Carta dell’energia, un trattato che ostacola la transizione green

La compagnia energetica tedesca Rwe ha chiesto un risarcimento di 1,4 miliardi di euro al governo olandese per i suoi piani di transizione energetica green, come previsto dalla Carta dell'energia. [EPA-EFE/RONALD WITTEK]

La compagnia energetica tedesca Rwe ha chiesto una compensazione da 1,4 miliardi di euro all’Olanda per la scelta di Amsterdam di eliminare il carbone dal mix energetico del Paese entro il 2030. Si tratta dell’ultima dimostrazione del fatto che il Trattato sulla Carta dell’energia sia ormai superato.

Secondo gli ambientalisti, questa notizia dimostra che il Trattato sulla Carta dell’energia, siglato nel 1994 come strumento di accordo sugli investimenti, sia inadatto a supportare la transizione green. “È scandaloso pensare che le compagnie energetiche possano usare questo trattato per bloccare la transizione verso l’energia pulita”, ha commentato Wendel Trio, il direttore di Climate Network Action Europe.

“È giunto il momento per i Paesi europei di ritirarsi da questo accordo pericoloso e non sprecare ulteriore tempo prezioso in tentativi futili di riformarlo”, ha aggiunto. Il trattato è un accordo internazionale che consente alle compagnie di rivalersi sui governi nazionali quando implementano misure che possono condizionarne gli utili.

Il trattato ha però attirato le critiche del mondo ambientalista, perché protegge i combustibili fossili ed è incompatibile con l’Accordo di Parigi, che intende limitare il riscaldamento globale a un massimo di 2° C.

L’azione da oltre un miliardo di dollari di Rwe contro il governo olandese “dimostra come il Trattato sulla Carta dell’energia sia un pericolo per il Green Deal europeo e la legge sul clima”, ha dichiarato Pia Eberhardt del Corporate Europe Observatory su Twitter.

“Gli Stati membri devono abbandonare subito questo accordo, altrimenti le compagnie inquinanti continueranno a usarlo come un’arma per ritardare l’azione per il clima e renderla insostenibile per chi paga le tasse”, ha aggiunto.

Il trattato è attualmente in revisione, ma il processo sta avanzando a rilento e in molti sostengono che non aggiusterà problemi come la protezione degli investimenti nei combustibili fossili perché ogni riforma richiede l’approvazione univoca di tutti i 54 firmatari.

Conferenza sulla Carta dell'energia: un banco di prova per la politica Ue sul clima

I ministri dell’Ue, che parteciperanno alla Conferenza sulla Carta dell’energia, dovrebbero lavorare al ritiro collettivo dal Trattato, se le altre parti si opporranno alla graduale eliminazione dei combustibili fossili dalle disposizioni vincolanti del trattato, sostiene la dottoressa Saheb.

La dott.ssa Yamina …

Già a dicembre il ministro delle politiche ambientali spagnolo aveva chiesto all’Ue di ritirarsi dal trattato. Nello stesso mese, anche quattro ministri francesi avevano fatto lo stesso.

Tra i firmatari del trattato ci sono l’Ue, tutti i suoi Stati membri eccetto l’Italia, ma anche Paesi come Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan e Mongolia, che sono altamente dipendenti dai combustibili fossili e non hanno interesse a riformare l’accordo.

Ci sono stati diversi casi nel recente passato in cui le compagnie energetiche hanno usato il trattato per agire contro i governi che cercano di ridurre la quantità di combustibile fossile nel loro mix energetico.

L’anno scorso, il gigante tedesco dell’energia Uniper ha minacciato di fare causa al governo olandese per il suo piano di eliminare gradualmente il carbone entro il 2030.  L’azienda chiede un risarcimento di 1 miliardo di euro, dicendo che sta cercando un “accordo amichevole”, ma potrebbe andare in tribunale se non si raggiunge un accordo.

In un altro caso nel 2017, la società britannica di petrolio e gas, Rockhopper, ha presentato un reclamo contro il governo italiano dopo che il ministero dello sviluppo economico del paese ha respinto la sua domanda per una concessione di produzione di petrolio.

“Il trattato sulla Carta dell’energia è un grande ostacolo all’azione per il clima perché protegge gli investimenti nei combustibili fossili”, ha detto Laurence Tubiana, Ceo della Fondazione europea per il clima. Insieme a un gruppo di 400 esperti e scienziati, ha pubblicato una lettera a dicembre chiedendo all’Ue di ritirarsi dal trattato.