Riforma del programma Ets: come evitare una nuova ‘cortina di ferro verde’ in Europa

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Nella Repubblica Ceca, i ricavi di ETS vengono utilizzati per ristrutturare edifici, ma con questi fondi si può fare molto di più nell'Europa centrale e orientale, scrivono Claire Godet e Linda Zeilina. [Gonzalo Bell / Shutterstock]

Le attuali carenze del sistema europeo di scambio di emissioni (ETS) minacciano di far sorgere una ‘cortina di ferro verde’ tra l’Europa centrale e orientale e il resto dell’UE. Se usato correttamente, però, il sistema potrebbe aumentare la decarbonizzazione nella regione, sostengono Claire Godet e Linda Zeilina.

Claire Godet è ricercatrice presso l’International Sustainable Finance Centre (ISFC) con sede a Praga e ricercatrice presso il think tank E3G. Linda Zeilina è amministratrice delegata di ISFC.

Dal 2005, una delle principali politiche europee per mitigare il cambiamento climatico è stato l’Emissions Trading Scheme (ETS). Non solo la sua efficacia è stata limitata, ma il programma non è nemmeno riuscito a contribuire alla convergenza tra Est e Ovest dell’UE.

Inoltre, il nuovo pacchetto ‘Fit for 55’ rischia di creare una nuova ‘cortina di ferro verde’ in Europa, se l’Europa centrale e orientale (CEE) continuerà a non riuscire a sfruttare appieno le opportunità create dall’ETS e dall’agenda di finanza sostenibile dell’UE.

L’ETS è stato creato con in mente due obiettivi complementari: fornire incentivi per ridurre le emissioni aumentando il prezzo della CO2, e creare nuovi flussi di entrate.

Finora, l’obiettivo principale dei regolatori è stato l’aumento del prezzo dell’anidride carbonica: la riduzione del tetto massimo, la creazione della riserva di stabilità del mercato e la riduzione delle quote gratuite sono state tutte misure adottate per garantire un prezzo della CO2 significativo.

Tuttavia, la preoccupazione per i prezzi elevati ha messo in ombra la motivazione secondaria alla base dell’ETS: investire i ricavi del programma per aumentare la prosperità e accelerare la transizione. È quasi inevitabile che i prezzi della CO2 aumentino, quindi d’ora in poi utilizzare i soldi dell’ETS per avviare la crescita economica e la decarbonizzazione dovrebbe diventare una priorità per la regione CEE.

Ostacoli alla decarbonizzazione

Per far avanzare la sua decarbonizzazione, la regione CEE dovrà superare alcuni ostacoli. Lo spostamento dell’attenzione dalla riduzione delle emissioni agli investimenti nella transizione mette in luce alcune contraddizioni inerenti all’ETS stesso.

In primo luogo, dalla sua creazione, uno dei principali dibattiti intorno all’ETS è stato l’assegnazione di quote gratuite ad alcuni Stati membri e industrie. Da un lato, le quote gratuite dovrebbero garantire una transizione più equa in questi paesi e prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

Dall’altro, dare gratuitamente queste indennità invece di metterle all’asta priva gli Stati membri più poveri delle entrate di cui hanno tanto bisogno, e prolunga la vita di industrie altamente inquinanti e spesso in difficoltà finanziarie, o di industrie del passato.

Gli attuali alti ricavi dell’ETS nascondono l’incertezza che permea il mercato della CO2. Nel 2020, il suo prezzo ha raggiunto il massimo storico di oltre 31 € a tonnellata, superando il precedente massimo raggiunto nel 2006.

Tuttavia, questo rapido aumento e la successiva profonda fluttuazione hanno creato instabilità, impedendo agli investitori, all’industria e agli Stati membri di fare piani a lungo termine.

Nel complesso, il mercato della CO2 è aumentato nel 2020, ma è difficile prevedere come reagirà alla fine della pandemia di COVID-19. Gli attuali livelli di fatturato non sono garantiti a lungo termine.

È quindi importante che i paesi CEE abbiano una visione a lungo termine e un piano dettagliato per garantire una transizione equa per la loro industria e i loro cittadini. Il tempo è essenziale, perché la transizione è urgente e i flussi di reddito potrebbero essere temporanei.

Una grande ma sottovalutata opportunità

Nonostante questi problemi, la regione CEE ha un’opportunità unica per far avanzare la sua decarbonizzazione e una giusta transizione, se utilizzerà le entrate ETS in modo più strategico ed efficiente. Questo accadrà solo se ci sarà una visione chiara per il futuro e una tabella di marcia ambiziosa.

I ricavi dell’ETS potrebbero essere sfruttati per aiutare la regione CEE a rinnovare le infrastrutture esistenti (come edifici, trasporti, sistemi energetici, ecc.) e ad accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili.

Potrebbe essere un grande incentivo per sviluppare politiche che creino la società di domani: formare i lavoratori sulle nuove tecnologie, responsabilizzare le PMI nel loro processo di decarbonizzazione e scalabilità, sviluppare e supportare soluzioni di finanza sostenibile.

Per avere successo, queste politiche necessitano sia dell’empowerment delle parti interessate della CEE, sia del sostegno attivo dell’UE. I paesi CEE devono investire tempo ed energie per progettare piani di transizione che si adattino al meglio alle loro circostanze nazionali, e impegnarsi seriamente per la decarbonizzazione e una transizione giusta.

Devono elaborare piani chiari per ciascun settore economico, identificando le industrie critiche che possono creare un effetto moltiplicatore fiscale se verrà data loro priorità. Ciò richiede molto lavoro preparatorio e conoscenze tecniche, e il sostegno dell’UE dovrebbe svolgere un ruolo importante.

Oltre ai numerosi fondi che sono stati creati per le ambizioni climatiche, l’UE deve aiutare la regione condividendo conoscenze, innovazione e tecnologia e fornendo assistenza tecnica per la creazione di progetti e la struttura finanziaria.

Deve anche riconoscere le differenze tra la CEE e altri paesi europei, per dare alla regione la migliore possibilità di sviluppare una transizione e varare piani che si adattino alla regione e ai suoi abitanti.

Per lungo tempo, la regione CEE ha fatto affidamento sull’ETS per incentivare la propria industria a ridurre le emissioni. Ora è urgente prendere possesso delle entrate e utilizzarle come leva principale per portare prosperità e facilitare la transizione nella regione.

Nonostante le incertezze del mercato della CO2, la regione CEE deve cogliere l’attuale fortuna finanziaria e usarla per consentire ai suoi cittadini e alle sue aziende di ideare e guidare la propria transizione verso un’economia decarbonizzata.

I governi della CEE possono essere i principali attori della trasformazione economica europea, purché abbraccino le particolarità della regione e adottino un approccio più strategico all’uso dei finanziamenti dell’UE.