Energia pulita, l’Italia è quarta in Europa per numero di brevetti

Una turbina eolica a Villeveyrac, nei pressi di Montpellier, in Francia. [EPA/GUILLAUME HORCAJUELO]

L’Italia è il quarto paese in Europa – e il nono a livello mondiale – per numero di brevetti registrati nel settore dell’energia pulita. È quanto emerge dallo studio Patents and the Energy transition: global trends in clean energy technology innovation dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) e dell’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) pubblicato martedì 27 aprile.

Lo studio mette in luce il ritardo globale nella lotta alle emissioni climalteranti, poiché all’incirca metà delle riduzioni di gas serra previste per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette nel 2050 saranno realizzate con tecnologie che attualmente non sono ancora sul mercato. Alcune sono nelle fasi iniziali di sviluppo e diffusione, altre addirittura al livello di prototipi: ecco perché, scriveva la IEA già nel luglio dell’anno scorso, occorre una forte accelerazione nello sviluppo e distribuzione di queste tecnologie.

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A confermare questa necessità c’è anche un altro dato: tra il 2017 e il 2019 i brevetti di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio sono cresciuti del 3,3% all’anno, circa un quarto rispetto al periodo 2000-2013 (+12,5% ). Ciò implica, secondo il rapporto, che per conseguire gli obiettivi climatici serve ulteriore innovazione, che deve essere accompagnata da un’azione politica decisa e concertata, per sviluppare un’ampia gamma di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio – dalla produzione di energia alle applicazioni di trasmissione, stoccaggio e uso finale – che consentano di aumentare gli strumenti a disposizione e abbassare i costi.

 

Il ruolo dell’Italia

In questo contesto, il rapporto “evidenzia l’ottimo posizionamento dell’Italia nel settore dell’energia pulita”, e in particolare la specializzazione del nostro paese nei campi del solare termico, della geotermia, della combustione, delle costruzioni e del trasporto ferroviario. In totale, il 7,6% di tutti i brevetti italiani riguarda tecnologie per l’energia pulita, e tra il 2000 e il 2019 le registrazioni di progetti di questo tipo è cresciuta del 7% l’anno.

Più di un terzo dei progetti depositati (il 34%) hanno riguardato delle tecnologie innovative abilitanti (batterie, idrogeno, smart grid, sistemi di cattura del carbonio), mentre le aziende italiane che hanno depositato più brevetti di tecnologie a basse emissioni sono state Fiat-Chrysler, Eni, Leonardo, Magneti Marelli e Sind International.

I veicoli elettrici trainano l’innovazione

Negli ultimi dieci anni, si legge ancora nello studio, uno dei principali fattori d’innovazione è stato l’impennata delle tecnologie relative ai veicoli elettrici, trascinata soprattutto dai progressi nelle batterie agli ioni di litio ricaricabili. Questa tendenza si riflette nella classifica delle migliori imprese attive nello sviluppo di tecnologie energetiche a basse emissioni, che comprende sei aziende automobilistiche e sei dei loro principali fornitori di batterie. Anche nelle tecnologie end-use, dal 2011 il numero di brevetti per i veicoli elettrici ha superato quelli sulle altre tecnologie ‘pulite’ per i veicoli stradali (comprese quelle finalizzate a motori a combustione più efficienti, a una migliore aerodinamica, alla riduzione del peso o a creare componenti più efficienti dal punto di vista energetico).

 

Le specializzazioni di Europa, Giappone e Stati Uniti

Il rapporto si sofferma poi sulle principali tendenze di innovazione delle diverse aree del mondo, rilevando come a partire dal 2000 le aziende e gli istituti di ricerca europei abbiano primeggiato nei brevetti di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, con il 28%  delle patenti globali del periodo 2010-2019 (il 12% delle quali depositate solo in Germania), seguiti da Giappone (25%) e Stai Uniti (20%).

L’Europa è al primo posto anche nella maggior parte dei settori delle energie rinnovabili, ed è molto forte in alcuni settori di end-use come il trasporto ferroviario e l’aviazione. Il Giappone, invece, è leader nella tecnologia dei veicoli elettrici, delle batterie e dell’idrogeno, mentre gli Stati Uniti sono avanti a tutti nell’aviazione, nei biocarburanti e nei sistemi di cattura del carbonio. I punti di forza di Corea del Sud e Cina, infine, sono le batterie, la tecnologia solare fotovoltaica e l’efficienza energetica nella produzione industriale e nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

“Questo rapporto – ha detto il presidente dell’EPO, Antonio Campinos – è un chiaro invito all’azione per intensificare la ricerca e l’innovazione in nuove tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, e per migliorare quelle esistenti”. Se da un lato lo studio “rivela alcune tendenze incoraggianti in tutti i paesi e settori industriali, comprese le principali tecnologie trasversali”, dall’altro “evidenzia anche la necessità di accelerare ulteriormente l’innovazione nelle tecnologie per l’energia pulita, alcune delle quali sono ancora solo emergenti”.

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