Biocarburanti, gli obiettivi Ue hanno causato la deforestazione di un’area grande quanto i Paesi Bassi

Per soddisfare la domanda globale, gli alberi di palma da olio vengono coltivati in vaste piantagioni industriali, portando all'abbattimento di ettari di foresta pluviale. Qui, le piantagioni di olio di palma sono visibili nel Kalimantan orientale, la parte indonesiana dell'isola del Borneo. [European Space Agency / Flickr]

I target fissati dell’Unione europea per aumentare l’uso di biocarburanti hanno portato negli ultimi dieci anni alla probabile deforestazione di un’area grande più o meno come i Paesi Bassi, per espandere la coltivazione di soia, palma e altre colture oleaginose, afferma un rapporto pubblicato lunedì 5 luglio dalla ong ambientalista Transport and Environment (T&E).

Secondo le stime dell’organizzazione, dal 2011 a oggi sono stati disboscati circa 4 milioni di ettari di foreste, principalmente nel sud-est asiatico e in Sud America, incluso circa il 10% dell’habitat delle popolazioni di oranghi.

Questo dato – ha detto Laura Buffet, energy director di T&E – suggerisce che gli sforzi per sostituire i combustibili inquinanti come il diesel con i biocarburanti stanno paradossalmente aumentando le emissioni di anidride carbonica che riscaldano il pianeta: “Una politica che avrebbe dovuto salvare il pianeta in realtà lo sta distruggendo. Non possiamo permetterci un altro decennio così”.

Il rapporto ha analizzato la produzione e il consumo di biodiesel registrato da tre agenzie statistiche e di analisi di mercato: Oil World, Stratas Advisors ed Eurostat. Ha rilevato che la domanda di biodiesel dell’Ue ha richiesto la coltivazione di 1,1 milioni di ettari di palme nel sud-est asiatico, e di 2,9 milioni di ettari di semi di soia in Sud America.

Non è stato possibile raggiungere immediatamente un portavoce dell’Ue per avere un commento sul report.

Colpita dalle critiche alla deforestazione legata all’uso dell’olio di palma nel biodiesel, tre anni fa l’Ue ha deciso di eliminare gradualmente l’uso dell’olio di palma nei carburanti per i trasporti entro il 2030. Ma un conseguente aumento dell’uso dell’olio di soia nelle miscele di biodiesel sta ora minacciando di spostare la deforestazione dal sud-est asiatico al Sud America, hanno osservato i ricercatori.

L’olio di soia utilizzato nella produzione di biodiesel è infatti aumentato del 17% nel 2020, mentre i volumi di olio di palma sono aumentati solo del 4,4%, secondo i dati del rapporto. Inoltre, dal 2018 l’olio di soia nei sistemi energetici europei è passato dal 34% al 44% del totale consumato in Europa al 44%, esclusivamente a causa del biodiesel.

“Questa tendenza è problematica, perché la soia potrebbe facilmente diventare il nuovo olio di palma”, hanno scritto i ricercatori.

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Ecosistemi critici

Nel suo ciclo di vita dal campo ai veicoli, la soia ha emissioni leggermente inferiori rispetto all’olio di palma, ma esse sono ancora il doppio delle emissioni del carburante diesel, se si tiene conto della perdita diretta e indiretta delle foreste, afferma lo studio.

L’espansione della coltivazione della soia è una delle principali cause del rapido incremento della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana e in altri ecosistemi critici, che sta accelerando le minacce climatiche con la scomparsa degli alberi che assorbono CO2, affermano gli scienziati.

Se l’Ue manterrà le sue attuali politiche sui biocarburanti, entro il 2030 emetterà 173 milioni di tonnellate in più di anidride carbonica a causa delle produzioni di palma e soia, afferma il rapporto: l’equivalente di 95 milioni di auto in più sulle strade in un anno.

Nel 2020, il consumo di diesel e benzina in Europa è diminuito rispettivamente dell’8,3% e dell’11,6%, poiché i lockdown dovuti alla pandemia di Covid-19 hanno rallentato i viaggi e gli affari, osserva il rapporto.

L’uso di biodiesel, tuttavia, l’anno scorso è aumentato dell’1,3%, in linea con l’obiettivo dell’Ue di ottenere da fonti rinnovabili (tra cui e-fuel, idrogeno e biocarburanti avanzati ottenuti da rifiuti e residui) un decimo del fabbisogno di carburante dei trasporti proprio entro il 2020.

Entro il 2030, l’Ue mira ad arrivare al 25%, e secondo un’analisi della Commissione europea, fino al 5,1% di tale cifra potrebbe provenire dai biocarburanti delle colture. Una decisione finale su questo aumento è prevista per il 14 luglio, come parte del tanto atteso pacchetto sul clima dell’UE.

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