EastMed, il gasdotto potrebbe cambiare percorso

Netanyahu (dx) interviene in conferenza stampa dopo la firma per l'EastMed insieme al greco Mitsotakis (c) e al cipriota Ananstasiadis (sx) il 2 gennaio 2020 ad Atene. [EPA-EFE/YANNIS KOLESIDIS]

Grecia ed Egitto starebbero discutendo la possibilità di modificare il tracciato dell’infrastruttura destinata a portare il gas in Europa (escludendo Cipro).

Atene e Il Cairo starebbero discutendo il cambiamento del percorso del gasdotto EastMed, con il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi che avrebbe presentato al premier greco Kyriakos Mitsotakis un’idea alternativa. La notizia è stata riportata dal giornale greco To Vima e ripresa da Euractiv.com.

Nel gennaio 2020, Cipro, Grecia e Israele hanno firmato nella capitale greca un accordo per la costruzione del gasdotto del Mediterraneo orientale, che è considerato un progetto di interesse comune delle infrastrutture energetiche in Europa. Esso mira a trasferire tra 9 e 12 miliardi di metri cubi all’anno di gas offshore da pompare tra Israele e Cipro verso la Grecia, poi verso l’Italia e anche in altri paesi del sud-est europeo.

Secondo le modifiche in discussione, il gasdotto partirebbe ancora dal giacimento israeliano ‘Leviathan’ ma, invece di dirigersi verso Cipro attraverso un gasdotto offshore, si dirigerebbe verso l’Egitto via terra e poi salirebbe verso l’isola di Creta passando attraverso l’area della zona economica esclusiva greco-egiziana.

Le navi di gas naturale liquefatto (Lng) potranno poi trasportare il gas o nella città greca di Alessandropoli, situata nell’estremo est del Paese vicino al confine con la Turchia, o altrove, avendo comunque l’Europa come destinazione finale.

Cipro fuori dai giochi?

La possibilità di modificare il tracciato dell’infrastruttura sarebbe finalizzata ad affrontare le difficoltà tecniche del progetto e rispondere alla questione della sua fattibilità economica, ma da come viene riportata la questione è difficile non pensare alla vicenda di Cipro sullo sfondo, la cui situazione di separazione in due aree di influenza greca e turca preoccupa per le possibili pretese che potrebbe avanzare Ankara.

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To Vima ha riferito che Nicosia è stata cauta verso un tale scenario, considerando che potrebbe perdere una leva di contrattazione sulla complessa scacchiera geopolitica del Mediterraneo orientale. Del resto alla Turchia dà fastidio l’accordo EastMed poiché è stata esclusa dai colloqui sul progetto.

“Qualsiasi progetto che non tenga conto della Turchia, che ha la più lunga linea costiera del Mediterraneo orientale, e dei turco-ciprioti, che hanno uguali diritti sulle risorse naturali dell’isola di Cipro, non può avere successo. Portiamo questo fatto ancora una volta all’attenzione della comunità internazionale”, ha detto il ministero degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu nel gennaio 2020.

La discussione sulla fattibilità economica del gasdotto EastMed è stata al centro della scena fin dall’inizio dell’idea progettuale. Dopo la firma dell’accordo tra Israele, Grecia e Cipro, un portavoce dell’Ue aveva detto ad Euractiv.com che Bruxelles accoglieva con favore l’idea, osservando però che il gasdotto doveva essere visto come “un’opzione” per attingere alle forniture di gas EastMed per l’Ue, oltre a spedirlo in Europa sotto forma di Lng tramite autobotti.

“È importante esplorare ulteriormente i costi e i benefici di entrambe le opzioni principali”, disse il funzionario Ue, aggiungendo però che la Commissione europea non aveva “firmato” per il gasdotto, ma solo per uno studio che esplori ulteriormente la sua fattibilità.