Biometano, l’associazione per il gas francese crede nel raggiungimento degli obiettivi entro il 2023

"Siamo molto fiduciosi di superare l’obiettivo di produzione dell’1% di biometano in Francia quest’anno", ha dichiarato il presidente dell'Associazione per il gas francese Patrick Corbin. [Ralf Geithe/Shutterstock]

L’industria del gas francese intende assicurarsi che entro il 2050 il 100% del gas sia rinnovabile o decarbonizzato, ma per raggiungere l’obiettivo è necessaria una diversificazione, ha detto il presidente dell’Associazione del gas francese (Afg) in un’intervista a EURACTIV Francia.

Corbin ha fornito la sua posizione sul sistema di certificazione per i gas rinnovabili presente nel pacchetto ‘Fit for 55’ recentemente presentato dalla Commissione europea, chiedendo una trasposizione equa in tutti i Paesi.

L’industria del gas si trova nel mezzo di una transizione green. Quali sono le principali fonti di biometano a disposizione in Francia?

Le risorse principali oggi provengono dai rifiuti dell’agricoltura e dalle coltivazioni intermedie per scopi energetici. Queste risorse principali sono integrate anche dai rifiuti degli impianti di trattamento delle acque reflue, ma la maggior parte sono agricoli con una capacità produttiva di circa 20 gigawattora (GWh) all’anno.

Siamo molto fiduciosi di superare l’obiettivo di produzione dell’1% di biometano in Francia quest’anno. Nella tabella di marcia, siamo avanti rispetto agli obiettivi del piano energetico pluriennale, che è stato stabilito a 6 terawattora (TWh) nel 2023 ma sarà raggiunto già nel 2021.

L’obiettivo della Francia è di incorporare il 10% di biometano nel suo mix del gas. Cosa è già stato raggiunto e cosa invece deve essere ancora fatto per arrivare al tetto fissato?

L’obiettivo del 10% significa avere almeno 40 TWh di biometano prodotto in Francia. Oggi pensiamo di farcela, sia con i progetti attuali che con l’ultima misura votata nella legge sul clima e resilienza.

Quest’ultima fornisce le basi per l’introduzione dei certificati verdi che supportano la produzione di biometano in aggiunta al supporto finanziario del piano energetico. Questi certificati obbligano ciascun fornitore ad avere una determinata quota di gas rinnovabile nel suo mix venduto ai consumatori.

Questo sistema permette di rilasciare risorse che renderanno possibile finanziare la produzione ulteriore e raggiungere i 40 TWh nel 2030. L’industria del gas si impegnerà affinché nel 2050 il 100% della produzione sia rinnovabile o decarbonizzata.

Per raggiungere questo obiettivo l’industria del gas dovrà diversificare?

Naturalmente. Non potrà più essere esclusivamente di stampo agricolo o di trattamento delle acque reflue. Stiamo vedendo la nascita di progetti misti tra industrie e autorità locali, in particolar modo per il recupero dei rifiuti alimentari nelle città.

Attualmente è troppo presto per definire quali saranno le percentuali di progetti agriculturali, di trattamento delle acque  reflue o di altro tipo. Ma sappiamo che raggiungeremo e supereremo gli obiettivi del piano energetico.

La legge sul clima introduce anche le ‘zone a basse emissioni’ (Zfe) in Francia. Quali preoccupazioni avete riguardo questa misura?

L’introduzione delle Zfe obligherà un gran numero di artigiani, proprietari di negozi e altri cittadini a cambiare i propri veicoli a benzina o diesel. Noi vogliamo che il biometano abbia un posto anche come combustibile per i mezzi di trasporto, non intendiamo pensare solo ai veicoli elettrici. A livello europeo è vera la stessa cosa: la legislazione sulle auto non considera il biometano come un carburante decarbonizzato.

Il pacchetto ‘Fit for 55’ prevede un sistema di certificazione per il gas da fonti rinnovabili: quali sono le vostre raccomandazioni per un simile sistema a livello europeo?

È molto importante che non ci siano differenze nella trasposizione della norma tra i vari Stati europei. Non devono portare a differenze nel comportamento degli attori economici. Ci assicureremo che la concorrenza non venga distorta.

È essenziale anche che queste misure future preservino la capacità industriale francese. Per esempio, attualmente l’85% dell’idrogeno consumato nel Paese è usato in due settori: raffinazione e ammoniaca. Sono molto competitivi a livello globale. Se il prezzo dell’idrogeno in Europa o in Francia fosse troppo alto per queste industrie, si sposterebbero.

Nel complesso, sosteniamo questo obiettivo del pacchetto ‘Fit for 55’: pensiamo che i gas rinnovabili abbiano un ruolo reale da svolgere. Non dimentichiamo che sono fonti di energia immagazzinabile. È un fattore determinante quando vediamo le difficoltà che possono avere altre energie intermittenti che non sono immagazzinabili, come l’energia elettrica.

In Francia al momento abbiamo la capacità di stoccaggio necessaria?

Certo che sì. Oggi immagazziniamo circa un quarto del consumo annuale di gas della Francia. Bisogna tener presente che il biometano, una volta prodotto, è come il gas naturale. Non aumenterà il consumo francese, ma sostituirà il gas naturale.

Un pacchetto sul gas è atteso per il prossimo dicembre. Quali sono le vostre aspettative?

Chiediamo che i gas rinnovabili siano presi in considerazione nella politica europea del gas, che le possibilità di cattura e stoccaggio della CO2 siano prese in considerazione e sia applicata una certa neutralità tecnologica nelle scelte europee. La politica della Commissione europea a favore dei veicoli elettrici non è tecnologicamente neutrale.

Capisco perfettamente una certa preoccupazione espressa in particolare dagli italiani, che dicono che questa politica porterà alla distruzione di molti posti di lavoro nell’industria automobilistica. Inoltre, l’elettricità italiana è lontana dall’essere decarbonizzata, quindi dove saremo nel 2035? Anche queste preoccupazioni devono essere ascoltate.