Emissioni: come cambiano gli aiuti di Stato nel sistema Ets

epa01455624 (FILE) L'elenco dei settori comprende l'alluminio, la carta e il rame, nonché il ferro e l'acciaio, alcuni polietileni utilizzati nella produzione di materie plastiche e la fibra di vetro, che devono tutti affrontare costi di elettricità più elevati rispetto ai concorrenti stranieri a causa della loro inclusione nell'ETS. EPA/PETER FOERSTER *** Local Caption *** 00000401063577

Lo scorso 21 settembre la Commissione europea ha ridotto il numero di settori industriali che possono beneficiare di sussidi per far fronte ai maggiori costi dell’energia elettrica generati dal mercato del carbonio dell’Ue, l’Emissions Trading Scheme.

La Commissione europea ha annunciato che, rispetto ai 14 previsti dalle precedenti linee guida Ets sugli aiuti di Stato, le compensazioni saranno ammissibili solo per 10 settori nell’ambito del regime rivisto.

Tra questi vi sono settori come l’alluminio, la carta e il rame, nonché il ferro e l’acciaio, alcuni polietileni utilizzati nella produzione di plastica e la fibra di vetro, che devono tutti affrontare costi di elettricità più elevati rispetto ai concorrenti stranieri a causa della loro inclusione nell’Ets.

L’idrogeno fa la sua prima apparizione nella lista, riprodotta qui di seguito.

 

Sollievo per le industrie del rame, dei metalli e minerarie

Le linee guida Ets sugli aiuti di Stato “mirano a ridurre il rischio di ‘rilocalizzazione delle emissioni di carbonio'”, in base alle quali le aziende trasferiscono le fabbriche al di fuori dell’Europa dove i costi del carbonio sono più bassi.

Per evitare che ciò avvenga, la Commissione europea permette allora ai governi nazionali di ricompensare le imprese “poiché i produttori di elettricità trasferiscono il prezzo del carbonio” ai consumatori industriali.

Nelle linee guida aggiornate, Bruxelles ha confermato la sua decisione di abbassare il tetto di finanziamento dall’85% al 75% dei costi ammissibili e di “escludere il finanziamento per le tecnologie non efficienti” per mantenere la pressione sulle aziende affinché riducano il loro consumo di elettricità.

Inoltre, secondo la Commissione, i sussidi dovranno essere “condizionati agli sforzi di decarbonizzazione delle imprese interessate”, compreso il rispetto delle raccomandazioni formulate nel quadro di un audit di efficienza energetica che è obbligatorio per le imprese più grandi.

La pubblicazione dell’elenco finale dei settori ammissibili ai sussidi sarà un sollievo per industrie come quelle dell’estrazione del rame e del ferro, che non erano state incluse in una versione provvisoria dell’elenco, pubblicata a gennaio.

Tra questi vi sono i produttori di metalli non ferrosi, che spendono circa il 40% dei loro costi di produzione complessivi per l’elettricità. “Speriamo che le linee guida sugli aiuti di Stato dell’ETS di oggi siano le prime di un pacchetto di misure per raggiungere una parità di condizioni a livello globale per i costi dell’energia elettrica industriale e per confermare l’elettrificazione come una via percorribile di neutralità climatica per noi e per altri settori”, ha detto Guy Thiran, segretario generale di Eurometaux.

Il carbon leakage “rimane una minaccia”

Nonostante un generale irrigidimento, le regole vengono allentate anche in altri settori.

Ad esempio, le dispense non saranno più degressive, ma stabili nel tempo. E anche se il numero dei settori ammissibili si riduce, l’importo complessivo erogato è destinato ad aumentare nel corso degli anni a causa dell’aumento del prezzo della CO2 sul mercato del carbonio dell’Ue.

Le linee guida rivedute entreranno in vigore il 1° gennaio 2021 e sostituiranno quelle precedenti, aggiornate per l’ultima volta nel 2012. Un ulteriore aggiornamento sarà necessario dopo la revisione dell’Ets da parte dell’Ue nei prossimi anni.

Sebbene i funzionari dell’Ue riconoscano che finora la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio non si è realmente verificata, sono ancora preoccupati che un mercato del carbonio più ristretto rischi di spingere le aziende e i posti di lavoro al di fuori dell’Europa.

Il “carbon leakage non è avvenuto in generale”, ma “solo ai margini”, ha dichiarato un alto funzionario dell’Ue che ha informato i giornalisti in vista del vertice Ue-Cina della scorsa settimana. Tuttavia, ciò non significa che non accadrà in futuro, ha aggiunto, dicendo che la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio “rimane una minaccia” nel contesto delle politiche climatiche restrittive dell’Ue.

“Mentre rafforziamo il nostro mercato del carbonio, inevitabilmente, il numero di quote sarà ridotto”, ha detto il funzionario. “E noi daremo un’occhiata a questo” durante i colloqui per la riforma dell’Ets, che inizieranno l’anno prossimo, quando la Commissione presenterà una proposta entro giugno 2021.

La riforma dell’Ets dovrà anche considerare una potenziale carbon border tax che la Commissione Europea ha promesso di mettere in atto per proteggere le industrie a più alto rischio di rilocalizzazione.

I funzionari hanno già però chiarito che le industrie dell’Ue protette dall’imminente tassa alle frontiere non potranno più beneficiare di quote Ets gratuite e di altri vantaggi per compensare i maggiori costi di carbonio.

“Effetto perverso”

Nel frattempo, la delusione era palpabile in industrie come il settore ceramico, che è stato lasciato fuori dalla lista finale.

Ceramie-Unie, un’associazione di categoria, ha detto che la ceramica non è riuscita ad entrare nella lista a causa dei criteri che collegano l’esposizione al “carbon leakage” ai costi del carbonio, ai profitti e al costo del lavoro.

“Il risultato di tale metodologia è che un settore altamente esposto al commercio internazionale, che ha pochi profitti (rispetto ai costi del carbonio) ma con alti costi del lavoro, sarà considerato come avente un margine più ampio per assorbire i costi aggiuntivi di carbonio”, ha detto Ceramie-Unie in un comunicato.

Questo “ha l’effetto perverso di penalizzare le industrie che sono più ad alta intensità di manodopera, tipicamente i settori delle Pmi”, ha aggiunto. In altre parole, la Commissione “ritiene che un settore di questo tipo non dovrebbe essere ammissibile perché può compensare questi costi riducendo i posti di lavoro”, ha detto.