Clima: la Cina avvia il suo programma di trading delle emissioni. In Europa il prezzo della CO2 ai massimi storici

emissioni [Tom / Pixabay]

La Cina avvierà il prossimo 1° febbraio un sistema nazionale di compravendita (trading) delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, nel quadro dei suoi sforzi per decarbonizzare la sua economia riducendole a zero entro il 2060. La decisione è stata annunciata dal ministero dell’Ambiente di Pechino, che martedì 5 gennaio ha pubblicato le regole di prova del programma, le cui bozze erano state diffuse già all’inizio di novembre. 

Si parte dal settore energetico

Secondo le norme, al ministero spetterà un ruolo di supervisione e regolazione del mercato a livello nazionale, mentre le autorità provinciali che si occupano dell’ambiente gestiranno l’allocazione delle quote di emissione alle imprese, fisseranno i limiti d’inquinamento da rispettare e si occuperanno degli aspetti amministrativi e della vigilanza sul rispetto del piano. Il modello ricalca quello adottato nell’Unione europea: un mercato sul quale le aziende devono acquistare un permesso per ogni tonnellata di CO2 emessa, e quelle che inquinano di più possono acquistare il diritto di sforare le quote stabilite da altre che hanno un’impronta carbonica inferiore. L’obiettivo è ridurre le emissioni complessive grazie al progressivo innalzamento del costo necessario a produrle. 

Nel programma saranno incluse oltre 2.200 imprese che producono più di 26 mila milioni di tonnellate (Mt) di CO2 equivalente all’anno, e che fano parte del settore energetico, scelto come ambito pilota. Una volta che il piano sarà entrato a regime, gli analisti si aspettano che entrino a farne parte anche le aziende cementifere, siderurgiche, petrolchimiche e le raffinerie. 

Viste le dimensioni dell’economia cinese, che nel 2019 – secondo le stime – ha rilasciato nell’atmosfera 13,92 Mt di CO2, il 29% del totale mondiale – la previsione dell’International Carbon Action Partnership è che quando sarà pienamente operativo il sistema coprirà circa un terzo delle emissioni del paese, e diventerà il più grande al mondo. 

“Questo è uno degli sviluppi più entusiasmanti per il più grande mercato del carbonio del mondo, dopo un anno vissuto sull’ottovolante”, ha detto il vice presidente dell’Environmental Defense Fund China Zhang Jianyu, che ha lavorato come consulente del governo cinese sul trading delle emissioni. La scelta di partire dal settore energetico si deve anche al fatto che, nonostante gli ambiziosi obiettivi per aumentare la produzione da fonti rinnovabili, ancora oggi in Cina il 60% dell’elettricità è ricavata dal carbone. E secondo alcuni esperti proprio le lobby del settore potrebbero premere per ottenere limiti più favorevoli alle emissioni: come ha ricordato Li Shuo di Greenpeace Cina, anche “quando l’Europa ha iniziato il suo programma di trading, nel 2005, ci sono stati problemi nella prima fase, con i paesi membri che sembravano sul punto di cedere alle pressioni dei lobbisti”. 

Ue: le licenze d’emissione a prezzi record

Poche ore prima dell’annuncio cinese, proprio in Europa i prezzi delle licenze di emissione del programma comunitario di trading (Ets) avevano toccato un nuovo record: lunedì 4 gennaio, infatti, i permessi hanno raggiunto il valore di 34,25 euro per tonnellata di CO2, il più alto dal 2005, per poi attestarsi intorno ai 33 euro. 

La salita del prezzo si deve alla stagione invernale, con il freddo che aumenta la domanda di energia e riscaldamento, ma secondo gli analisti la sua ascesa nei prossimi anni è destinata a essere costante, visto l’impegno dell’Unione per contrastare il riscaldamento globale. Il valore delle licenze, infatti, è cresciuto del 12% circa dopo il meeting di dicembre in cui i leader europei hanno fissato obiettivi più ambiziosi per la riduzione delle emissioni, ovvero un taglio del 55% (e non più del 40) rispetto ai livelli del 1990. 

Tra le misure previste c’è anche un cambiamento del programma Ets, con una stretta al numero dei permessi sul mercato che con tutta probabilità farà crescere ancora i prezzi nel prossimo futuro. Secondo gli analisti della società di consulenza Refinitiv, entro il 2030 sul mercato europeo una licenza di emissione arriverà a costare 89 euro a tonnellata, contro i 23 stimati nel quadro del precedente obiettivo di riduzione delle emissioni del 40%.