Francia, ennesimo ritardo (e sforamento del budget) per la centrale nucleare di nuova generazione

EDF ha affermato che lo stabilimento di Flamanville, sulla costa della Manica, non sarà pronto almeno fino al 2023, un anno dopo il previsto. [Shutterstock, olrat]

Il gigante francese dell’elettricità EDF ha annunciato mercoledì 12 gennaio un ulteriore ritardo  e un altro sforamento del budget previsto per la costruzione della più importante centrale nucleare di nuova generazione della Francia, dando un duro colpo alla strategia del presidente Emmanuel Macron di fare dell’energia atomica una pietra angolare della politica energetica di Parigi.

EDF ha affermato che l’impianto di Flamanville, sulla costa della Manica, non sarà caricato con carburante fino al “secondo trimestre del 2023” anziché alla fine del 2022, come finora previsto.

La dichiarazione è arrivata dopo che Macron ha annunciato i piani del governo per costruire nuovi reattori per fornire energia a basse emissioni di carbonio, poiché la Francia sostiene la classificazione del nucleare come tecnologia “verde” secondo le future regole della tassonomia degli investimenti verdi dell’UE.

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I costi previsti sono aumentati di altri 300 milioni di euro arrivando a 12,7 miliardi, ha affermato EDF: circa quattro volte di più rispetto alla previsione iniziale di 3,3 miliardi di euro. La costruzione dell’impianto EPR di nuova generazione è iniziata nel 2007, e avrebbe dovuto essere completata nel 2012.

A novembre, Macron aveva annunciato che “per la prima volta dopo decenni, ricominceremo la costruzione di reattori nucleari nel nostro Paese” e “svilupperemo le energie rinnovabili”.

I piani punterebbero a “garantire l’indipendenza energetica della Francia” e ad aiutare il paese a raggiungere il suo obiettivo di essere carbon neutral entro il 2050, aveva aggiunto Macron.

Ma il presidente, che deve ancora confermare ufficialmente che intende candidarsi per la rielezione ad aprile, non ha fornito dettagli su come, dove o quando sarebbero stati costruiti i nuovi impianti.

I nuovi sforamenti di tempi e costi di Flamanville sono “un fiasco a spese del pubblico francese”, ha affermato il candidato presidenziale e leader dei Verdi francesi, Yannick Jadot. Mentre il candidato di sinistra, Jean-Luc Melenchon, ha definito la notizia un “naufragio per il settore nucleare”, a lungo uno dei gioielli della corona dell’industria francese.

Battaglia a Bruxelles

Con 56 reattori in attività, che secondo i dati di EDF forniscono oltre il 70 per cento dell’elettricità francese, Parigi ha guidato il fronte dei paesi UE favorevoli al riconoscimento dell’energia nucleare come una tecnologia verde, ammissibile per investimenti a emissioni zero.

Alleandosi con gli stati membri dell’Europa centro-orientale come la Polonia e la Repubblica Ceca, la spinta a includere l’energia atomica nella cosiddetta ‘tassonomia verde’ ha messo Parigi in contrasto con il tradizionale partner tedesco.

Berlino è infatti in procinto di chiudere tutte le sue centrali nucleari entro la fine di quest’anno, e la nuova coalizione di governo ora include il partito dei Verdi, radicato in parte nell’opposizione alla tecnologia delle attuali centrali nucleari, che risale agli anni ’70.

La ministra dell’Ambiente tedesca, Steffi Lemke, ha affermato che sarebbe “assolutamente sbagliato” includere l’energia nucleare nella tassonomia, poiché “può portare a devastanti catastrofi ambientali”.

“Siamo d’accordo a non essere d’accordo sulla questione” con i francesi, ha detto la scorsa settimana all’AFP la ministra tedesca per l’Europa, Anna Luehrmann,

La politica anti-nucleare della Germania, varata da Angela Merkel dopo il disastro giapponese di Fukushima, non è priva di svantaggi, con i critici che hanno affermato che ha ritardato l’uscita del paese dall’energia a carbone e lo ha reso più dipendente dal gas naturale proveniente dalla Russia.

Ritardi infiniti

EDF, controllata dallo stato francese, ha dichiarato mercoledì che l’ultimo ritardo a Flamanville è in parte dovuto a “un contesto industriale reso più difficile dalla pandemia”.

L’impianto ha subito molteplici battute d’arresto tecniche, con l’organismo di vigilanza nucleare nazionale che nel 2019 ha identificato problemi nella saldatura di alcuni componenti, che ha dovuto essere rifatta.

Sebbene Flamanville sia l’unico reattore in costruzione in Francia, altri tre di questo tipo sono in funzione nel mondo: due in Cina e uno in Finlandia.

EDF è stata anche scelta per costruire un impianto a due reattori a Hinkley Point, nel sud-ovest dell’Inghilterra, nel 2016, ma anche questo progetto è stato colpito da ritardi e sforamenti dei costi. Molte delle centrali nucleari esistenti in Francia stanno arrivando alla fine della loro durata prevista di 40 anni.

Se il reattore di Flamanville verrà caricato con il carburante fissile a metà del prossimo anno, dovrebbe iniziare le operazioni commerciali circa cinque o sei mesi dopo.

Il governo francese ha affermato che una centrale a carbone a Cordemais, nella Francia occidentale, sarà autorizzata a funzionare fino al 2024 finché il sito di Flamanville non sarà integrato nella rete elettrica.