Energia, costi sempre più alti: si intensifica il dibattito sul piano Ue per decarbonizzare trasporti e riscaldamento

Prezzi in euro in una stazione di servizio Shell a Berlino a marzo 2022 [EPA-EFE/FILIP SINGER]

La pressione dei prezzi energetici, in particolare in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, si sta inserendo nel confronto sull’obiettivo dell’Unione per il taglio delle emissioni entro il 2030.

All’interno delle politiche contro il cambiamento climatico che gli Stati membri dell’Ue stanno negoziando, il punto più controverso si è rivelato il piano per far pagare ai fornitori di carburante la CO2 emessa da auto e riscaldamento degli edifici.

I politici dell’Unione hanno proposto il lancio del nuovo mercato del carbonio per il trasporto e il riscaldamento per il mese di luglio, come parte dei piani per soddisfare l’obiettivo (per combattere la crisi climatica) di tagliare le emissioni nette del 55% entro il 2030 dai livelli del 1990.

I paesi dell’Ue stanno negoziando il pacchetto di misure, che secondo Bruxelles aiuterà a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi. L’invasione di Mosca in Ucraina ha spinto gli Stati membri a ragionare nell’ottica di abbandonare il petrolio, il carbone e il gas russo entro pochi anni.

In una riunione dei ministri dell’ambiente dei 27 paesi dell’Ue giovedì 17 marzo, diversi Paesi, tra cui Svezia, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Austria hanno sostenuto il nuovo mercato del carbonio.

“Lo scambio di emissioni a livello europeo è il nostro strumento più efficiente per mitigarle”, ha detto il ministro svedese del clima Annika Strandhall. “Non vediamo alternative plausibili”.

Polonia e Ungheria si sono opposte, mentre altri stati come il Belgio, la Romania, la Repubblica Ceca, la Spagna, la Slovacchia e la Slovenia hanno sollevato preoccupazioni, tutte incentrate sulle potenziali ricadute sui cittadini in termini di costi.

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I sostenitori ritengono che il mercato sia necessario per ridurre le emissioni dei trasporti, aumentate negli ultimi anni, e gli edifici europei che consumano energia; questi, se non controllati, potrebbero far fallire gli obiettivi per limitare il cambiamento climatico.

Gli scettici avvertono che potrebbero aumentare le bollette energetiche se i costi di CO2 per i rifornitori vengono poi trasferiti ai consumatori. Il mercato non verrebbe lanciato fino al 2026, ma il dibattito si è intensificato negli ultimi mesi a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia.

“Qualsiasi ulteriore aumento artificiale dei prezzi dell’energia non è né necessario né accettabile”, ha detto l’ambasciatore ungherese Gabor Baranyai, aggiungendo che includere il riscaldamento domestico nello schema è una “linea rossa”.

Intanto, la Commissione europea ha proposto di utilizzare le entrate del mercato per sostenere le famiglie a basso reddito e investire nel risparmio energetico e in altre misure per ridurre le bollette.