Caro bollette, Paesi Ue ancora divisi sulla soluzione. Italia, Francia e Spagna vogliono una riforma del mercato dell’energia

energy-recovery [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

I 27 paesi Ue sono ancora divisi sulla necessità o meno di rivedere le regole del mercato dell’energia europeo alla luce dell’impennata dei prezzi.

I prezzi dell’energia sono saliti a livelli record in autunno, quando le forniture di gas si sono scontrate con un aumento della domanda nelle economie europee che si stanno riprendendo dalla crisi causata dal Covid-19. I prezzi del gas, anche se sono diminuiti rispetto al picco di ottobre, rimangono relativamente alti e le riserve si stanno rapidamente esaurendo con l’arrivo dell’inverno.

Per l’Italia questo significa bollette più care sia per il gas che per la luce, circa il 40% dell’energia elettrica italiana infatti si ottiene dalla combustione di gas naturale. “Un black out non è da escludere (a livello europeo) rispetto all’attuale assetto dell’approvvigionamento energetico”, ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, durante l’assemblea di Confartigianato.

I due fronti

Per affrontare questa situazione Italia, Francia, Spagna, Romania e Grecia chiedono di rafforzare la tutela dei consumatori contro la fluttuazione dei prezzi e iniziare subito i lavori per adattare il funzionamento del mercato Ue dell’energia agli obiettivi 2030.  Sono queste le proposte contenute in un “non paper” presentato giovedì 2 dicembre, alla riunione dei ai ministri Ue dell’Energia. Secondo l’Ansa anche Cipro e Malta potrebbero aderire al documento. La riunione dei ministri è chiamata a preparare il confronto tra i leader europei previsto in occasione del Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre.

Secondo i 5 Paesi che hanno firmato il “non paper”, i prezzi dell’energia devono “riflettere i costi del mix di generazione utilizzato per servire il loro consumo”. Il gruppo chiede riforme che permettano ai consumatori “di richiedere un’offerta di fornitura che li protegga dalle variazioni a breve termine del prezzo dell’elettricità” e avvertimenti aggiuntivi per i consumatori che hanno un contratto soggetto alle variazioni dei prezzi. L’assenza di tali avvertimenti “potrebbe portare i consumatori ad assumere rischi che non possono gestire, o almeno rischi di cui non sono consapevoli”, si legge nel documento.

La Commissione europea finora ha preferito essere cauta. “Cambiare il modello attuale pone dei rischi per la prevedibilità del mercato, la competitività e la transizione energetica”, aveva detto a ottobre la commissaria Ue all’Energia Kadri Simson. Una posizione condivisa da 9 Paesi (Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi) che hanno firmato un documento, opposto a quello sottoscritto dall’Italia, in cui chiedono di esaminare tutte le opzioni, ma solo all’interno del quadro di mercato esistente.

“Non possiamo sostenere alcuna misura che rappresenti un allontanamento dai principi competitivi del nostro mercato dell’elettricità e del gas”, scrivono i nove, avvertendo che qualsiasi deviazione da queste regole “metterebbe in pericolo la transizione verde e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico”.

La posizione dell’Italia

“Sono state analizzate molte possibilità, si parla di fare uno stoccaggio comune del gas, si è discusso dell’eventualità di un sistema regolatorio europeo che tuteli maggiormente il cittadino. Tutte queste soluzioni hanno dei pro e dei contro, non c’è ancora una soluzione identificata”, ha spiegato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani a margine del vertice dei ministri. “Ci sono alcuni Stati che preferirebbero non cambiare le regole – sono soprattutto gli Stati del Nord – anche perché a loro modo di vedere la bolla dei prezzi del gas potrebbe scendere nel primo quadrimestre del 2022. Altri Paesi, come Spagna Francia e noi, sono più interessati a rivedere globalmente il meccanismo di tutela del cittadino”, ha aggiunto.

“La discussione in Ue è stata sana – ha continuato Cingolani -, i prossimi mesi saranno fondamentali e l’Acer (Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia) consegnerà il suo rapporto ad aprile, quindi abbiamo tutto il tempo di chiudere questo quadro. Il problema va risolto strutturalmente”.