Energia, General Electric punta ad avere centrali al 100% a idrogeno entro il 2030

Una sede di General Electric. [EPA-EFE/URS FLUEELER]

GE Gas Power, la divisione legata alla produzione di energia dal gas naturale della multinazionale statunitense General Electric, punta a convertire le centrali energetiche a gas per funzionare al 100% a idrogeno verde entro il 2030.

Al momento, le più grandi turbine a gas della General Electric possono funzionare al 50% con idrogeno, ha spiegato il vicepresidente di GE Gas Power Martin O’Neil. L’obiettivo della compagnia è quello di continuare nella ricerca e sviluppo per aumentare la capacità di combustione dell’idrogeno rinnovabile fino al 100% entro il 2030.

Questo obiettivo richiede però un grande aumento della produzione di idrogeno pulito, possibile solo se al mix energetico fossero aggiunte numerose fonti di idrogeno a bassa intensità di carbonio, come quello cosiddetto ‘blu’ le cui emissioni sono catturate e immagazzinate.

Lo scorso luglio, la Commissione europea ha svelato una proposta per sviluppare la produzione di idrogeno pulita al 100% dall’elettricità rinnovabile, installando almeno 6 GW di elettrolizzatori nell’Ue entro il 2025 e 40 per il 2030.

Attualmente più del 95% della produzione di idrogeno mondiale proviene dal reforming del vapore degli idrocarburi, un processo ad alta intensità di carbonio che produce una significativa quantità di emissioni. “Pensiamo che il futuro sia la cattura e stoccaggio del carbonio, con l’introduzione graduale di idrogeno blu e verde”, ha detto Martin O’Neil.

In questo modo “la tecnologia di produzione energetica tramite turbine a gas diventa una destinazione, non soltanto un ponte”, ha proseguito. Ma, ha aggiunto, “bisogna agire subito”, chiedendo meccanismi e politiche di incentivazione per ottenere subito riduzioni di emissioni, invece di attedere 10, 15 o 20 anni che la tecnologia raggiunga un’ampia diffusione.

L’Unione europea ha posto obiettivi climatici più stringenti per il 2030 e il 2050, con l’intento di raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo. Sebbene questo stia accelerando il processo di superamento del carbone, l’attenzione si è spostata ora sul gas fossile, che ha superato la lignite come principale responsabile delle emissioni della generazione di energia.

Anche questo settore sarà colpito in futuro. A febbraio Siemens Energy AG ha annunciato il taglio di 7.800 posti di lavoro dalla sua divisione legata al gas come fonte di energia, adeguandosi a un mercato che si sta a sua volta allontanando da questa fonte.

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Caso per caso

La richiesta di gas rimarrà comunque alta nel breve termine, con Paesi europei come la Polonia che stanno sostituendo le vecchie centrali a carbone con le più moderne a gas fossile. “Nei prossimi dieci anni sarà ancora importante, anche quello ad alta intensità di carbonio”, ha dichiarato Jonathan Stern dell’Istituto degli studi energetici di Oxford.

Ci sarà un bilanciamento perché mentre alcuni Paesi si stanno muovendo verso tecnologie pulite, altri stanno superando ora il carbone e rivolgendosi al gas naturale come combustibile di transizione.

La Commissione europea ha preso una posizione cauta sulla questione. Il gas naturale può “accelerare il superamento del carbone” in Paesi come la Polonia, che attualmente si basano fortemente sul carbone per la generazione di elettricità, ha dichiarato Ditte Juul Jørgensen, direttrice generale al dipartimento dell’energia della Commissione Ue.

“La questione deve essere considerata caso per caso”, ha aggiunto, spiegato che ci sono casi in cui questo tipo di investimenti potrebbe essere un ostacolo verso la transizione ecologica. Dopo il 2030, ha proseguito Jørgensen, i combustibili fossili non sono una soluzione a lungo termine e non faranno parte del sistema nel 2050.

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Il documento pubblicato …

Investimenti sulle infrastrutture

Jørgensen ha chiarito anche che termineranno i fondi europei per i progetti transfrontalieri legati al gas fossile, specificando che gli investimenti futuri si concentreranno su soluzioni pulite come idrogeno ed elettrolizzatori.

Non tutti gli eurodeputati sono d’accordo. Maria Spyraki, membro greco del Parlamento europeo, ha evidenziato la necessità di riconoscere la differente velocità di avanzamento del processo di decarbonizzazione nei vari Paesi.

Per esempio, nella regione greca della Macedonia occidentale non ci sono infrastrutture locali per la diffusione del gas, ha detto, aggiungendo che non ci sono fondi europei disponibili per supportarle. “Dobbiamo pensare a come supportare le infrastrutture locali, ripensando e riconvertendo quelle esistenti”, ha dichiarato Spyraki.

Anche Martin O’Neil ha evidenziato il fatto che gli Stati si trovano a diversi punti di partenza e avranno bisogno del gas fossile per supportare la loro transizione dal gas naturale. Tuttavia, questo non impedisce di convertire le turbine esistenti per funzionare con l’idrogeno.

Molte delle turbine a gas esistenti di GE “hanno già la capacità di ricevere quantità significative di idrogeno” e gas sintetici, ha aggiunto. “Fondamentalmente, la nostra intenzione è quella di ricovertire man mano che le percentuali crescenti di idrogeno diventano disponibili”, ha detto.

La strategia sull’idrogeno della Commissione europea, presentata a luglio dell’anno scorso, dice che l’idrogeno pulito potrebbe soddisfare il 24% della domanda mondiale di energia entro la metà del secolo, con vendite annuali dell’ordine di 630 miliardi di euro.

A conti fatti, l’esecutivo Ue prevede che i gas a basso contenuto di carbonio sostituiranno gradualmente il gas fossile entro il 2050, con un consumo che rimarrà a livelli simili.

“Quello che stiamo attualmente stimando è che il consumo totale di combustibili gassosi nel 2050 sarà più o meno paragonabile a quello che è nel 2030, ma dovrebbe essere uno spostamento dal gas fossile al gas a basso contenuto di carbonio e rinnovabile”, ha detto Jørgensen.