Energia, i ministri dell’Ue si preparano a un futuro senza le forniture russe

L'UE si sta preparando per il prossimo inverno poiché deve fare i conti con la sua insicurezza energetica. [Commissione europea]

L’Unione europea sta valutando misure per rafforzare la sua sicurezza energetica, dal momento che le sanzioni sempre più dure contro la Russia e l’escalation della violenza in Ucraina hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime energetiche russe per il prossimo inverno.

L’Europa importa circa il 40% del gas, il 35% del petrolio greggio e oltre il 40% del carbone  che utilizza dalla Russia. Poiché su queste importazioni sta crescendo l’incertezza e le riserve di gas dell’UE stanno scendendo al di sotto del 30%, l’Unione è alla ricerca di alternative all’energia russa e deve pianificare attentamente il prossimo inverno.

“La nostra situazione attuale è tesa”, ha affermato la commissaria per l’Energia dell’UE, Kadri Simson, aggiungendo che la Commissione sta informando costantemente i ministri dei paesi dell’UE sulle sue previsioni, valutazioni e piani di emergenza.

L’UE ha un “robusto stock” di riserve petrolifere, ha spiegato Simson prima della riunione dei ministri dell’Energia convocata a Bruxelles il 28 febbraio. La Commissione europea afferma che, anche se la Russia tagliasse tutte le forniture di energia all’Europa, l’UE sarebbe in grado di superare questo inverno.

“A breve termine, l’analisi della Commissione ha mostrato che non vi è alcun rischio per la sicurezza del nostro approvvigionamento energetico”, ha affermato Barbara Pompili, ministro francese per la Transizione ecologica. La Francia mantiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE fino a luglio.

Simson ha aggiunto che l’attuale valutazione è che “l’UE può superare questo inverno in sicurezza. Al momento, i flussi di gas da est a ovest continuano, le consegne di gas naturale liquefatto (GNL) nell’UE sono aumentate in modo significativo e le previsioni meteorologiche sono favorevoli”.

Ma la situazione diventa più difficile se si guarda all’inverno del 2022. “Il prossimo inverno, gli Stati membri e la Commissione rafforzeranno il loro coordinamento per aumentare, ad esempio, la nostra capacità di importare GNL”, ha affermato Pompili.

“Dovremo usare i nostri terminali nel miglior modo possibile, dobbiamo riempirli e aumentare le nostre scorte. E dobbiamo avere più scambi con i paesi produttori esportatori”, ha aggiunto.

Ma nonostante l’attenzione di Pompili sull’aiuto che possono offrire le importazioni di GNL, gli analisti energetici europei sono sempre più scettici sulla capacità dell’UE di fare a meno del gas russo il prossimo inverno.

In un’analisi pubblicata il 28 febbraio, il think tank Bruegel ha ipotizzato tre scenari:

  1. niente gas russo, il che richiederebbe all’UE di ridurre la domanda di energia del 10-15% del totale annuo;
  2. importazioni dalla Russia limitate, con gli oleodotti Nord Stream 1 e Turkstream che funzionerebbero a pieno regime mentre il transito attraverso l’Ucraina e la Polonia si fermerebbe. Ciò significherebbe che “Gazprom guadagnerebbe molti soldi” mentre l’Europa continuerebbe a “soffrire di un mercato del gas altamente volatile”;
  3. importazioni russe a un livello medio, senza sanzioni energetiche da nessuna delle parti. Gli obblighi contrattuali a lungo termine di Gazprom (come indicato dai flussi di gas del 2021) impiccherebbero che lo stoccaggio dell’UE potrebbe essere “facilmente rifornito” e lo scenario “porterebbe a prezzi più bassi”.

La Germania affronta la sua dipendenza dal gas

Mentre l’UE sperimenta un cambio di paradigma dopo l’altro, guarda anche all’elefante nella stanza più legato al gas: la Germania, il più grande paese dell’UE e uno dei più dipendenti dal gas russo.

La dipendenza dei paesi europei dal gas russo, visualizzata dal think tank Bruegel sulla base dei dati di ENTSO-G. Fonte: Bruegel/Zachmann

 

Secondo Robert Habeck, vicecancelliere tedesco e ministro dell’Economia e della protezione del clima, “l’attacco russo all’Ucraina deve svegliare l’Europa anche in termini di politica energetica. La politica energetica è politica della sicurezza”.

“Rafforzare la nostra sovranità energetica rafforza la nostra sicurezza”, ha detto Habeck ai giornalisti prima della riunione di lunedì, proponendo una soluzione in due fasi ai problemi energetici del suo paese.

“Dobbiamo superare l’elevata dipendenza dalle importazioni russe di combustibili fossili: un guerrafondaio non è un partner affidabile”, ha spiegato. “In secondo luogo, dobbiamo portare avanti la transizione energetica a livello europeo”.

Prima dell’arrivo di Habeck a Bruxelles, erano già noti i dettagli del suo obiettivo di creare riserve strategiche per gas e carbone.

Una comunicazione del ministero vistionata da Der Spiegel illustra il piano di Habeck: dall’inizio di agosto 2022, i depositi di gas tedeschi dovrebbero essere pieni al 65%, una percentuale che dovrà arrivare all’80% in ottobre e raggiungere un picco del 90% il 1° dicembre.

Quindi, il 1° febbraio, le riserve di gas dovrebbero essere al 40%. La stesura del regolamento sugli obblighi di stoccaggio della Germania è stata strettamente coordinata con i paesi dell’UE, ha affermato il ministero, e dovrebbe far parte del ‘pacchetto pasquale’ di legislazione energetica accelerata che Habeck presenterà al Parlamento tedesco.

Per quanto riguarda lo stoccaggio del carbone, la situazione è considerata più difficile, poiché la maggior parte delle centrali a carbone tedesche funzionano con un sistema “just in time”, il che significa che le importazioni di carbone vengono consegnate direttamente alle fornaci.

Il governo potrebbe imporre agli operatori delle centrali a carbone di immagazzinare il 30% del consumo annuo in una riserva, ha detto una fonte tedesca a EURACTIV.

La situazione italiana

Nel nostro Paese, il pre-allarme sul gas – ovvero il monitoraggio dei flussi e l’inizio del riempimento dei depositi di stoccaggio – è stato attivato dal ministero della Transizione ecologica sabato 26 febbraio.

Attualmente, ha affermato il ministro Roberto Cingolani, gli stoccaggi – la cui capacità totale è di circa 19 miliardi di metri cubi – sono stati riempiti al 75 per cento. Già nel ‘decreto bollette’ del 18 febbraio il governo aveva obbligato le aziende energetiche ad arrivare a un livello di stoccaggio del 90 per cento in vista dell’inverno 2022-23.

Nel suo discorso in Parlamento di martedì 1° marzo, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha detto che “saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altre capacità di importazione. Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni, ma anche nel prossimo futuro più immediato, rischia di essere più complicata”.

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Le opzioni al vaglio dell’esecutivo, ha aggiunto, “perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altri fornitori”, ma anche – come è filtrato negli ultimi giorni – la riattivazione della produzione di energia da carbone e olio combustibile.

In ogni caso, il ‘decreto bollette’ prevede che iil ministero della Transizione, in base al livello degli ammanchi di energia, possa mettere in campo provvedimenti di riduzione obbligatoria dei consumi industriali, definire nuove soglie di temperatura per il riscaldamento delle case, fino ad arrivare – nello scenario peggiore – a sospendere le forniture delle abitazioni con distacchi programmati.

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Ulteriori misure europee

Indipendentemente da ciò che sarà programmato per il prossimo inverno e nonostante le assicurazioni che l’Europa supererà questo, ci sono ancora preoccupazioni per i prezzi dell’energia.

La Commissione europea dovrebbe presentare la prossima settimana un’aggiunta alle sue misure di ottobre per affrontare il rincaro delle tariffe dell’energia, compresi ulteriori modi per affrontare la crisi dei prezzi e un’analisi della situazione attuale.

Ad esempio, è in discussione un “meccanismo volontario” per ridurre il consumo di energia per “tenere sotto controllo i consumi”, ha detto lunedì Pompili ai giornalisti. “Naturalmente, questa è una discussione [che] deve aver luogo in ogni stato membro”, ha aggiunto.

Parallelamente, si prevede che verrà proposto un meccanismo per offrire ai grandi utilizzatori di energia un incentivo a ridurre i propri consumi, cosa già fatta dai gestori di rete dell’UE su scala ridotta.

Nei momenti in cui la domanda di elettricità supera l’offerta, agli operatori industriali potranno essere offerti incentivi finanziari per sospendere la produzione fino a quando la domanda di energia non sarà inferiore.

Questa nuova spinta all’efficienza energetica alla luce della guerra in Ucraina potrebbe introdurre a livello dell’UE un quadro di regole per garantire che tali schemi diventino più diffusi e possano essere rivolti anche alle famiglie.

“Ci stavamo già pensando, perché è parte integrante delle misure che vogliamo mettere in atto a medio e lungo termine, proprio per contrastare la nostra dipendenza dalla Russia e non solo”, ha detto Pompili.