Energia, i giganti dell’elettrico chiedono una tassa sulla CO2 per le importazioni di idrogeno

Il logo della società energetica francese EDF. [EPA-EFE/PATRICK SEEGER]

Un gruppo di aziende elettriche europee tra cui EDF, Enel, Iberdrola e Ørsted ha chiesto alla Commissione Ue di imporre una tassa sulla CO2 per le importazioni di idrogeno in arrivo in Europa.

I dazi sulla CO2 sarebbero introdotti “al fine di evitare che le importazioni di idrogeno a base fossile e ad alta emissione” entrino nel mercato dell’Ue, hanno scritto le aziende in una lettera inviata alla Commissione europea la scorsa settimana.

“Tali importazioni introdurrebbero una concorrenza sleale con la nascente produzione di idrogeno pulito nell’Ue, ostacolando così lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno europea”, affermava la missiva, datata 29 giugno. Per evitare ciò, i firmatari “chiedono l’inclusione del settore dell’idrogeno nel prossimo regolamento sul meccanismo di regolazione del carbonio alle frontiere”.

La lettera è stata firmata dai gruppi elettrici europei EDF (Francia), EDP (Portogallo), Enel (Italia), Iberdrola (Spagna), McPhy (Francia) e Ørsted (Danimarca), assieme a ESB Energy for Generations Fund e all’Associazione europea per lo stoccaggio dell’energia (EASE).

La Commissione europea dovrebbe presentare la sua proposta per una tariffa Ue sulla CO2 in entrata alle frontiere mercoledì 14 luglio, come parte di un più ampio pacchetto di leggi volto a ridurre le emissioni di gas serra dell’Ue almeno del 55% entro il 2030.

Secondo una bozza trapelata in anteprima, l’imminente meccanismo di regolazione della CO2 alle frontiere dell’Ue (CBAM) verrebbe applicato innanzitutto alle importazioni di acciaio, ferro, cemento, fertilizzanti, alluminio ed elettricità. Il regime sarà introdotto gradualmente a partire dal 2023 e potrebbe essere esteso in seguito ad altri settori, dopo la sua piena attuazione prevista per il 2026.

La Germania è al primo posto tra i paesi dell’Ue che cercano di importare idrogeno per soddisfare la domanda delle sue affamate industrie manifatturiere. Il 14 giugno, Berlino ha firmato un’alleanza bilaterale con l’Australia per facilitare una catena di approvvigionamento di idrogeno basata sull’energia rinnovabile tra i due paesi.

Anche Paesi Bassi, Belgio e Spagna hanno segnalato la loro intenzione di sostenere l’importazione di idrogeno verde dai paesi in grado di produrlo in grandi quantità.

Idrogeno, alcuni Paesi Ue temono la dipendenza dalle importazioni

L’Ue è storicamente un grande importatore di energia, con la maggioranza del suo petrolio e gas proveniente da Russia e Medio Oriente. Oggi, con l’Europa che cerca di decarbonizzare il settore energetico, alcuni Paesi temono che possa aumentare la dipendenza …

Ma non tutti i paesi dell’Ue sono favorevoli. A giugno, in una riunione del Consiglio per l’energia dell’Ue, i ministri di Estonia, Francia, Ungheria e Polonia si sono tutti espressi contro le importazioni di idrogeno, affermando che la priorità dovrebbe essere quella di produrlo in Europa.

I paesi anti-importazione sono sostenuti dalla nascente industria europea dell’idrogeno. “Dal momento che attualmente importiamo petrolio, gas e carbone come materie prime, questo modello deve continuare anche con l’idrogeno? Beh, no”, ha detto Luc Grare del produttore francese di idrogeno Lhyfe, che guida una delle tavole rotonde del settore alla Clean Hydrogen Alliance dell’Ue.

“La decarbonizzazione della produzione di idrogeno esistente e la promozione dello sviluppo di idrogeno pulito sono obiettivi strategici dell’Ue”, aggiunge Jorgo Chatzimarkakis, segretario generale dell’associazione di settore Hydrogen Europe: “Se l’UE decide di implementare quote di idrogeno pulito su materiali e prodotti, mentre altri paesi e regioni al di fuori dell’Ue non lo fanno, non ci saranno condizioni di parità”, ha detto a EURACTIV via e-mail.

“È necessario implementare un meccanismo di regolazione delle tasse per la CO2 importata, e forse anche dei premi per l’esportazione”, ha aggiunto Chatzimarkakis, affermando che il sistema dovrebbe essere basato su un sistema accettato a livello globale per valutare il contenuto di anidride carbonica di combustibili e gas.

“Dobbiamo sviluppare un sistema internazionale di garanzie di origine. Il nostro sistema GO ha bisogno di una riforma e l’Europa ha l’opportunità di essere all’avanguardia nello sviluppo di un sistema che si basa su 4 principi: tracciabilità, negoziabilità, trasparenza e affidabilità”.

L'industria dell'idrogeno punta a una drastica riduzione dei prezzi entro il 2050

Secondo le imprese europee del settore, il prezzo dell’idrogeno pulito potrà scendere drasticamente entro la metà del secolo se l’Ue creerà una struttura di mercato dedicata per sviluppare questo carburante. I gruppi ambientalisti, tuttavia, sono scettici.

“Abbiamo bisogno di spese in …

Quasi tutto l’idrogeno oggi è prodotto da combustibili fossili come il gas naturale. “In questo contesto, c’è il rischio che alti livelli di emissioni di CO2 siano incorporati nell’idrogeno importato, il che sarebbe in contrasto con la strategia dell’UE sull’idrogeno, e con il Green Deal dell’Ue”, hanno avvertito i firmatari della lettera.

Il sistema da loro proposto dovrebbe basarsi su un meccanismo di certificazione per misurare il contenuto di carbonio dei combustibili fabbricati in Europa o importati nel mercato dell’Ue.

WindEurope, un’associazione di categoria che raggruppa aziende attive nel settore dell’energia eolica, ha rifiutato di commentare il piano di regolazione della CO2 alle frontiere dell’Ue fino alla pubblicazione ufficiale della proposta della Commissione. Anche SolarPower Europe, un’altra associazione industriale, ha rifiutato di commentare, rimandando alla sua pesa di posizione ufficiale sul CBAM, che punta il dito contro la mancanza di informazioni sulla futuro meccanismo dell’Ue.