Corsa all’idrogeno verde: quali sono i Paesi che stanno investendo di più

Giappone e Australia sono molto avanti. Ma anche l’Europa vuole giocare un ruolo decisivo. La Germania ha già raggiunto grandi risultati sul fronte dei trasporti e l’Italia potrebbe diventare un ponte tra Ue e Nord Africa.

L’idrogeno “verde”, prodotto da fonti rinnovabili, è protagonista di ambiziosi progetti di decarbonizzazione in tanti Paesi de mondo. L’Europa in particolare, avendo già perso la sfida sul solare e sulle batterie, settori dominati dalla Cina, vuole giocare un ruolo da protagonista e proprio per questo ha dato un ruolo di primo piano al vettore energetico all’interno del Green Deal.

L’idrogeno potrebbe favorire il processo di decarbonizzazione dell’industria pesante e dei trasporti. Le celle a combustibile alimentate a idrogeno potrebbero anche risolvere il problema dei lunghi tempi di ricarica delle batterie dei veicoli elettrici. Per riempire il serbatoio dell’idrogeno di un’auto a celle a combustibile bastano pochi minuti.

Rendere competitivo l’idrogeno verde però è ancora una sfida, non solo sul fronte delle tecnologie, in alcuni casi già molto avanzate, ma anche su quello dei costi ancora piuttosto elevati, dello sviluppo della e delle infrastrutture necessarie per trasportarlo.

I paesi più ricchi del mondo hanno annunciato varie strategie per aumentare la produzione e la domanda di idrogeno. Alcuni hanno scelto di puntare sull’elettricità dal solare e dal vento. Altri quella generata dalle centrali nucleari. Altri ancora, invece, hanno deciso di affidarsi almeno una prima fase all’idrogeno “grigio”, estratto dal metano o da altri idrocarburi, o “blu”, che si differenzia dal primo per il fatto l’anidride carbonica che risulta dal processo viene catturata e immagazzinata.

“I governi stanno correndo per incentivare i progetti per i mercati dell’idrogeno verde nazionali e di esportazione lavorando duramente per attrarre i miliardi di dollari che si prevede di investire nei prossimi anni”, ha dichiarato all’agenzia France Press Gero Farruggio, co-fondatore di Sustainable Energy Research Analytics a Rystad Energy, spiegando che dei 76 gigawatt di progetti di produzione che stanno seguendo, 40 sono stati annunciati nel 2020.

Gli Stati Uniti hanno una road map sull’idrogeno. L’Italia prevede di investire 10 miliardi di euro sull’idrogeno, la Germania nove miliardi di euro, mentre per Francia e Portogallo la cifra è di sette miliardi di euro ciascuno. Inoltre la Commissione Ue nella sua strategia prevede investimenti tra 180 e 470 miliardi di euro nella produzione di idrogeno rinnovabile da qui al 2050.

La Gran Bretagna invece prevede di spendere 12 miliardi di sterline (13 miliardi di euro), il Giappone 3 miliardi di dollari e la Cina 16 miliardi di dollari entro il 2020 per rendere più verdi le loro industrie, secondo la società di consulenza Accenture.

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Australia e Giappone

Il Giappone è stato il primo Paese a intuire le potenzialità dell’idrogeno e insieme all’Australia vuole dar vita alla prima supply chain completa per il vettore energetico. La partnership tra Tokyo e Canberra risale al 2019. Il progetto vede insieme le società Kawasaki Heavy Industries, J-Power e Shell Japan, l’australiana AGL Energy e altri partner internazionali.

La sperimentazione, partita nel 2021, prevede la produzione di idrogeno da gassificazione del carbone nella Latrobe Valley, nell’Australia sudorientale, la liquefazione dell’H2 e il suo trasporto in Giappone. Il Paese asiatico punta a diventare la prima “società a idrogeno” al mondo. Per raggiungere questo obiettivo il premier Suga ha portato il totale degli investimenti a 800 milioni di dollari.

La Cina

La Cina, con oltre 20 milioni di tonnellate all’anno, pari a un terzo circa della produzione totale mondiale, è già il primo produttore di idrogeno al mondo. Però si tratta per lo più di idrogeno grigio, proveniente dal carbone. Tuttavia Xi Jinping di voler trasformare la Cina in un Paese a zero emissioni entro il 2060. E proprio in quest’ottica l’interesse del paese per l’idrogeno “verde”, pulito, è in crescita.

Al momento il Paese sta lavorando su un modello di produzione di idrogeno che si basa sull’elettricità generata dal suo crescente numero di reattori nucleari. Secondo Farruggio il desiderio della Cina di decarbonizzare la sua economia e la sua capacità di abbassare i costi potrebbero portarla a dominare la produzione di elettrolizzatori.

L’Unione europea e l’Italia

L’Unione europea mira a spingere la quota di idrogeno nel suo approvvigionamento energetico dal due per cento attuale al 12-14% entro il 2050 e sta incoraggiando la cooperazione tra i diversi Paesi e gli attori del settore.

Tra i Paesi Ue quello più avanti nell’uso dell’idrogeno nei trasporti è sicuramente la Germania, che ha fissato un obiettivo di 5 GW di capacità di elettrolisi domestica per l’idrogeno verde prodotto nel Paese entro il 2030 e 10 GW entro il 2040.

La Francia invece è più avanti nella produzione, mentre i Paesi Bassi possono contare su una forte infrastruttura di gas grazie ai loro giacimenti di gas naturale. La Spagna invece ha tracciato una tabella di marcia con un obiettivo di 4 GW di elettrolizzatori entro il 2030.

L’Italia punta ad arrivare ad una capacità di elettrolisi installata pari a 5 GW entro il 2030. Entro aprile, ha fatto sapere il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, saranno definiti i dettagli.

L’Italia ha dalla sua un posizionamento forte in alcuni settori come quello della produzione di tecnologie termiche per l’idrogeno (primo produttore in Europa, con una quota di mercato del 24%), tecnologie meccaniche per l’idrogeno (secondo produttore in Europa, con una quota del 19%) e quello delle tecnologie per la produzione di idrogeno da rinnovabili. Inoltre, grazie alla sua posizione geografica, può diventare il “ponte” infrastrutturale tra l’Europa e il continente africano. Ad esempio, come suggeriva un rapporto Ambrosetti pubblicato lo scorso anno, potrebbe importare idrogeno prodotto in Nord Africa attraverso l’energia solare a un costo del 10-15% inferiore rispetto alla produzione domestica.

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Nuovi percorsi energetici

Secondo alcuni osservatori l’idrogeno potrebbe sconvolgere la mappa energetica mondiale con nuove alleanze e interdipendenze che stanno già prendendo forma.

La Germania, ad esempio, si sta avvicinando al Marocco per utilizzare l’energia solare per produrre idrogeno. I progetti Green Spider e Green Flamingo stanno sviluppando autostrade marittime per l’idrogeno e gasdotti per collegare Spagna e Portogallo al Nord Europa.

“È la creazione di queste nuove catene logistiche che permetterà le importazioni dai deserti cileni o sahariani dove c’è molta energia solare”, ha dichiarato ad Afp, Charlotte Lorgeril di Sia Partners. Il punto è capire se lo sviluppo dell’idrogeno porterà a un decentramento o a una nuova serie di dipendenze, come è avvenuto con il petrolio.