Biocarburanti, cinque stati membri chiedono all’Ue controlli più rigorosi

I cinque paesi solleveranno la questione al Consiglio dei ministri dell'Ambiente del 10 giugno. [Shutterstock/Africa Studio]

Cinque paesi dell’UE hanno chiesto alla Commissione europea di istituire un quadro per una più rigorosa supervisione dell’uso dei biocarburanti, a seguito di una serie di casi di frode relativi alla vendita di olio da cucina usato di origine non-sostenibile come carburante per i trasporti.

Paesi Bassi, Belgio, Francia, Germania e Lussemburgo hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla necessità di migliorare la supervisione sull’uso dei biocarburanti nell’UE ai sensi della direttiva sulle energie rinnovabili (RED II), al fine di garantire che l’Unione soddisfi meglio i suoi obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti.

I cinque paesi, a quanto risulta a EURACTIV, solleveranno la questione al Consiglio dei ministri dell’ambiente del 10 giugno. L’iniziativa, guidata dai Paesi Bassi, arriva mentre la domanda europea di biodiesel continua a crescere.

“Il mercato sta crescendo, quindi in parallelo deve crescere la supervisione. In questo modo garantiamo la sostenibilità dei biocarburanti che utilizziamo”, ha affermato Stientje van Veldhoven, segretario di stato olandese al ministero delle Infrastrutture e della Gestione dell’acqua.

“Stiamo unendo le forze ora, perché non possiamo farlo senza la cooperazione europea”, ha detto van Veldhoven, aggiungendo che un controllo più rigoroso è importante non solo per il clima, ma anche per la sicurezza degli investimenti nel settore.

L’iniziativa segue una serie di casi di frode sui biodiesel, in cui agli acquirenti è stato venduto olio da cucina usato non-sostenibile (UCO) contenente olio di palma importato dall’esterno dell’UE. Nella dichiarazione congiunta, i cinque paesi hanno affermato che questi casi hanno dimostrato che fare affidamento sulla certificazione e sulla supervisione privata non è sufficiente per garantire la sostenibilità.

Trasporti, l’Ue dovrebbe promuovere l’uso di carburanti sostenibili

L’Ue dovrebbe aumentare l’uso di carburanti rinnovabili sostenibili nel trasporto stradale e i diversi dipartimenti della Commissione europea dovrebbero unire le forze nella legislazione se si vuole che le ambizioni dell’Europa per un’economia decarbonizzata diventino realtà entro il 2050.

La decarbonizzazione …

“Questi casi ci hanno dimostrato che sul mercato europeo è necessaria una vigilanza pubblica coerente e più forte per ridurre il rischio di frode, poiché gli organismi di vigilanza pubblica hanno la competenza per impegnarsi effettivamente per verificare se i dati sono corretti o meno”, afferma la dichiarazione.

I cinque paesi sostengono che il requisito minimo europeo per la supervisione pubblica nel RED II dovrebbe andare oltre l’attuale campo di applicazione dell’articolo 30(9), che richiede che “le autorità competenti degli Stati membri controllino il funzionamento degli organismi di certificazione che stanno conducendo audit indipendenti nell’ambito di un regime volontario”.

I firmatari chiedono inoltre l’introduzione, il prima possibile, della banca dati dei biocarburanti da trasporto prevista dalla direttiva, che comprenda descrizioni delle loro origini e dell’impronta di carbonio.

“Chiediamo un’implementazione rapida e ambiziosa del database europeo menzionato nell’articolo 28 della direttiva, con l’istituzione di un organo di supervisione dell’UE incaricato di rilevare e indagare le tendenze sospette che emergano dal database”, il quale – si legge nella dichiarazione – “dovrebbe massimizzare le sinergie con i processi di rendicontazione nazionali esistenti e ridurre al minimo gli oneri amministrativi aggiuntivi”.

I progressi nella creazione di un database di questo tipo sono stati lenti, ha detto James Cogan, un consulente politico di Ethanol Europe, secondo cui non vi sono segni di progressi in corso: “Avrebbero dovuto avere qualcosa di pronto quest’anno. Ora dicono che sarà la fine del 2022. Non sanno ancora da dove verranno i dati”, ha spiegato Cogan.

“I dati da soli non sono buoni senza l’intelligenza umana, e non vi è alcuna componente di intelligence inclusa nel progetto”, ha detto ancora Cogan, aggiungendo che i paesi dell’UE e il Parlamento europeo dovrebbero chiedere una soluzione adeguata: “Dovrebbe esserci un direttore del progetto adeguatamente qualificato, responsabile di esso e della rendicontazione a tutte le parti interessate”.

I problemi dell’olio da cucina usato

L’Europa mira a decarbonizzare i trasporti entro il 2030, anche se secondo gli esperti l’obiettivo è impegnativo, considerando che le auto elettriche hanno ancora molta strada da fare. La pevisione, quindi, è che fino al 2030, e forse oltre, i biocarburanti convenzionali e avanzati copriranno parte del fabbisogno energetico del settore.

Tuttavia, i critici sostengono che la mancanza di trasparenza sulle origini dei biocarburanti potrebbe far deragliare gli sforzi di decarbonizzazione dell’UE.

Biocarburanti, compagnie aeree e Ong chiedono politiche più severe

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In una dichiarazione rilasciata mercoledì (13 gennaio), le compagnie aeree hanno …

Gli oli da cucina usati (UCO) utilizzati per la produzione di biodiesel sono conteggiati due volte nel RED II, perché possono aiutare a decarbonizzare il settore dei trasporti europeo. La direttiva, però, non distingue tra gli oli raccolti a livello nazionale e quelli importati da paesi terzi. I critici suggeriscono che tra questi ultimi ci sia anche olio di palma, che l’UE ha deciso di eliminare gradualmente per rallentare la deforestazione in altre parti del mondo.

Nel giugno 2020, EURACTIV ha raccontato che la Commissione europea non aveva una panoramica completa dell’origine degli UCO utilizzati per il biodiesel nell’UE.

Le attuali preoccupazioni arrivano dopo che nel 2019 il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno avviato un’indagine su alcune società che avrebbero venduto UCO non-sostenibili contenenti olio di palma.

Secondo un rapporto pubblicato il 21 aprile dalla ONG ambientalista Transport & Environment (T&E), la Cina fornisce più di un terzo (34%) delle importazioni europee di UCO, mentre quasi un quinto (19%) proviene da due dei principali produttori di olio di palma, Malaysia e Indonesia.

“La crescente sete dell’Europa di olio da cucina usato per alimentare il suo settore dei trasporti sta superando la quantità che arriva dalle cucine del continente. Questo ci obbliga a fare affidamento su un prodotto di scarto spedito dall’altra parte del mondo”, ha detto Cristina Mestre, responsabile dei biocarburanti presso T&E.

A settembre, il mediatore civico dell’UE ha avviato un processo contro la Commissione europea, accusata di non aver reso possibile l’accesso pubblico ai documenti riguardanti l’origine e la quantità di UCO, segnalati dai sistemi di certificazione volontaria per la sostenibilità dei biocarburanti ai sensi della RED II.

Da parte loro, i produttori europei di biodiesel da rifiuti (EWABA) hanno affermato che i nuovi schemi di certificazione dell’UE dovranno conformarsi a modelli più severi a partire dalla scadenza di recepimento del RED II, a giugno.

“I miglioramenti agli schemi di certificazione si basano in parte sull’input dell’industria in merito a possibili punti deboli nella catena di approvvigionamento”, ha spiegato la EWABA: “Questa serie imminente di misure migliorerà in modo significativo i processi di verifica”.