Energia, stop ai fondi europei per le infrastrutture basate sui combustibili fossili

L'Ue dovrà aumentare sensibilmente la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili per raggiungere l'obiettivo climatico 2050. [pan demin / Shutterstock]

Martedì 15 dicembre la Commissione europea ha presentato una revisione della norma sulle reti transeuropee dell’energia (Ten-E), per modernizzare le reti transfrontaliere e allinearsi così agli obiettivi climatici previsti dal Green Deal europeo.

Il previsto aggiornamento del regolamento dell’Ue sulle reti transeuropee per l’energia (Ten-E) esclude per la prima volta i gasdotti per il petrolio e il gas naturale dal finanziamento dell’Ue, aprendo al contempo la possibilità di finanziare nuove infrastrutture per l’idrogeno.

“Le infrastrutture energetiche sono un fattore chiave per la transizione energetica”, afferma la Commissione, sottolineando che il Green Deal europeo è “la massima priorità politica” della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen.

L’obiettivo chiave del regolamento aggiornato è quello di mettere l’Europa sulla strada della neutralità climatica entro il 2050, il principale obiettivo ambientale dell’UE e la dichiarata “nuova strategia di crescita” del blocco.

“È giunto il momento di investire nelle infrastrutture del futuro”, ha dichiarato Frans Timmermans, vice presidente della Commissione europea con delega al Green Deal. “Le norme Ten-E riviste consentiranno di collegare al nostro sistema energetico le tecnologie pulite, ovvero l’eolico offshore e l’idrogeno. Dobbiamo lavorare fin da subito e adattare le infrastrutture se vogliamo raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050”.

Gli fa eco la commissaria all’Energia Kadri Simson: “Il quadro Ten-E attuale è stato fondamentale per creare un vero e proprio mercato unico dell’energia, integrarlo e renderlo più sicuro. Ma i nostri obiettivi climatici richiedono una maggiore attenzione alle tecnologie pulite. La nostra proposta dà la priorità alle reti elettriche, all’energia offshore e ai gas rinnovabili e non ammette che si sostengano più le infrastrutture per il petrolio e il gas naturale”.

Per restare al passo con gli obiettivi, sarà necessario aumentare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili, riducendo contemporaneamente il consumo di gas naturale entro il 2050 del 66-71% rispetto al 2015 e sostituendolo con biogas, idrogeno e metano sintetico.

Rinnovabili offshore: l'Ue scommette su sole, vento e maree

La Commissione europea ha presentato la sua strategia per le energie rinnovabili offshore, che sarà uno degli strumenti attraverso i quali l’Ue intende raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.

La strategia si pone come obiettivo l’aumento della capacità eolica …

Rinnovabili offshore e reti elettriche intelligenti

La proposta di revisione delle reti Ten-E si combina con la recente strategia per le energie rinnovabili offshore, identificando quattro corridoi prioritari nei bacini idrici europei e introducendo nuovi piani di sviluppo integrati all’interno del quadro di lavoro dei prossimi dieci anni.

Gli Stati membri definiranno insieme, con il supporto della Commissione, la quantità di energia che sarà generata da ciascun bacino entro il 2050, con step intermedi nel 2030 e 2040. Questi obiettivi saranno basati sui piani energetici e climatici nazionali, sulla potenzialità di ciascun bacino e sui criteri di protezione ambientale.

Le reti elettriche intelligenti sono considerate il punto cardine per supportare l’elettrificazione del sistema energetico. Sono state stabilite come categoria di infrastrutture già nel 2013 e, con il nuovo regolamento, si prevede di allargarne i criteri di eleggibilità includendo aspetti innovativi digitali.

Saranno ancora supportati i progetti di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, che è ancora considerata una tecnologia importante nel settore energetico.

Le preoccupazioni degli ambientalisti

Secondo il testo presentato dalla Commissione, gli investimenti necessari negli elettrolizzatori a idrogeno entro il 2030 sono stimati tra i 24 e i 42 miliardi di euro, mentre altri 65 miliardi saranno necessari per trasporto, distribuzione e stoccaggio del combustibile.

Per gli ambientalisti e i sostenitori delle energie rinnovabili, questo fa scattare l’allarme.

“L’idrogeno può sembrare pulito e futuristico, ma oggi il 99% della produzione in Europa viene da aziende di combustibili fossili che scindono il gas e rilasciano carbonio, aggravando il riscaldamento globale”, ha detto Tara Connolly, sostenitrice dell’energia di Friends of the Earth Europe.

“Invece di chiedersi cosa l’idrogeno può fare per l’industria europea del gas, l’Ue dovrebbe chiedersi cosa l’idrogeno può realmente fare per la transizione energetica dell’Europa”, ha detto.

La bozza di proposta menziona un criterio di sostenibilità per la produzione di idrogeno, ma non è obbligatorio per tutte le infrastrutture energetiche, dicono i critici.

Per esempio, “ci potrebbero essere finanziamenti per impianti di ricezione, stoccaggio e rigassificazione o decompressione che consentano ‘l’iniezione di idrogeno nella rete'”, dice SolarPower Europe, un’associazione di categoria.

Se da un lato la revisione del regolamento Ten-E elimina le infrastrutture per il petrolio e il gas da possibili progetti di interesse comune ammissibili ai finanziamenti Ue, dall’altro crea anche una nuova categoria di “reti intelligenti”, che comprende le reti di gas che utilizzano soluzioni digitali per integrare gas a basse emissioni di carbonio e rinnovabili.

Secondo SolarPower Europe, questa è “una backdoor per ulteriori finanziamenti per le reti di gas e idrogeno da fonti non rinnovabili”.