marzec-Manser, capo analista per il settore gas della società di intelligence dei dati ICIS, l’interruzione delle forniture per Polonia e Bulgaria è un “allarme sismico lanciato dalla Russia. La Polonia ha da anni una posizione anti-Russia e anti-Gazprom , il che non è il caso della Bulgaria, quindi vedere tagliata fuori anche la Bulgaria è uno sviluppo importante di per sé”.

Il contratto di fornitura di gas della Polonia con Gazprom è di 10,2 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno, e copre circa il 50% del consumo nazionale.

Gas Infrastructure Europe: "Senza gas russo affronteremo la peggior situazione mai vissuta in Europa"

Gli operatori europei dell’infrastruttura del gas si stanno preparando ad affrontare tutti gli scenari possibili per il prossimo inverno, compreso quello “senza gas russo” ed eventuali tagli di forniture per i consumatori, afferma Torben Brabo.

Torben Brabo è amministratore delegato …

Il governo polacco ha affermato che il blocco delle forniture non imporrà al paese di dover attingere alle riserve strategiche, e che i suoi depositi di gas sono pieni al 76%.

Varsavia ha dichiarato inoltre di poter importare gas attraverso due collegamenti con la Germania, tra cui un flusso inverso sul gasdotto Yamal (quello che collega il paese alla Russia), e attraverso un collegamento con la Lituania con una capacità annua di 2,5 miliardi di metri cubi che aprirà il 1° maggio, e un interconnettore con la Repubblica Ceca per un massimo di 1,5 miliardi di metri cubi. Altri 5-6 miliardi di metri cubi potrebbero poi arrivare tramite un collegamento con la Slovacchia, che verrà aperto entro la fine dell’anno.

Inoltre, PGNiG – la compagnia statale del gas polacca – può importare fino a 6 miliardi di metri cubi all’anno tramite il terminale GNL di Swinoujscie sul Mar Baltico, e produce più di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno nel paese. Ad ottobre, infine, sarà aperto un gasdotto che consentirà un flusso fino a 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno tra Polonia e Norvegia.

La Bulgaria importa invece 3 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, pari a circa il 90 per cento del suo fabbisogno, e i suoi depositi di gas sono pieni solo al 17 per cento.

Finora il paese non è riuscito a diversificare di molto i suoi approvvigionamenti: in particolare, ha acquistato solo quantità limitate di gas dall’Azerbaigian a causa della mancanza di un adeguato sistema di interconnessione con la Grecia, e ha iniziato dei colloqui per importare gas naturale liquefatto attraverso le vicine Turchia e Grecia.

Il governo di Sofia ha affermato di aver adempiuto a tutti i suoi obblighi contrattuali con Gazprom, e che il nuovo schema di pagamento imposto da Mosca viola gli accordi sottoscritti.

Tagliare le forniture alla Bulgaria, tuttavia, sarà più difficile per Gazprom, perché il paese ottiene il suo gas attraverso il gasdotto TurkStream, che attraverso il Mar Nero porta il gas russo nel territorio europeo della Turchia e dopo aver attraversato la Bulgaria arriva in Serbia e Ungheria, paesi amici di Mosca a cui la Russia fornisce il gas a condizioni di favore.

Il primo ministro bulgaro Kiril Petkov aveva recentemente affermato di non aspettarsi che la Russia interrompa i rifornimenti al suo paese, proprio perché – nelle sue parole – Serbia e Ungheria sono “partner strategici” di Mosca.

Energia, il piano Ue per ridurre la dipendenza da gas e petrolio russi

Insieme alla Commissione europea, l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) ha presentato un piano in 9 punti per ridurre la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili russi, non aggravare i costi per le famiglie e proteggere il clima.

Mentre la guerra della Russia …

Gli analisti della banca d’affari Jefferies hanno affermato che l’interruzione delle forniture ai due paesi aumenta il rischio di risoluzioni anticipate per altri contratti con gli stati europei che scadono entro la fine dell’anno, e che valgono quasi 12 miliardi di metri cubi all’anno.

Solo pochi acquirenti di gas russo, come l’Ungheria e Uniper, il principale importatore tedesco, hanno affermato che sarebbe possibile pagare le forniture future secondo lo schema annunciato da Mosca senza violare le sanzioni dell’Unione Europea.

La decisione di Gazprom, ha detto il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol, “è un altro segnale della politicizzazione da parte della Russia degli accordi esistenti”. Se le forniture saranno bloccate anche nei confronti di altri paesi, gli stai dell’UE saranno costretti a varare i propri piani di emergenza, razionamento compreso.