Auto, i produttori di componenti tentano di frenare le politiche Ue a favore del clima

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I produttori europei di componenti di auto stanno ostacolando gli sforzi dell’Ue per decarbonizzare il settore dei trasporti con la loro attività di lobbying contro le politiche a favore del clima, secondo una nuova analisi del thinktank InfluenceMap.

L’analisi ha rilevato che l’Associazione europea dei fornitori automobilistici (CLEPA), un’associazione che rappresenta i produttori di ricambi auto, e la società tedesca Bosch, hanno cercato di indebolire o ritardare le politiche dell’Ue volte a ridurre le emissioni del settore dei trasporti.

InfluenceMap ha dato a questi gruppi rispettivamente una D e una D+, che nel sistema di valutazione da A a F del think tank corrisponde a uno “sforzo per ostacolare la politica climatica”.

L’analisi è particolarmente critica nei confronti delle campagne di entrambi i gruppi contro i piani proposti dall’Ue per eliminare gradualmente le auto a benzina e diesel entro il 2035 e contro la loro scelta di promuovere i carburanti sintetici per prolungare la vita dei veicoli con motore a combustione interna.

“Questa ricerca mette in evidenza l’attività di lobbying sulla politica climatica di una parte spesso trascurata della catena di approvvigionamento della produzione automobilistica. Mostra che mentre CLEPA e Bosch sostengono di prendere sul serio il cambiamento climatico, le loro azioni rischiano di minare gli sforzi dell’Ue per decarbonizzare il settore dei trasporti”, ha spiegato Kalina Dmitriew, analista di InfluenceMap.

“Gran parte di queste attività sono avvenute dietro le quinte, mentre l’attenzione del pubblico era più concentrata sui grandi marchi automobilistici. Se l’Ue vuole decarbonizzare il settore dei trasporti, deve pretendere che tutte le parti della catena di approvvigionamento siano coinvolte e che le loro attività promozionali siano controllate”, ha aggiunto.

L’Ue vuole introdurre standard di emissioni più severi sui veicoli con motore a combustione interna entro il 2030 e ha proposto di vietare la vendita di veicoli inquinanti entro il 2035.

La replica delle aziende

Nelle risposte inviate via e-mail a EURACTIV, sia la CLEPA che Bosch hanno messo in discussione il quadro dell’analisi.

La CLEPA ha sottolineato di essere di essere favorevole a un’accelerazione verso l’elettrico per raggiungere gli obiettivi climatici, ma ha ribadito che è necessario prevedere una fase di “tecnologie miste”, che prevederebbe l’uso di carburanti sintetici nei motori a benzina e diesel oltre al lancio di nuovi veicoli elettrici.

“È assolutamente essenziale raggiungere la neutralità climatica nei trasporti, e crediamo che questo obiettivo si possa raggiungere solo attraverso un approccio tecnologico misto che permetta all’Europa di effettuare una transizione efficace, salvando i posti di lavoro, la competitività dell’Unione e tutelando i consumatori”, ha spiegato Filipa Rio, capo della comunicazione strategica della CLEPA, a EURACTIV.

“I carburanti rinnovabili e sostenibili dovrebbero essere incentivati e sostenuti nella legislazione dell’Ue, non solo per l’acquisto di nuove auto, ma anche per affrontare le emissioni degli oltre 300 milioni di veicoli circolanti in Europa. Una transizione gestibile e giusta è necessaria per un Green Deal di successo”, ha aggiunto.

Joern Ebberg, portavoce di Bosch per la tecnologia automobilistica, ha sottolineato che in occasione dell’IAA Mobility Festival di Monaco nel 2021, i vertici dell’azienda hanno dichiarato di condividere gli obiettivi dell’Ue di ridurre le emissioni di CO₂ dei nuovi veicoli del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2035.

L’azienda vede i combustibili sintetici come un’opzione necessaria nelle situazioni in cui i veicoli elettrici possono essere difficili da introdurre.

“I carburanti a basso contenuto di CO2 e quelli a zero emissioni – prodotti utilizzando l’energia rinnovabile – possono far sì che anche i veicoli già in circolazione nel mondo possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici. I carburanti alternativi possono affiancare la mobilità elettrica laddove non è possibile passare a veicoli a batteria, come nel caso del trasporto pesante”, ha detto Ebberg.

“Inoltre, i carburanti a basso contenuto di CO2 o net-zero possono essere utilizzati nei Paesi in cui l’introduzione la transizione a elettrico avrà tempi più lunghi a causa della mancanza di infrastrutture di ricarica”, ha aggiunto.

L’allarme occupazione

Negli ultimi mesi, la CLEPA ha intensificato la sua offensiva contro la scelta dell’Ue di porre fine al motore a combustione interna, avvertendo che i piani dell’Unione di vietare la vendita di veicoli inquinanti entro il 2035 metterebbero a rischio mezzo milione di posti di lavoro in Europa.

Secondo l’associazione di categoria, circa 600.000 posti di lavoro di fornitori automobilistici nell’Ue dipendono dalla produzione di propulsori per motori a combustione interna.

“Penso che non si presti abbastanza attenzione alle sfide associate a questa transizione. L’attenzione si concentra spesso sugli aspetti positivi, che sono molti, ma questo non toglie che questa transizione riguarda persone reali e imprese reali”, ha sottolineato Sigrid de Vries, segretario generale della CLEPA.

“Notiamo che l’attenzione si concentra sulle scelte tecnologiche, e siamo preoccupati che la dimensione sociale e i rischi ad essa associati vengano sminuiti”, ha aggiunto.

InfluenceMap ha contestato queste affermazioni, sostenendo che secondo un rapporto del Boston Consulting Group la transizione verso la mobilità elettrica creerebbe 581.000 nuovi posti di lavoro in Europa entro il 2030 – molto più dei 200.000 posti di lavoro entro il 2040 rivendicati dal CLEPA.

Da parte loro, le case automobilistiche tendono ad essere più ottimiste riguardo all’iniziativa dell’Ue di eliminare gradualmente il motore a combustione interna in tutta l’Unione, soprattutto dopo che il gigante dell’elettrico Tesla ha raggiunto una valutazione di mille miliardi di dollari. Volkswagen, per esempio, ha annunciato che terminerà la vendita di auto con motore a combustione interna in Europa tra il 2033 e il 2035.