Biomassa, un rapporto del Centro comune di ricerca getta delle ombre sulla strategia europea

Una macchina spaccalegna nello spazio della futura Tesla Gigafactory a Gruenheide, vicino a Berlino, Germania, 21 febbraio 2020. il tribunale amministrativo superiore di Berlino-Brandeburgo ha emesso un'ingiunzione temporanea contro il disboscamento della foresta per la nuova fabbrica Tesla a Gruenheide per questioni ambientali. EPA-EFE/CLEMENS BILAN

Il 14% circa della biomassa utilizzata in Europa è di origine sconosciuta: è quanto espresso in un rapporto dell’Ue che evidenzia la necessità di migliorare la tracciabilità del legno bruciato per la produzione di elettricità.

Il rapporto del centro di ricerca interno della Commissione europea ha anche scoperto che esiste un divario del 20% tra l’uso segnalato della biomassa nel settore del mobile o nell’edilizia e tra altri tipi di usi.

Questo divario “può essere quasi interamente attribuito all’uso di energia”, secondo il Centro comune di ricerca dell’Ue, con sede a Ispra, in Italia.

Il rapporto, pubblicato il 26 gennaio, mette in evidenza sia le pratiche di gestione forestale “vantaggiose per tutti”, ma anche le situazioni “svantaggiose per tutti” in cui la biomassa aggrava il cambiamento climatico e danneggia gli ecosistemi forestali.

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Secondo il rapporto, il 49% della produzione di bioenergia a base di legno in Europa si basa sulla biomassa secondaria (ad esempio i sottoprodotti dell’industria del legno, che sono considerati i più sostenibili). Il 20% proviene da legname di basso valore, tra cui i fusti delle foreste cedue, mentre il 17% proviene dalle cime degli alberi e dai rami, entrambi considerati  ecologici. Il restante 14%, invece, è di origine sconosciuta.

“È della massima importanza migliorare la disponibilità e la qualità dei dati riguardanti l’economia del settore forestale e l’uso energetico del legno in particolare”, ha detto Ragnar Jonsson, il ricercatore principale dello studio.

Esistono però numerosi sistemi di segnalazione a livello nazionale e i dati disponibili in tutta Europa sono difficili da confrontare, ha detto Jonsson, chiedendo un migliore monitoraggio delle foreste, in particolare attraverso l’osservazione satellitare.

Gli attivisti ambientali si sono affrettati a puntare il dito contro le politiche bioenergetiche dell’UE, dicendo che la combustione del legno per la produzione di energia elettrica non dovrebbe più essere considerata neutrale dal punto di vista del clima.

Le critiche degli ambientalisti

Il rapporto della Commissione conclude che “la maggior parte della biomassa forestale produce più emissioni di gas a effetto serra del carbone, del petrolio e del gas”, è il monito del WWF.

Gli attivisti hanno sottolineato che i risultati del rapporto mostrano che la combustione della biomassa emette più di 350 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nell’UE, un dato superiore dell’inquinamento da carbonio dei combustibili fossili per unità di energia.

Secondo il WWF, la biomassa ha avuto un impatto negativo sul clima, sulla biodiversità o su entrambi in 23 dei 24 scenari analizzati nel rapporto del Centro Comune di Ricerca.

“Se vogliamo raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti per il 2030 e il 2050, dobbiamo ridurre le emissioni entro i prossimi 10 anni, non aumentare l’inquinamento da carbonio bruciando legno per la produzione di energia. L’UE deve riformare le sue politiche sulla biomassa il più rapidamente possibile”, ha detto la dottoressa Louise Vet, ex direttore dell’Istituto olandese di ecologia (NIOO-KNAW).

Tuttavia, il Centro Comune di Ricerca della Commissione (JRC) si è astenuto dal suggerire politiche più severe per la biomassa a livello europeo. Mentre alcuni scienziati hanno chiesto all’Unione europea di smettere di considerarla come una risorsa a emissioni zero, il rapporto del JRC esplicita che si tratta di una decisione lasciata in capo agli stati membri.

“Il presupposto delle “emissioni zero” della biomassa del legno non si applica all’UE quando si considera l’intero quadro climatico ed energetico europeo, perché l’impatto del carbonio di qualsiasi cambiamento nella gestione delle foreste o nell’uso del legno si riflette nei conti climatici di ogni paese”, spiega Giacomo Grassi, il principale esperto del JRC sulla legislazione europea sul clima.

“Il rischio di un consumo eccessivo del legno da parte degli operatori di bioenergia, che porta ad un eccessivo consumo delle foreste e alla necessità di ridurre ulteriormente le emissioni in altri settori, può essere gestito a livello degli stati membri attraverso politiche nazionali equilibrate e attraverso incentivi”, spiega Giacomo Grassi.

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Una revisione nel 2026

La stessa Commissione europea non ha spiegato in che modo terrà conto dello studio, dicendo che la ricerca del JRC “sarà un prezioso contributo alla revisione in corso della Commissione della direttiva sulle energie rinnovabili” e di altre leggi sul clima.

La direttiva sulle energie rinnovabili dell’UE “include già criteri di sostenibilità rafforzati che coprono non solo i biocarburanti ma anche la biomassa per il calore e l’energia”, ha osservato il portavoce della Commissione, aggiungendo che la legislazione deve essere implementata dagli stati membri “al più tardi entro giugno 2021”.

Questi criteri “rafforzeranno notevolmente il quadro legislativo in atto per garantire la produzione e l’uso sostenibile della bioenergia”, ha continuato il portavoce, sottolineando che una revisione di questi criteri è prevista “nel 2026” ai sensi della direttiva.

“Questo non pregiudica il diritto di iniziativa della Commissione, se un’ulteriore azione dell’UE si rivelerà necessaria prima”, ha aggiunto comunque il portavoce.

Nel frattempo, l’esecutivo UE presenterà una “guida operativa” per i governi nazionali su come applicare i criteri di sostenibilità delle biomasse forestali.

Per gli attivisti ambientali, tuttavia, bisognerebbe fare molto di più.

“La Commissione si sta sottraendo alle sue responsabilità. Fondamentalmente ammette in questo rapporto che le politiche bioenergetiche dell’UE stanno accelerando il cambiamento climatico, per poi passare la palla agli stati membri perché risolveranno loro il problema. Abbiamo urgentemente bisogno che le regole sulla biomassa siano rese più severe nella direttiva UE sull’energia rinnovabile prima che vengano fatti altri danni”, ha detto Alex Mason dell’Ufficio per le politiche europee del WWF.

L’industria delle bioenergie, da parte sua, ha esortato l’esecutivo dell’UE a concentrarsi sull’applicazione della direttiva esistente sulle energie rinnovabili, che è stata modificata l’ultima volta nel 2018 e non è ancora stata completamente attuata a livello nazionale.

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“Lo studio sottolinea che una rapida e robusta attuazione dei criteri di sostenibilità [della direttiva] minimizzerà efficacemente gli impatti negativi associati all’uso della biomassa legnosa per l’energia”, ha detto Bioenergy Europe, un’associazione di categoria.

Al di fuori dell’Europa, l’associazione dei produttori di pellet degli Stati Uniti (USIPA) ha richiamato l’attenzione sugli schemi di certificazione forestale come il Sustainable Biomass Program, dicendo che i criteri di sostenibilità dell’Unione Europea “saranno alla base della sostenibilità di tutta la biomassa usata nell’UE”, che comprende anche i pellet di legno importati dall’estero.

I rischi per la sostenibilità causati dall’uso della bioenergia “sono attualmente mitigati attraverso varie certificazioni indipendenti riconosciute a livello globale, compreso l’SBP”, ha detto l’USIPA, aggiungendo che questi rischi saranno ulteriormente mitigati con l’implementazione dei criteri di sostenibilità della direttiva più avanti nell’anno.

Nel frattempo, la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica online sullo sviluppo di una nuova strategia forestale dell’UE, che sarà formalmente adottata più tardi quest’anno.

In una dichiarazione, la Commissione ha detto che la strategia “mirerà a garantire foreste sane e resilienti che contribuiscano significativamente agli obiettivi sulla biodiversità e sul clima”, basandosi sulla strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, presentata nel maggio dello scorso anno.

La consultazione pubblica è aperta fino al 19 aprile 2021.

“Per raggiungere la neutralità climatica e invertire la perdita di biodiversità, abbiamo bisogno di proteggere e ripristinare le foreste ovunque, anche nell’UE”, ha detto Frans Timmermans, il capo dell’UE per il clima. “Le nostre foreste ora sono in una condizione terribile e dobbiamo agire urgentemente per invertirne il declino”, ha dichiarato.