Energia, l’impennata dei prezzi rischia di far naufragare i negoziati ONU sul clima

La sede della compagnia energetica spagnola Iberdrola, a Bilbao. [EPA-EFE/Luis Tejido]

L’aumento dei prezzi dell’energia registrato nelle ultime settimane minaccia di gettare un’ombra sul vertice sul clima COP26 di novembre, mentre gli stati si affannano per affrontare i crescenti costi di elettricità, petrolio e gas, ha avvertito un dirigente dell’azienda elettrica spagnola Iberdrola.

Mentre il mondo riparte dopo la pandemia di COVID-19, l’improvvisa e elevata domanda di gas, sommata ad altri fattori, ha causato un’impennata dei prezzi dell’energia. Le politiche introdotte dai governi europei per cercare di affrontarla, però, rischiano di sembrare ipocrite alla luce dell’ambizione climatica che intendono chiedere al resto del mondo al vertice COP26.

La Spagna, ad esempio, ha limitato i prezzi del gas e tagliato le tasse sull’energia per contribuire ad alleviare parte della tensione provocata dai rincari.

“Nonostante la prospettiva positiva per la transizione energetica a livello dell’UE, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe mettere a repentaglio l’azione per il clima dell’Unione”, ha affermato Gonzalo Sáenz de Miera, direttore del cambiamento climatico e delle alleanze della multinazionale spagnola dell’elettricità Iberdrola.

“Questa situazione sta minacciando la possibilità di un rapido passaggio a fonti di energia pulita, viste le misure recentemente approvate da alcuni Stati membri dell’UE”, ha detto de Miera giovedì 30 settembre a un evento EURACTIV sostenuto da Iberdrola.

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Messaggi contrastanti

La stretta sui prezzi dell’energia è arrivata mentre il premier del Regno Unito, Boris Johnson, punta a raggiungere nel corso della COP26 un accordo globale per porre fine all’uso dell’energia prodotta dal carbone, e passare alle energie rinnovabili.

Eppure c’è il pericolo che i rincari provochino l’effetto opposto, minando l’incentivo alla decarbonizzazione creato dal mercato del carbonio europeo, l’Emissions Trading Scheme-ETS), sul quale i prezzi hanno raggiunto il massimo storico di 65 € per tonnellata la scorsa settimana.

Per cercare di mitigare gli impatti della stretta sui prezzi, sono state riaperte le centrali elettriche a carbone e i governi hanno ridotto le tasse per le compagnie energetiche, fornendo essenzialmente sussidi per i combustibili fossili.

“Quello che sta accadendo ora, ad esempio in Spagna, è che c’è una tassa per gli impianti che non emettono CO2, per incassare gettito sia dai prezzi alti del gas che dai prezzi alti della CO2. Questo è un pessimo messaggio”, ha avvertito de Miera.

“Non è conforme al mercato unico europeo. Potrebbe provocare una rottura del sistema ETS, se i governi populisti di alcuni Stati membri affermassero: ‘gli utenti spagnoli non pagano per la CO2, perché dovremmo pagarla noi?’ Quindi, questo è un movimento molto pericoloso”, ha aggiunto.

De Miera ha avvertito che la situazione attuale crea confusione anche nel mercato energetico, e provocherà un calo degli investimenti nelle rinnovabili. Questo, ha spiegato, è l’esatto contrario di ciò che è necessario. Il vicepresidente della Commissione UE con delega al clima, Frans Timmermans, ha esortato l’Europa a raddoppiare la sua quota di utilizzo di energie rinnovabili, i cui prezzi sono rimasti bassi durante la crisi.

“Invece di essere paralizzati o rallentare le cose a causa dell’aumento dei prezzi nel settore energetico, dovremmo accelerare le cose nella transizione verso le energie rinnovabili, in modo che l’energia rinnovabile a prezzi accessibili diventi disponibile per tutti”, ha affermato Timmermans.

“Questa è, credo, la lezione che dovremmo trarre dalla situazione attuale”, ha detto al Parlamento europeo il 14 settembre.

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L’UE ha bisogno di più ambizione per la COP26

La stretta sui prezzi dell’energia è solo l’ultima preoccupazione in vista del vertice sul clima delle Nazioni Unite di novembre: si aggiunge ad altri problemi tra cui la mancanza di vaccini per il Sud del mondo, e il fatto che paesi sviluppati continuano a non riuscire a soddisfare i livelli promessi di finanziamento dei piani contro la crisi climatica per le nazioni in via di sviluppo.

Inoltre, l’UE non è ancora sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di contenimento del riscaldamento globale previsto nell’accordo di Parigi, ha avvertito il deputato tedesco dei Verdi, Michael Bloss, che ha citato una ricerca indipendente del Climate Action Tracker che mostra che l’UE non sta ancora facendo la sua parte per affrontare la crisi climatica.

“Sarebbe davvero di aiuto alla nostra credibilità a livello internazionale se avessimo un obiettivo climatico in linea con il limite di temperatura di +2°C o +1,5°C, perché altrimenti è davvero difficile per l’Europa dire agli altri che dovrebbero fare di più per mantenere l’accordo di Parigi”, ha detto Bloss all’evento EURACTIV.

Più che gli impegni, sono le azioni politiche concrete che ora sono estremamente necessarie, ha aggiunto Simone Tagliapietra, senior fellow del Think tank Bruegel. “È di fondamentale importanza passare dagli obiettivi ai percorsi, in questo punto della crisi climatica. È molto importante avere piani di attuazione chiari”, ha affermato, indicando come Cina e Stati Uniti, non abbianno ancora adottato le leggi e i regolamenti necessari per raggiungere i loro obiettivi climatici.

Servono politiche chiare per orientare e incentivare gli investimenti nelle tecnologie pulite, ha sottolineato Tagliapietra. E gli attuali interventi contro l’impennata del prezzo globale dell’energia non sono la risposta corretta, ha concluso.

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