Trasporto marittimo e scambio di quote di emissione

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La più grande porta container del mondo, HMM Algeciras, in arrivo al porto di Rotterdam. L'installazione di sistemi di cattura del carbonio sulle navi potrebbe ridurre le emissioni del settore del 90%. [EPA-EFE/PIETER STAM DE JONGE]

Il 23 marzo 2021, la nave portacontainer Ever Given – in rotta verso Rotterdam dalla Cina – si è incagliata, bloccando il Canale di Suez per una settimana. Quando il traffico ha potuto riprendere, erano più di 400 le navi che stavano aspettando per attraversare l’istmo di Suez.

Questo evento dimostra l’importanza della navigazione marittima nel commercio mondiale; per l’Unione europea (UE), “quasi il 90 % degli scambi esterni di merci avviene via mare”. Sebbene il traffico marittimo fosse, nel 2017, responsabile di “solo” 3.5% delle emissioni totali di gas serra dell’UE, è aumentato del 31.7% rispetto ai livelli di 1990, secondo solo dopo il settore aereo, che è balzato di quasi 130%. Con l’aumentare del traffico, le emissioni di gas serra potrebbero crescere ulteriormente di 90-130% entro il 2050, rispetto ai livelli del 2008. Oggi, la grande sfida è come ridurre le emissioni di un settore in pieno sviluppo.

Nel luglio 2019, la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha annunciato di voler estendere l’attuale sistema di scambio di quote di emissione (EU ETS) al trasporto marittimo. Attualmente, l’EU ETS interessa oltre 10.000 impianti ad alto consumo di energia (come centrali o industrie) così come i collegamenti aerei interni, in 31 paesi europei. Una proposta della Commissione è attesa per metà 2021.

Nella sessione di questa settimana (martedì 27 aprile), il Parlamento UE, in seduta plenaria, ha approvato la risoluzione 2019/2193(INI) sulle misure tecniche e operative per un trasporto marittimo più efficiente e più pulito. Gli Europarlamentari ribadiscono il loro sostegno all’ETS in questo contesto e chiedono, tra altro, il taglio del 40% delle emissioni del trasporto marittimo entro il 2030, la promozione dell’uso di combustibili alternativi e lo sviluppo di porti e navi più “verdi”.

In un recente rapporto cepInput il Centro Politiche Europee (CEP) ha messo in guardia dai rischi di un approccio unilaterale da parte della Commissione europea. La natura globale del trasporto marittimo internazionale richiederebbe, infatti, una risposta altrettanto globale. L’UE dovrebbe astenersi dall’intraprendere un’azione unilaterale per evitare controversie internazionali, azioni di tipo evasivo e distorsioni della concorrenza.

Al contrario, l’Unione dovrebbe assumere un ruolo più attivo nei negoziati dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) e fare proposte concrete, per esempio sull’istituzione di un sistema globale di scambio di quote di emissione.

Secondo gli autori della ricerca, il sistema di scambio di quote di emissione rimane la miglior misura di riduzione di CO2 della politica climatica; tuttavia, data la natura particolare del settore della navigazione, vi sarebbero alcune importanti specificità da considerare. Ad esempio l’inadeguatezza della tassazione “a monte” nei confronti dei fornitori di carburante e l’opportunità di puntare prioritariamente ad assoggettare al sistema le società che operano direttamente le navi, essendo loro gli utenti finali, al contrario degli armatori che, spesso, non fanno altro che noleggiare tali mezzi di trasporto. Inoltre, un sistema di opt-out dovrebbe essere previsto per le piccole e medie imprese (PMI) per le quali l’inclusione in un ETS rappresenterebbe costo un sproporzionatamente alto.

Infine, visto che l’inclusione del settore nell’EU ETS aumenterebbe ulteriormente il rischio di delocalizzazione delle attività con maggiori emissioni di carbonio per le aziende europee che competono a livello internazionale, il CEP consiglia di coprire eventualmente il settore marittimo con un ETS separato da quello generale.