Energia, i ministri Ue non trovano un accordo sulle misure per contrastare i rincari

Il ministro olandese Stef Blok e la commissaria Ue Kadri Simson al vertice dei ministri dell'energia. [EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

I ministri dell’energia dell’Ue si sono riuniti il 26 ottobre a Lussemburgo per un vertice di emergenza per discutere del caro energia e della “toolbox” proposta dalla Commissione europea per affrontarla. Ma non sono riusciti ad arrivare a un’intesa. La questione è quindi rinviata al vertice di dicembre.

Prima del summit Lussemburgo, Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia e Olanda avevano respinto la proposta di Francia e Spagna di modificare le regole del mercato dell’energia e disaccoppiare i prezzi dell’energia elettrica da quelli del gas. I nove Paesi, nel documento che hanno pubblicato alla vigilia del Consiglio straordinario dei ministri dell’energia Ue, garantivano pieno appoggio all’approccio della Commissione europea e chiedevano di “procedere velocemente” con l’adozione del pacchetto clima per avere “prezzi accessibili e prevedibili” nel medio termine.

“Dobbiamo stare molto attenti prima di interferire nel disegno dei mercati interni dell’energia. Questo non sarà un rimedio per mitigare l’attuale aumento dei prezzi legato ai mercati dei combustibili fossili”, si legge nel documento. I nove paesi ritengono che le misure nel breve periodo debbano limitarsi ad “azioni nazionali temporanee e mirate” per proteggere i consumatori e le imprese vulnerabili. Nel medio periodo, “una parte centrale della soluzione sta nelle misure di efficienza energetica e nel dispiegamento accelerato di fondi di energia rinnovabili”, aggiungono. Al fronte dei contrari a una riforma del mercato dell’energia, poco prima del summit, si sono uniti anche Belgio e Svezia.

La riunione dei ministri quindi si è conclusa con un nulla di fatto per la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi Ue.  “Non è emersa una posizione consensuale circa gli interventi che vanno applicati a livello Ue. Un approccio comune è necessario. Il consiglio dei ministri dell’Energia di dicembre sarà un appuntamento fondamentale e potrà preparare il summit dei leader”, ha spiegato Jernej Vrtovec, ministro delle Infrastrutture della Slovenia che detiene la presidenza di turno dell’Ue, al termine del Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia. La commissaria Ue, Kadri Simson, ha aggiunto che a dicembre sarà presentato “un pacchetto completo per la de-carbonizzazione del mercato del gas e per il mercato dell’idrogeno”. “Noi tutti condividiamo la preoccupazione per i più vulnerabili, la priorità è proteggere cittadini e imprese. Per quanto riguarda le politiche fiscali e l’energy mix ciascun Stato membro ha una situazione diversa”, ha spiegato la commissaria Ue all’Energia, bocciando, di fatto, la proposta spagnola di disaccoppiare i prezzi dell’elettricità da quelli del gas.

Madrid e Parigi avevano chiesto di disaccoppiare i prezzi dell’elettricità dal mercato del gas per attenuare l’impatto dei rincari. In precedenza i ministri francesi dell’Economia e dell’Ecologia, Bruno Le Maire e Barbara Pompili, avevano scritto al presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, e alla Commissione Ue per chiedere una maggiore cooperazione tra gli Stati membri davanti al caro-prezzi e una revisione del funzionamento del mercato europeo del gas e dell’elettricità.

I due ministri avevano chiesto anche di diversificare sul medio e lungo periodo le fonti di approvvigionamento energetico in Ue e di ridurre il più rapidamente possibile la dipendenza da Paesi esportatori di gas come la Russia, accusata da Le Maire di “giocare” sulle forniture “per far salire i prezzi ed erodere l’indipendenza politica” della Francia e dell’Europa.

Mentre l’Italia spinge soprattutto sugli stock comuni. “Siamo stati espliciti con la necessità di preparare subito uno stoccaggio integrato con le scorte strategiche. Dobbiamo proteggere tutti i Paesi dell’Ue in egual misura” aveva ribadito il presidente del Consiglio Mario Draghi dopo il Consiglio europeo della scorsa settimana. “A lungo andare puntare sulle rinnovabili.  Ma se i prezzi del gas salgono, si pone un problema anche di finanziare questo percorso. Ed è difficile rinunciare al gas immediatamente per molti Paesi”, aveva spiegato Draghi.

Il dibattito sui prezzi dell’energia ha visto nascere una terza fazione quella di coloro che danno la colpa all’Ets e alle politiche verdi dell’Unione. A quest’ultimo gruppo appartengono Paesi dell’Est come la Polonia, le cui economie sono ancora fortemente dipendenti dal carbone e per questo chiedono di rallentare con la svolta sostenibile. Lussemburgo, Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia e Olanda hanno respinto questo appello, dicendo che le misure di efficienza energetica e una accelerazione verso le rinnovabili sono la soluzione per contrastare l’aumento dei prezzi nel medio periodo.