Energia: la Germania punta a usare solo fonti rinnovabili entro il 2035, ma non mancano le criticità

Il ministro tedesco dell'Economia e della protezione del clima Robert Habeck durante la conferenza stampa dell'11 gennaio 2022 a Berlino. [EPA-EFE/FILIP SINGER]

Decarbonizzare del tutto la produzione di elettricità entro il 2035, eliminando completamente l’uso delle fonti fossili: è quanto prevede il piano presentato la scorsa settimana dal neoministro tedesco dell’Economia e della protezione climatica, il verde Robert Habeck. Un progetto che passerà dall’espansione dell’utilizzo dell’eolico e da un potenziamento della strategia della Germania sull’idrogeno: scelte che rischiano però di suscitare il malumore tanto delle organizzazioni ambientaliste che delle aziende.

Habeck, che nel novo governo tedesco ricopre anche la carica di vice-cancelliere, ha annunciato le nuove misure martedì 11 gennaio, affermando che la neutralità climatica nel settore elettrico entro il 2035 è essenziale per raggiungere i target dell’accordo di Parigi (ovvero il contenimento a 1,5°C del riscaldamento terrestre rispetto al periodo pre-industriale), ed è “un obiettivo ambizioso che raggiungeremo”.

I provvedimenti di Habeck arrivano dopo che l’anno scorso il ministro aveva fissato il 2030 come data entro cui mettere fine all’uso del carbone, mentre già Angela Merkel – in seguito al disastro di Fukushima – aveva fissato la roadmap per l’uscita della Germania dal nucleare, sempre entro il 2030.

Gli obiettivi sull’eolico 

Per conseguire gli obiettivi indicati da Habeck, il nuovo governo tedesco punta a riconquistare il rapido ritmo di espansione dell’eolico terrestre che la Germania aveva fino a qualche anno fa. Per farlo, però, potrebbe doversi scontrare con l’azione dei gruppi di conservazione della natura.

Martedì 11, Habeck ha detto che intende riservare il 2% del territorio tedesco all’energia eolica terrestre attraverso una “legge sull’energia eolica”: una richiesta di lunga data dell’industria del settore, che ha reagito con entusiasmo: “L’Energiewende sta ruggendo di nuovo. La Germania vuole un’enorme espansione dell’eolico onshore”, ha affermato il CEO di WindEurope, Giles Dickson.

Anche Hermann Albers, presidente dell’associazione tedesca dei produttori di energia eolica WindEnergie, ha accolto favorevolmente le prole del ministro, spiegando che “un obiettivo vincolante deve essere definito e implementato in tutti gli stati federali”.

Berlino mira a portare i tassi di espansione dell’energia eolica ai massimi storici, sorpassando il picco del 2017 di quasi 5 GW di capacità aggiunta. “Il governo comprende perfettamente che ciò richiede autorizzazioni più rapide per nuovi parchi eolici”, ha affermato Dickson.

Gli obiettivi annuali di espansione dell’energia eolica tedesca (in GW) annunciati l’11 gennaio. [BMWk]

Uccelli contro turbine 

Ma per accelerare l’espansione dell’eolico terrestre, Habeck rischia lo scontro con gli interessi dei gruppi di conservazione.

I permessi per i nuovi parchi eolici, infatti, sono spesso ritardati dalle preoccupazioni sulla conservazione della natura e dalle azioni legali degli attivisti per la protezione degli uccelli, come ha scritto il braccio destro del vice-cancelliere, Patrick Graichen, nell’ottobre 2021.

“Poiché l’energia eolica è una delle tecnologie chiave per la protezione del clima e la transizione energetica, è importante conciliare la protezione delle specie e la sua espansione accelerata”, ha affermato Graichen.

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Tuttavia, i nuovi obiettivi di Berlino per l’energia eolica potrebbero trovare sulla loro strada gli ambientalisti, che hanno dalla loro una legislazione dell’UE.

In base a quello che viene generalmente definito il “divieto di uccidere”, sancito dalla direttiva Uccelli e Habitat dell’UE, gli stati membri devono vietare:

  • “tutte le forme di cattura o uccisione deliberata [di uccelli in via di estinzione]”;
  • il “disturbo deliberato, ad es. durante la riproduzione, l’allevamento, il letargo e la migrazione”;
  • il “deterioramento o distruzione di siti di riproduzione o di riposo”;
  • la “distruzione deliberata di nidi o uova, o la raccolta, la raccolta, il taglio, lo sradicamento o la distruzione di piante protette in natura”;
  • “l’uso di tutti i mezzi indiscriminati di cattura o di uccisione in grado di causare la scomparsa locale e grave disturbo alle popolazioni di tali specie”;
  • “la custodia, il trasporto e la vendita di esemplari prelevati allo stato brado”.

Alcuni affermano che questa definizione relativamente ampia di ciò che costituisce “l’uccisione” degli uccelli ha già ostacolato l’espansione dell’energia eolica terrestre in Germania.

“Secondo lo stato attuale delle conoscenze, i progetti di energia eolica rappresentano un rischio astratto di uccisione, in particolare per i grandi uccelli e i rapaci”, si legge in un’analisi legale commissionata dall’ex think tank di Graichen, Agora Energiewende.

Specie importanti come il nibbio reale o l’aquila dalla coda bianca sono considerati sensibili ai parchi eolici. Poiché le turbine eoliche potrebbero tecnicamente uccidere specie così sensibili, sono necessarie distanze di sicurezza, il che rende i processi di pianificazione “complessi e difficili”, aggiunge l’analisi.

Cambiare la direttiva?

WindEurope ritiene che ciò potrebbe giustificare alcune modifiche alla direttiva. “I nuovi piani tedeschi per accelerare lo sviluppo eolico fino a 10 GW di vento onshore all’anno potrebbero richiedere una modifica della ‘Direttiva Uccelli e Habitat dell’UE'”, ha detto a EURACTIV Christoph Zipf, responsabile stampa e comunicazione di WindEurope.

L’approccio previsto dalla Germania, cioè l’introduzione di un aggregato di specie piuttosto che un’analisi individuale, potrebbe entrare in conflitto con la direttiva, ha spiegato.

Ma gli ambientalisti diffidano di qualsiasi tentativo di rivedere la direttiva dell’UE sulla protezione degli uccelli. “Nel complesso, NABU si oppone all’apertura delle direttive Habitat e Uccelli”, ha affermato Raphael Weyland, capo della protezione della natura dell’ufficio di Bruxelles di NABU, una ong tedesca per la conservazione.

Sebbene NABU miri a svolgere un ruolo costruttivo nell’accelerare la transizione energetica, “questo non deve essere a scapito della conservazione della natura: la crisi della natura è esistenziale quanto la crisi climatica”, ha affermato Weyland.

Le direttive dell’UE sulla protezione dell’avifauna sono state ritenute “adatte allo scopo” dalla Commissione europea solo pochi anni fa, e contengono molte esenzioni che la Germania potrebbe utilizzare in modo più ampio per sostenere l’espansione dell’energia eolica, ha aggiunto.

L’analisi giuridica di Agora Energiewende concorda con Weyland su questo punto. Nell’interesse dell’espansione dell’energia eolica “sarà necessario sfruttare maggiormente le possibilità di esenzione previste dalla legge europea sulla protezione delle specie”, si legge nel documento.

Idrogeno sì, ma non ‘blu’

Tra i piani del governo tedesco c’è anche quello di espandere enormemente l’ambizione della sua strategia nazionale sull’idrogeno. Tuttavia, l’idrogeno a base di gas fossile probabilmente non sarà incluso nei regimi di sussidio, nonostante le richieste dell’industria petrolifera e del gas.

L’idrogeno pulito è visto come un potenziale asso nella manica per decarbonizzare industrie come l’acciaio e i prodotti chimici, che non possono diventare completamente elettriche e hanno bisogno di combustibili ad alta densità di energia per generare calore ad alta temperatura per i loro processi industriali.

La Commissione europea afferma che l’idrogeno svolgerà un ruolo chiave per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE, e che il 24% della domanda globale di energia nel 2050 potrebbe essere soddisfatta con idrogeno pulito.

“Abbiamo bisogno di un massiccio aumento dell’idrogeno”, ha spiegato Habeck, aggiungendo che la sola industria siderurgica richiederebbe cinque volte più idrogeno di quanto attualmente previsto in tutti i settori.

Per raggiungere questo obiettivo, la Germania vuole raddoppiare la sua capacità di elettrolizzazione di idrogeno da 5 a 10 GW nel 2030. Habeck punta ad accelerare la produzione implementando rapidamente gli 8 miliardi di euro degli “Important Projects of Common European Interest” (IPCEI), istituendo schemi di sussidi aggiuntivi e offrendo alle aziende “Carbon Contracts for Difference” per ridurre i rischi dei loro investimenti.

Il quadro giuridico sarà inoltre adeguato per massimizzare la produzione, il trasporto e l’uso del cosiddetto idrogeno verde, che si ottiene scindendo le molecole d’acqua in ossigeno e idrogeno utilizzando elettricità rinnovabile.

“Siamo impegnati in questo anche a livello europeo”, ha detto il ministro, sulla base del ‘climate protection opening balance’, che individua l’istituzione di sistemi di certificazione come un aspetto della legislazione dell’UE in cui Berlino favorirà l’idrogeno verde.

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La promessa dell’idrogeno blu

Tuttavia, la Germania non renderà disponibili sussidi per il cosiddetto ‘idrogeno blu’, che viene creato utilizzando gas fossile e sequestrando le emissioni di CO2 risultanti utilizzando la tecnologia della cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), ha affermato Graichen.

Per i sostenitori dell’idrogeno blu, il piano tedesco è difficile da leggere. I rappresentanti dell’industria petrolifera e del gas si sono espressi con forza a favore dell’idrogeno blu e persino la Commissione europea ha affermato che sarà necessario nella transizione verso un’economia dell’idrogeno completamente rinnovabile.

Secondo un rapporto del 2021 sponsorizzato dall’industria, la produzione di idrogeno basata sul gas naturale potrebbe far risparmiare all’Europa 2 trilioni di euro entro il 2050, perché può sfruttare l’infrastruttura del gas esistente.

Un altro argomento spesso avanzato dai sostenitori dell’idrogeno blu è che può aiutare a rompere il piccolo vizioso per cui la mancanza di produzione di idrogeno porta a una mancanza di domanda.

“Se vogliamo risolvere questo problema, è giunto il momento di entrare nell’economia dell’idrogeno, e ciò significherebbe accettare diverse forme di idrogeno”, ha spiegato il 13 gennaio Sigfried Russwurm, presidente dell’associazione industriale tedesca BDI.

Sulla strada per ottenere idrogeno verde al 100% “dobbiamo affrontare la realtà che queste quantità di idrogeno verde non sono né realistiche né disponibili oggi e negli anni a venire, poiché la crescita del mercato avverrà lentamente”, ha detto ai giornalisti.

La sua posizione è supportata dall’influente economista tedesca Veronika Grimm, membra del consiglio nazionale tedesco dell’idrogeno. “L’idrogeno verde non sarà realisticamente disponibile in modo tempestivo”, ha detto a EURACTIV. “L’idrogeno blu può essere una soluzione-ponte”.

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Il problema con l’idrogeno blu

Ma nonostante tutti i suoi sostenitori, l’idrogeno blu fatica a scrollarsi di dosso il suo sporco segreto: il fatto che il gas fossile sia un materiale chiave nella sua creazione, con tutti i problemi che ciò comporta.

Il gas, importato principalmente da stati come la Russia, tende a fuoriuscire dai gasdotti e a provocare gravi impatti sul clima, poiché il metano è un potente gas serra.

“Dobbiamo ancora visitare un paese che non ha una quantità allarmante di inquinamento da metano che fuoriesce dagli impianti di petrolio e gas”, ha affermato Jonathan Banks della Clean Air Task Force, una ong ambientalista.

Perdite di metano negli impianti europei: una minaccia per il clima

La versione originale dell’inchiesta è stata pubblicata sul sito di Reuters.

Del potente metano a forte effetto serra viene emesso quotidianamente da infrastrutture di gas naturale in tutta l’Unione europea a causa di perdite e sfiati, secondo dei documenti video …

L’ultimo colpo è arrivato con la crisi energetica europea, che ha visto i prezzi del gas salire a livelli record dopo l’estate. Poiché l’idrogeno blu si basa sul gas, il forte aumento dei prezzi ha dimostrato che di conseguenza è esposto alla volatilità del mercato.

“Penso che per un investitore, l’idrogeno blu sembrerà molto rischioso”, ha spiegato Tom Baxter, co-fondatore del think tank Hydrogen Science Coalition.

Aggiungendo poi i dubbi sulla tecnologia CCS, molti analisti e ricercatori sono scettici sull’economicità dell’idrogeno blu.

“Troviamo che le emissioni dei sistemi di produzione di idrogeno a base di gas o carbone potrebbero essere sostanziali anche con CCS, e che il costo della tecnologia CCS è superiore a quanto spesso si pensa”, scrive uno studio di gennaio pubblicato su Applied Energy.

Infine, vi sono preoccupazioni sul fatto che il supporto all’idrogeno blu possa creare un effetto di blocco nelle infrastrutture dei combustibili fossili. “Una volta che hai investito nell’idrogeno blu, gli investimenti sono fermi lì per 30 anni”, ha affermato Baxter. Di conseguenza, l’idrogeno blu “non è un trampolino di lancio”: “l’idrogeno blu non si spegnerà quando arriverà l’idrogeno verde.”