Energia, l’aspro dibattito francese sulle fonti rinnovabili

In Francia sono in costruzione sette parchi eolici offshore, che entreranno in funzione tra il 2022 e il 2027. [T.W. van Urk/Shutterstock]

In Francia infuria il dibattito sulle energie rinnovabili. Sostenitori del nucleare, ambientalisti, scienziati e politici, nessuno si sottrae e le divisioni non mancano. Ma il paese non ha altra scelta che aumentare drasticamente la quota di energia verde nel proprio mix energetico.

La legge sulla transizione energetica del 2015 prevede che il 40% della produzione elettrica francese debba provenire da fonti rinnovabili entro il 2030. “Oggi siamo al 25%. Dobbiamo ancora accelerare”, ha detto a EURACTIV France Alexandre Roesch, delegato generale dell’Unione delle energie rinnovabili (SER). Se l’eolico onshore è “sulla strada giusta”, sul fotovoltaico “dobbiamo quasi quadruplicare i volumi da sviluppare”, mentre per l’eolico offshore l’attuale orizzonte si ferma al 2024, ma “bisogna vedere le cose nel lungo periodo”, sottolinea il delegato generale.

Il ritardo francese sulle rinnovabili può essere in parte spiegato dal fatto che oltre il 70% della sua produzione di elettricità è basata sul nucleare, mentre quella generata dalle rinnovabili nel 2020 è stata del 23,4%.

In uno studio pubblicato nel giugno 2021, il gestore della rete elettrica francese (RTE) presenta sei scenari per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050: “Tutti gli scenari presentati  prevedono un forte aumento delle energie rinnovabili”, ha detto RTE a EURACTIV France.

Il paese è in grado di alzare l’asticella? Per raggiungere questi obiettivi, l’eolico offshore, l’eolico onshore e il solare devono essere sviluppati rapidamente, perché è qui che “i volumi saranno i più importanti”, spiega Roesch. “Per l’energia eolica offshore, il potenziale francese è di circa 50 GW. Per l’eolico onshore sono già installati 17 GW, che dovrebbero diventare 36 secondo il programma energetico pluriennale (DPI). L’energia solare installata è di 10 GW e dovrebbe essere di circa 40”, aggiunge.

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Secondo le …

30,5 miliardi di aiuti europei

Anche Bruxelles vuole accelerare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili in Francia. Lo scorso luglio la Commissione Europea ha autorizzato lo stanziamento di aiuti alla Francia per 30,5 miliardi di euro. Il budget sarà utilizzato per finanziare progetti onshore per impianti di energia solare, idroelettrica ed eolica da qui al 2026, per un totale di 34 gigawatt.

Questo sostegno finanziario arriva in seguito ai nuovi obiettivi climatici europei inclusi nel pacchetto “Fit for 55”, presentato il 14 luglio: Bruxelles ha annunciato che entro il 2030 la quota di energie rinnovabili dovrà raggiungere il 40% del mix energetico europeo.

Il piano francese autorizzato da Bruxelles non riguarda però l’eolico offshore. Attualmente sono in costruzione sette parchi eolici offshore in Francia, che dovranno essere messi in servizio tra il 2022 e il 2027. “L’eolico offshore non funziona sullo stesso sistema”, spiega Roesch: “È lo Stato che ottiene i permessi di costruire e organizza un dialogo competitivo, durante il quale vengono definite le specifiche. I candidati quindi presentano un’offerta”.

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La battaglia di Saint-Brieuc

Se il governo francese sembra deciso a cooperare con l’Europa per raggiungere i suoi obiettivi, la questione divide i cittadini francesi. Tra le varie fonti di energia rinnovabile, è l’eolico a cristallizzare tutte le tensioni: i suoi detrattori lo accusano di distruggere i paesaggi naturali, causare inquinamento acustico e mettere in pericolo la biodiversità marina e terrestre.

“Esistono studi di impatto con una forte componente paesaggistica. Ci sono obblighi legali per riciclare i parchi alla fine della loro vita. È un settore molto vigilato”, afferma però l’unione delle energie rinnovabili.

Non abbastanza, però, secondo i pescatori e gli abitanti di Saint-Brieuc, cittadina della Bretagna emblema della rivolta contro l’eolico offshore in Francia. La baia su cui si affaccia è destinata ad ospitare 62 turbine eoliche di oltre 200 metri di altezza. “Sacrificare la biodiversità marina, il nostro miglior alleato contro il cambiamento climatico, con il pretesto di combattere le emissioni di gas serra, è un’assurdità totale”, dice Lamya Essemlali, presidente dell’ong Sea Shepherd Francia.

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Che dire del nucleare?

Ma se le energie rinnovabili sembrano suscitare così tante preoccupazioni, perché la Francia non dovrebbe continuare a fare affidamento sul nucleare? “Il parco nucleare così com’è oggi non rimarrà tale a tempo indefinito. La posta in gioco è quella di mantenere la nostra sicurezza di approvvigionamento e la nostra capacità di lottare contro il cambiamento climatico”, analizza Roesch.

“Anche in caso di rinascita nucleare, prima o poi gli attuali reattori dovranno essere spenti per motivi di età e perché non sembra possibile sostituirli al ritmo velocissimo con cui sono stati messi in servizio”, completa RTE.

Non c’è dubbio che il tema sia eminentemente politico, mentre si avvicinano le elezioni presidenziali del 2022. “Il dibattito non dovrebbe diventare una caricatura attorno all’alternativa tra nucleare ed eolico. Sarebbe molto riduttivo. Qualunque sia la scelta che farà il prossimo presidente sul rilancio del nucleare, in tutti gli scenari ipotizzati da RTE è necessario quasi il 50% di elettricità rinnovabile. Se non lo raggiungeremo, dovremo continuare a usare i combustibili fossili”, conclude Roesch.