Energia, la Germania costruirà il suo primo rigassificatore. Berlino contro il blocco delle importazioni di combustibili russi

Gasunie e RWE hanno firmato un protocollo d'intesa per costruire il primo terminale GNL tedesco a Brunsbüttel. [EPA-EFE/FOCKE STRANGMANN]

Mentre tutta l’Europa è impegnata a trovare i modi di ridurre la propria dipendenza da gas e petrolio russi, il governo tedesco mette in guardia contro le conseguenze dannose che avrebbe un blocco totale delle importazioni. Nel frattempo, Berlino ha siglato un accordo per costruire il suo primo terminale di gas naturale liquefatto (GNL).

Assieme all’Italia, la Germania è il paese che potrebbe avere i contraccolpi maggiori da una stretta delle forniture di combustibili fossili da parte della Russia, in particolare se l’Occidente decidesse di varare nuove sanzioni nei confronti di Mosca a causa dell’invasione dell’Ucraina. Berlino, infatti, importa dalla Russia circa il 55% del suo fabbisogno d gas e il 42% di quello di petrolio e carbone.

Per questo, domenica 6 marzo i ministri tedeschi delle Finanze e degli Esteri hanno messo in guardia sull’introduzione di un divieto alle importazioni di combustibili dalla Russia, una misura chiesta a gran voce dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, come parte di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

Sempre domenica il segretario di Stato statunitense, Antony Blinken, ha affermato che gli Stati Uniti e l’Europa stanno “discutendo molto attivamente” su questo tema: “Stiamo conducendo discussioni molto attive con i nostri partner europei per vietare l’importazione di petrolio russo nei nostri paesi, mantenendo allo stesso tempo una fornitura globale costante di petrolio”, ha detto Blinken al un talk show sul canale tv NBC.

La scorsa settimana, i parlamentari statunitensi hanno esortato il presidente Joe Biden a bloccare le importazioni di petrolio dalla Russia, che però sono solo l’8% di quelle consumate negli Stati Uniti.

Da parte sua, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di un aumento delle sanzioni contro la Russia, senza citare però un bando assoluto al petrolio russo, quantomeno per il momento.

“L’obiettivo è isolare la Russia e rendere impossibile a Putin di finanziare le sue guerre”, ha detto von der Leyen domenica a Galileus Web: “Per noi, ora esiste una strategia forte per dire che dobbiamo sbarazzarci della dipendenza dei combustibili fossili dalla Russia”.

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Nel dibattito è intervenuto anche il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, che ha ribadito la richiesta all’Europa di vietare le importazioni di combustibili fossili russi, che “puzzano di sangue ucraino”.

Tuttavia, dalla Germania – che attualmente detiene la presidenza di turno del G7 – la ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, ha affermato che una mossa del genere sarebbe inutile perché non potrebbe essere sostenuta a lungo termine.

“Non è utile se nel giro di tre settimane scoprissimo che in Germania ci sono rimasti solo pochi giorni di elettricità, e quindi dovremmo tornare indietro su queste sanzioni”, ha detto Baerbock a un’emittente pubblica tedesca. E in un’altra intervista ha aggiunto che la Germania è pronta “a pagare un prezzo economico molto, molto alto” ma “se domani in Germania o in Europa le luci si spegnessero, questo non fermerebbe i carri armati”.

Anche il ministro delle Finanze di Berlino, Christian Lindner, si è detto scettico sul possibile bando alle importazioni di combustibili: “Non dovremmo limitare la nostra capacità di sostentarci”, ha detto al quotidiano Bild, suggerendo che invece dell’energia, il prossimo round di sanzioni del G7 dovrebbe colpire gli oligarchi che si sono arricchiti sotto il presidente Vladimir Putin, molti dei quali negli ultimi giorni hanno già visto il blocco dei beni e il sequestro di proprietà detenute negli stati dell’UE.

“Coloro che hanno tratto profitto da[l governo di] Putin e rubato la ricchezza del popolo russo, anche attraverso la corruzione, non possono godere della loro prosperità nelle nostre democrazie occidentali”, ha detto Lindner alla televisione ARD.

La Germania approva il suo primo rigassificatore

È in questo contesto che, sabato 5 marzo, la banca statale tedesca KfW e l’utility olandese Gasunie hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) sulla costruzione del primo terminale di gas naturale liquefatto (GNL) a Brunsbüttel, alla foce del fiume Elba e a poca distanza dal porto di Amburgo.

Citando l’importante ruolo del gas come combustibile di transizione verso l’obiettivo delle emissioni nette zero, il ministro tedesco per l’Energia e la protezione del clima, Robert Habeck, ha affermato che l’obiettivo è “ridurre la dipendenza dalle importazioni russe il più rapidamente possibile. La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina rende questo imperativo ancora più urgente”, ha detto Habeck.

Un MoU è la prima delle tre fasi contrattuali tipiche dei progetti più grandi. Il terminale GNL sarà di proprietà congiunta della Germania e dell’utility olandese, e avrà una capacità di rigassificazione annuale di 8 miliardi di metri cubi. Le importazioni annue tedesche di gas russo sono stimate intorno ai 140 miliardi di metri cubi.

“Il terminal aumenta così la sicurezza dell’approvvigionamento e contribuisce a una maggiore indipendenza dalle importazioni di gas naturale legate ai gasdotti nell’Europa nord-occidentale”, ha spiegato il ministero tedesco.

Habeck ha detto di aver già concesso al trader di gas Trading Hub Europe (THE) un finanziamento di 1,5 miliardi di euro per acquistare gas liquido sui mercati internazionali per conto della Germania.

Il 3 marzo il vicecancelliere aveva avvertito che perdere le importazioni di energia russe sarebbe una minaccia alla “pace sociale” in Germania, e in precedenza aveva spiegato che la sua preoccupazione più importante è di assicurarsi rifornimenti per il prossimo inverno.

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Si prevede che il terminale entrerà in funzione entro il 2024, poiché è necessario superare diversi adempimenti nazionali ed europei prima che possa iniziare la sua costruzione.

“I partner del progetto stanno lavorando per attuare il progetto il più rapidamente possibile, tenendo conto di tutti i requisiti in materia di licenze e aiuti di Stato”, ha affermato il ministero.

Per i critici del progetto, la data della prevista entrata in servizio del terminal rende il progetto superfluo prima ancora che sia realizzato.

“Non è chiaro come un terminal sia utile dati i lunghi tempi di costruzione”, ha twittato Constantin Zerger, responsabile della protezione dell’energia e del clima dell’ONG ambientale Deutsche Umwelthilfe, aggiungendo che dovrebbero essere costruiti anche 80 km di gasdotti di collegamento.

Il sito di Brunsbüttel, ha scritto ancora, “è particolarmente problematico a causa della sua vicinanza a degli impianti nucleari”, ha affermato.

Per alleviare le preoccupazioni degli ambientalisti e per placare i Verdi, secondo partito del governo tedesco, sono stati formulati piani per “convertire il terminal all’importazione di derivati ​​dell’idrogeno verde come l’ammoniaca” in futuro.

Se le ong ambientaliste sono scettiche sui piani, la coalizione di governo tedesca lo considera un passo essenziale nell’ambito della Zeitenwende (il punto di svolta) del paese dopo l’invasione dell’Ucraina.

Durante il suo discorso del 27 febbraio al parlamento tedesco, il cancelliere Olaf Scholz ha promesso di “cambiare rotta per superare la nostra dipendenza dalle importazioni”. Ciò sarebbe possibile grazie all’aumento di produzione di energia rinnovabile, allo stoccaggio strategico di gas e carbone e al rilancio dei piani – fin qui messi da parte – chiusi per la costruzione di terminali GNL.

Tuttavia, se i terminali GNL ridurrebbero la dipendenza tedesca dal gas russo, i problemi negli altri paesi esportatori non mancano: il cosiddetto “gas della libertà” dagli Stati Uniti deriva dal fracking, un metodo di perforazione chimica distruttivo accusato di inquinamento delle acque sotterranee che è vietato in Germania. E quello proveniente dal Medioriente arriva solitamente dal Qatar, un Paese in cui le violazioni dei diritti umani non si contano e sono spesso denunciate dalla società civile tedesca.