Dieselgate, Corte Ue: “Le alterazioni delle emissioni sono sempre vietate, senza eccezioni”

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Secondo i giudici di Lussemburgo il costruttore non può installare dotazioni che condizionano il sistema di controllo delle emissioni del veicolo facendolo figurare come meno inquinante. 

Nella giornata di giovedì 17 dicembre, la Corte di giustizia europea ha confermato che l’installazione dei ‘defeat device’, per superare i test sulle emissioni alterandone i parametri, sono illegali.

Defeat device è un termine inglese, che letteralmente tradotto significa ‘dispositivo di sconfitta’, identificativo di un congegno in grado di alterare il controllo delle emissioni di un veicolo, rendendole apparentemente in regola, ‘sconfiggendo’ appunto la rilevazione del difetto.

“Un costruttore non può installare un impianto di manipolazione che migliora sistematicamente, durante le procedure di omologazione, la performance del sistema di emissioni dei veicoli al fine di ottenere la loro omologazione”, si apprende nel testo emanato dalla Corte di Lussemburgo, che riprende le conclusioni dell’avvocato generale pubblicate nell’aprile scorso.

I giudici hanno respinto anche le argomentazioni secondo le quali questo dispositivo serviva a proteggere il motore dall’usura del tempo e dallo sporco. “Il fatto che contribuisca a prevenire l’invecchiamento o che si sporchi il motore non può giustificare la presenza di tale impianto di manipolazione”, scrivono, poiché lo scopo principale era quello, appunto, di distorcere le letture delle emissioni. “Per essere giustificata, la presenza di un tale dispositivo deve permettere di proteggere il motore da danni improvvisi ed eccezionali”, precisano.

Il caso di riferimento della sentenza è quello relativo allo scandalo Dieselgate della Volkswagen (gruppo di cui fanno fanno parte, oltre all’omonima marca, le controllate Audi, Porsche, Seat e Skoda), che nel settembre 2015 aveva ammesso di aver installato un software (defeat device) per l’allestimento di 11 milioni di veicoli diesel in tutto in mondo.

Dieselgate, Corte Ue: "Volkswagen potrà essere citata in giudizio in tutti gli Stati europei"

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha confermato che in caso di produzione illecita, il danno si concretizza al momento dell’acquisto, ovunque esso avvenga. Perciò Volkswagen può essere citata in giudizio nei tribunali di qualsiasi Stato dell’Ue.

La difficile situazione di …

Questi dispositivi hanno permesso ai veicoli, durante i test di laboratorio sulle emissioni, di risultare meno inquinanti, diversamente dalla resa su strada che invece aveva ben altri numeri.

La vicenda, partita nel 2015 negli Usa e poi allargatasi all’Europa, ha visto coinvolti manager e ingegneri dell’azienda: due sono stati condannati negli Stati Uniti e quattro sono sotto processo in Germania; caso, quest’ultimo, per il quale i procuratori francesi hanno condotto un’indagine e hanno deferito le loro conclusioni alla Corte di giustizia europea, chiedendo chiarimenti sul diritto comunitario.

La Corte ha stabilito che il software preso in esame “modifica il livello di emissioni del veicolo in base alle condizioni di guida rilevate, e garantisce il rispetto dei limiti di emissione solo quando queste condizioni corrispondono a quelli applicate durante le procedure di approvazione”.

“Si conclude quindi – si legge nella parte finale del testo – che un dispositivo di disabilitazione che migliora sistematicamente, durante le procedure di approvazione, l’esecuzione del sistema di controllo delle emissioni dei veicoli al fine di rispettare i limiti di emissione dal presente regolamento, e quindi per ottenere l’omologazione di tali veicoli, non rientrano nel campo di applicazione l’eccezione al divieto di tali dispositivi previsto dalla normativa anche se il dispositivo aiuta a prevenire l’invecchiamento o l’intasamento del motore”.