Carbone, in aumento le importazioni dell’Europa dal Sudafrica come alternativa alla Russia

A partire dalla seconda settimana di agosto, le importazioni di carbone russo saranno vietate nell'Unione Europea [Shutterstock/Parilov]

I Paesi europei, alla ricerca di alternative al carbone russo, hanno importato il 40% in più di carbone dal principale hub di esportazione sudafricano nei primi cinque mesi di quest’anno rispetto all’intero 2021, secondo i dati forniti da Reuters mercoledì (15 giugno).

Secondo i dati, il Richards Bay Coal Terminal (Rbct) del Sudafrica ha fornito 3.240.752 tonnellate di carbone ai Paesi europei entro la fine di maggio di quest’anno, pari al 15% delle sue esportazioni complessive, rispetto alle 2.321.190 (4%) del 2021.

A partire dalla seconda settimana di agosto, le importazioni di carbone russo verranno vietate nell’Unione Europea, in concordanza con le aspre sanzioni contro Mosca.

Il Rbct non ha immediatamente rilasciato commenti. Solitamente fornisce cifre annuali e non una ripartizione completa delle destinazioni delle esportazioni.

Paesi Bassi, Italia, Francia, Spagna, Danimarca, Polonia, Germania e Ucraina quest’anno hanno importato carbone dal terminale sudafricano. Alcuni di loro hanno iniziato a importare dal Rbct solo dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio.

I Paesi Bassi non hanno importato carbone dall’hub sudafricano a gennaio e febbraio, ma hanno acquistato 1,27 milioni di tonnellate di carbone dal terminale a marzo, aprile e maggio, con volumi in aumento ogni mese. Il Rbct si è collocato al quarto posto tra i principali fornitori di carbone, con il 5,76% dei volumi totali.

Le importazioni di carbone della Francia dall’hub sudafricano sono aumentate di quasi sette volte, passando da appena 68.005 tonnellate dello anno scorso alle 464.432 tonnellate di quest’anno.

Spagna, Polonia e Germania non hanno importato carbone dal terminale sudafricano lo scorso anno. Nei primi cinque mesi di quest’anno, la Spagna ha importato 355.250 tonnellate, la Polonia 181.515 tonnellate e la Germania 157.383 tonnellate.

Il Giappone, che ha dichiarato di voler vietare le importazioni di carbone russo, ha ricevuto 388.249 tonnellate di carbone dall’hub sudafricano da gennaio, quasi il doppio rispetto all’anno scorso.

La Cina, terzo importatore di carbone da Rbct nel 2021 con 6,09 milioni di tonnellate, quest’anno non ha acquistato carbone dal terminale, come dimostrano i dati, riflettendo l’aumento delle importazioni cinesi di carbone russo.

L’aumento delle esportazioni verso l’Europa è avvenuto nonostante le scarse prestazioni del Rbct, sottolineando la mancata opportunità per il Sudafrica con l’aumento dei prezzi del combustibile fossile.

La scarsa manutenzione, la mancanza di locomotive e i furti di cavi di rame hanno eroso i servizi ferroviari di trasporto merci di proprietà dello Stato sudafricano che trasportano il carbone al Rbct e ad altri porti. Alcuni minatori utilizzano invece i camion per trasportare il carbone al porto.

Nei primi cinque mesi del 2022, il Rbct ha esportato 22.057.587 tonnellate di carbone. A questo ritmo registrerà nuovamente un calo delle esportazioni annuali, dopo che le tonnellate del 2021 si sono rivelate le più scarse dal 1996.