Energia, i paesi dell’Ue cercano alternative alle forniture russe

Alcuni paesi vedono le energie rinnovabili come una soluzione fondamentale, ma i piani per una produzione di energia più verde sono in molti casi rimandati. [Shutterstock/YAKOBCHUK V]

L’aumento della capacità di importazione di gas naturale liquefatto (GNL), in particolare dagli Stati Uniti, e il rafforzamento delle interconnessioni di gas ed elettricità nei Balcani, nel Mare del Nord, in Italia e successivamente in Nord Africa, sono tra le opzioni che i paesi dell’UE stanno attualmente valutando per rendersi indipendenti dalle forniture energetiche russe.

Sul gas naturale liquefatto, l’Unione cercherà assicurazioni dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in arrivo a Bruxelles giovedì 24 marzo per partecipare ai vertici dell’UE, del G7 e della NATO.

“Discuterò con il presidente Biden su come dare priorità alle consegne di GNL dagli Stati Uniti all’Unione europea nei prossimi mesi”, ha dichiarato mercoledì 23 marzo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Puntiamo ad avere un impegno per forniture aggiuntive per i prossimi due inverni”, ha detto agli eurodeputati a Bruxelles.

Per il gas, l’Azerbaigian, il Qatar, gli Stati Uniti e i paesi scandinavi sono considerati dai paesi dell’UE come le principali opzioni, mentre per il petrolio molti si stanno rivolgendo all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti.

Alcuni paesi vedono le energie rinnovabili come una soluzione fondamentale, ma i piani immediati per la produzione di energia verde sono stati quasi ovunque posticipati. Il carbone rimane un’opzione di riserva per Germania e Repubblica Ceca.

In ogni caso, tutte le strategie per porre fine alla dipendenza dalle risorse russe richiederanno tempo.

Alcuni paesi, come Francia, Slovacchia e Repubblica Ceca, ritengono che questo obiettivo possa essere raggiunto entro la fine del decennio. L’unica eccezione è l’Italia: nonostante il Paese importi il ​​40% del proprio gas dalla Russia, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha affermato che Roma potrebbe riuscire a porre fine alla sua dipendenza dal gas russo entro il 2023.

Secondo la bozza di conclusioni del vertice dell’UE del 24-25 marzo, i leader dell’Unione dovrebbero impegnarsi a “lavorare insieme per l’acquisto congiunto di gas, GNL e idrogeno”, anche se trovare alternative alle forniture energetiche russe sarà un’operazione difficile.

Balcani ed Europa meridionale

La maggior parte dei paesi dell’Europa meridionale sta cercando di rafforzare i legami con il Nord Africa e i Balcani, con nuovi collegamenti per gas ed elettricità.

Per il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, la priorità principale è rafforzare l’interconnessione elettrica del Paese con l’Egitto. Il ministro dell’Ambiente, Konstantinos Skrekas, ha dichiarato alla stampa che il collegamento sarà realizzato tramite un cavo sottomarino.

“Inoltre, stiamo anche cercando di rafforzare la nostra cooperazione con i paesi vicini nei Balcani”, ha aggiunto il ministero: “Il nostro Paese importa già energia dalla Bulgaria, parte della quale viene prodotta da una centrale nucleare. Il nostro obiettivo è concludere contratti bilaterali a lungo termine, che garantiranno un approvvigionamento energetico stabile a prezzi molto bassi e contribuiranno alla competitività della nostra economia”.

La Grecia sta poi mettendo in atto dei piani per migliorare l’impianto di stoccaggio sottomarino di gas a Kavala, e il governo prevede di costruire un secondo rigassificatore ad Alexandroupolis.

La Bulgaria dipende fortemente dall’energia russa, importando tra il 70 e il 90% del suo gas e il 60% del suo petrolio da Mosca. Tuttavia, il governo è determinato a porre fine a questa dipendenza, evitando di firmare qualsiasi nuovo contratto con Gazprom quest’anno. Per questo, sta valutando l’importazione di gas dall’Azerbaigian attraverso la Grecia. Il gasdotto attraverso questo canale dovrebbe essere avviato nell’autunno di quest’anno. Ulteriori quantitativi di GNL sono attesi dal terminale di Alexandroupolis, in cui la Bulgaria ha una partecipazione.

La Romania è meno dipendente dal petrolio e dal gas russo rispetto ad altri paesi della regione. Il ministro dell’Energia, Virgil Popescu, ha affermato che quest’anno il paese dovrebbe iniziare a estrarre gas dal Mar Nero, da giacimenti che potrebbero fornire circa un miliardo di metri cubi all’anno. Questo investimento, così come un altro di portata più ampia, dipende dalle modifiche alla legge sulle trivellazioni offshore, di cui è prevista una rapida adozione.

Pochi giorni prima dell’inizio del conflitto in Ucraina, Popescu ha avuto una serie di incontri con funzionari di Azerbaigian, Bulgaria, Qatar, Arabia Saudita e Turchia per discutere di nuove rotte di approvvigionamento. Funzionari rumeni hanno anche discusso con Bulgaria e Grecia in merito all’interconnessione delle reti, in modo che il gas azero possa iniziare a fluire attraverso la rete europea.

La Slovenia pensa di aumentare le importazioni dal Nord Africa attraverso il sistema di gasdotti italiano. Il governo è in trattative con l’Algeria, già in passato importante fornitore del paese, per riavviare gli approvvigionamenti. Lubiana e Algeri stanno discutendo la disponibilità del gasdotto che connette Algeria e Italia, e delle potenziali forniture attraverso il terminale croato di GNL a Krk. Il presidente sloveno, Borut Pahor, e il ministro dell’Energia, Jernej Vrtovec, hanno recentemente visitato anche il Qatar per discutere degli approvvigionamenti di gas.

Il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, ha avviato un tour dei paesi esportatori assieme all’ad di Eni, Descalzi, per cercare alternative sostenibili. Dopo un accordo con l’Algeria (dove Eni investirà per aumentare la produzione locale di gas, stagnante da alcuni anni, per far crescere la quota destinata alle esportazioni), e viaggi in Qatar, Congo e Angola, Di Maio ha annunciato un accordo con il Mozambico. Tuttavia, queste iniziative non sembrano essere sufficienti per sostituire completamente le forniture russe di gas e petrolio, che ammontano rispettivamente al 90% e al 40% del fabbisogno italiano.

Da Qatar, Congo e Angola l’Italia vorrebbe acquistare GNL, da trattare incrementando l’utilizzo dei rigassificatori esistenti (oggi sfruttati al 60%) e installando un altro terminal galleggiante, che il governo ha incaricato Eni e Snam (il gestore della rete nazionale) di trovare.

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha affermato che l’Italia potrebbe riuscire a diminuire in modo deciso la sua dipendenza dal gas russo in 24 o 30 mesi. Il piano del governo prevede inoltre di aumentare gli stoccaggi di gas sulla falsariga degli obiettivi delineati dalla Commissione UE.

La Spagna è il paese meno colpito da un possibile embargo energetico nei confronti della Russia, poiché da lì importa meno del 10% del suo gas. La maggior parte del suo fabbisogno proviene dall’Algeria, mentre il carbone viene importato principalmente dalla Colombia e dall’Indonesia.

Il paese iberico, insieme a Grecia, Italia e Portogallo, ha lanciato un’iniziativa per creare consenso sulla riforma dei mercati elettrici europei, hanno detto fonti ufficiali a EFE, partner di EURACTIV.

Nord e Centro Europa

Il Regno Unito importa solo il 4% del proprio gas dalla Russia. Nonostante le pressioni dei parlamentari conservatori, il governo ha escluso il ricorso al fracking per il gas di scisto, e ha affermato che aumenterà gli investimenti nella ricerca di petrolio e gas nel Mare del Nord e la quota di produzione di energia rinnovabile.

Il primo ministro Boris Johnson si recherà in visita in Arabia Saudita e sta riflettendo se andare anche in Qatar, nonostante l’opposizione sia contraria a tale visita per motivi politici.

Anche la Francia non è molto dipendente dalle risorse russe: dalla Russia viene importato tra il 20 e il 30% del gas e il 10-20% del petrolio. Il primo ministro Jean Castex ha sottolineato la necessità di aumentare la capacità di importazione di GNL e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

La Germania, che invece dipende fortemente dal gas russo, non sembra preoccupata sul fatto di poter trovare forniture sufficienti di petrolio. Tuttavia, il paese – che ha confermato il suo piano di uscita dal nucleareha riavviato alcune centrali a carbone come strategia di riserva. Il vicecancelliere tedesco Robert Habeck ha visitato gli Stati Uniti, la Norvegia, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti per assicurare le forniture dei GNL e gas.

L’anno scorso, i Paesi Bassi hanno speso 16 miliardi di euro per acquistare combustibili fossili russi. Mentre il governo sta ancora discutendo una soluzione a lungo termine per fare a meno del gas russo, sta adottando misure per aumentare la capacità di importazione di GNL. Per il momento è stata esclusa una riapertura del gigantesco giacimento di gas di Groningen, anche se stanno aumentando le pressioni sul governo olandese per riconsiderare la sua decisione. Il Paese sta anche cercando di accelerare gli investimenti e gli sforzi verso la produzione di energia rinnovabile.

La Finlandia ha il connettore Baltico – un gasdotto in fase di realizzazione concepito per collegare il paese e le tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania) alla rete europea del gas – come alternativa per l’approvvigionamento. Tuttavia, la maggior parte delle sue forniture di energia attualmente provengono dalla Russia.

In Polonia, PKN Orlen (la principale compagnia petrolifera statale) non ha rilasciato dichiarazioni esplicite in merito a futuri contratti sul petrolio russo. Afferma che il porto petrolifero di Danzica è sufficiente per garantire rifornimenti in caso di embargo. Tuttavia, non è ancora chiaro da dove esattamente la Polonia importerebbe il petrolio necessario. Per il gas, il Paese attende il lancio del Baltic Pipe – il gasdotto in costruzione che collegherà Polonia e Norvegia passando attraverso le acque di Svezia e Danimarca – per iniziare a importare gas da mare del Nord.

La Slovacchia dipende quasi completamente dal gas russo (85%) e dalle importazioni di petrolio da Mosca, ma il paese intende ridurre sensibilmente queste percentuali. Il governo slovacco fa affidamento sulle importazioni di GNL dal terminale di Krk in Croazia, il cui gas dovrebbe provenire dagli Stati Uniti. Il paese ha una capacità di stoccaggio di gas relativamente grande e il governo prevede di riempire i depositi prima del prossimo inverno.

Dopo lo scoppio della guerra, il ministero dell’Economia ha prima rassicurato che, anche se la Slovacchia ha esaurito le riserve strategiche di petrolio, il paese dovrebbe comunque essere in grado di rifornirle attraverso l’oleodotto Adria, che parte dal porto croato di Omisalj. Tuttavia, rimarrebbero ancora in essere dei problemi tecnologici per sintetizzare il prodotto raffinato.

Il governo ceco finora non ha confermato di avere piani di approvvigionamento alternativi, tuttavia sta discutendo l’importazione di gas dalla Norvegia. Il presidente del Parlamento ceco, Markéta Pekarová Adamová, ha visitato il 21 marzo il suo omologo degli Emirati Arabi Uniti, Saqr Ghobash. Secondo Pekarová, tra gli argomenti trattati c’è stato anche quello della sicurezza energetica.

Tuttavia, l’economia ceca è ancora fortemente dipendente dal carbone. Si prevede che, a causa della crisi energetica, il previsto abbandono del carbone sarà posticipato. Il paese, inoltre, vuole costruire una nuova unità nucleare entro il 2036.

(Nikolaus J. Kurmayer | EURACTIV.de) (Sofia Stuart Leeson | EURACTIV.com) (Benjamin Fox | EURACTIV.com) (Pekka Vänttinen | EURACTIV.com) (Daniele Lettig e Simona Zecchi | EURACTIV.it) (Fernando. Heller | EuroEFE.EURACTIV.es) (Bartosz Sieniawski | EURACTIV.pl) (Aneta Zachová | EURACTIV.cz) (Krassen Nikolov | EURACTIV.bg) (Bogdan Neagu | EURACTIV.ro) (Georgia Karagianni | EURACTIV.gr) (Nelly Moussu | EURACTIV.fr) (Irena Jenčová | EURACTIV.sk) (Sebastijan R. Maček | sta.si)