Energia, prosegue la corsa ai ripari dell’Italia: l’intesa con il Qatar sul gas

Missione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a Doha, Qatar

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio da Doha ha annunciato un accordo con le autorità del Qatar affinché possa fornire maggiore supporto all’Italia in quella che si profilerà come una grave crisi di risorse energetiche. Piano accelerato in parallelo alla crisi russo-ucraina, mentre il gigante energetico ENI ha annunciato la fuoriuscita dalle quote Bluestream con Gazprom.

Corsa al gas

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, da Doha annuncia un accordo con le autorità del Qatar affinché possa fornire maggiore supporto all’Italia in quella che si profila già come una crisi di risorse energetiche non lieve. Scelta che, ob torto collo, è arrivata dopo anni di mancata diversificazione: “Sono lieto di annunciare che le autorità del Qatar si impegneranno a rafforzare la partnership energetica con l’Italia: così ci rendiamo autonomi da eventuali ricatti dalla Russia”, ha infatti sottolineato Di Maio da Doha domenica 6 marzo.

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È ormai un processo, questo della differenziazione energetica, che ha visto un’accelerazione notevole sin dal 24 febbraio scorso, giorno in cui Putin ha attaccato l’Ucraina spacciandola per “operazione militare speciale”. “Bisogna accelerare il processo di diversificazione energetica, questa è una condizione fondamentale per la nostra stabilità. Per questo lavoriamo per un progetto energetico europeo. Stiamo dando il massimo per il nostro Paese”, ha poi aggiunto sempre Di Maio. Ma già a gennaio, era volato in Algeria, per la stessa ragione, da dove aveva affermato che gli accordi possono rappresentare: “un’opportunità di investimenti comuni non solo nel campo dell’energia. Possono investire [gli algerini] nelle nuove tecnologie e anche nel turismo”. A siglare il successo dell’incontro arrivano poi il 4 marzo le parole dell’ambasciatore di Algeria in Italia, Abdelkrim Touahria, che in un colloquio con Il Sole24Ore ha affermato: “L’Italia potrà contare su forniture aggiuntive di gas algerino allo stesso prezzo fino a toccare, e forse superare, i 30 miliardi di metri cubi già nei prossimi mesi con un aumento di circa 2 miliardi di metri cubi rispetto ai volumi attuali”.

Sempre accompagnato dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il capo della Farnesina si è diretto ieri nel Qatar: una visita di due giorni anticipata da una telefonata del premier Mario Draghi all’emiro Tamin Bin Hamad Al Thani. Con gli emiratini esiste poi anche una unità di vedute nell’affrontare l’isolamento da comminare alla Russia, due dossier che vanno dunque di pari passo. La linea del governo, in generale, è quella dichiarata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, secondo cui “servirà riaumentare le estrazioni dai giacimenti di gas italiani e vendere le rinnovabili “a prezzi equi”. “Non ha senso – aveva poi aggiunto – di agganciare il costo delle rinnovabili al gas”, che è la materia prima oggi più cara. Un tetto ai prezzi,  insomma, potrebbe aiutare e altri voli diplomatici verso altri Paesi sembrano prefigurarsi.

La fuga di Eni dalla Russia

Le ultime virate lontano dal Cremlino sono state però precedute dalla equivalente fuga, per ora solo annunciata, del colosso italiano dell’energia Eni che, la scorsa settimana, ha dichiarato ad AFP, di esser pronto a vendere la sua quota del 50% del gasdotto Blue Stream (trait d’union tra Russia e Turchia) a cui partecipa insieme all’altro gigante russo, Gazprom. Lo confermano a Euractiv anche i colleghi di AFP, che per prima ha pubblicato la notizia, riferita loro da un portavoce dell’azienda rimasto anonimo, nonostante Euractiv ne abbia chiesto il nome: anche per saperne di più per esempio in merito alla tempistica. In ogni caso il portavoce ad Afp ha poi aggiunto: “L’attuale presenza di Eni in Russia è insignificante. Le joint venture in essere con Rosneft, legate alle licenze di esplorazione nell’area artica, sono congelate da anni, anche a causa delle sanzioni internazionali inflitte dal 2014”. Anche perché, c’è da dire, che l’Italia sta sequestrando circa 140 milioni agli oligarchi russi nell’ambito delle ritorsioni internazionali contro la guerra. E tra questi c’è anche Igor Sechin alla guida della stessa Rosneft, gigante statale del petrolio russo.

Blue Stream è uno dei principali gasdotti internazionali che dirotta il gas dalla Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero. La progettazione è iniziata nel 1997, mentre la sezione offshore è stata realizzata dall’italiana Saipem nel 2002, come ha spiegato l’Ansa: il costo del progetto stimato in 3,2 miliardi di dollari, la sua capacità di trasporto invece equivalente a 16 miliardi di metri cubi all’anno con una lunghezza totale di 774 chilometri e due linee. L’inaugurazione tuttavia avvenne solo nel 2005 a cui parteciparono gli allora primi ministri di Italia e Turchia (Silvio Berlusconi e Recep Tayyip Erdogan) insieme al presidente russo Vladimir Putin.