Plastica e UE: storia dell’ennesimo fallimento italiano

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In questi ultimi giorni gli animi si sono scaldati rispetto alla direttiva contro le plastiche monouso, che dovrebbe entrare in funzione il prossimo 3 luglio. Con reazioni indignate da parte di industriali (Bonomi) ed esponenti della Lega (col segretario Salvini e Giorgetti, Ministro dello sviluppo economico), ai quali si sono aggiunti commenti critici trasversali, tra i quali spiccano quelli di Cingolani (Ministro della transizione ecologica). Una storia tutta italiana; che racconta, ancora una volta, come i nostri imprenditori stessero semplicemente aspettando che si trovasse una soluzione all’italiana: che permettesse cioè per aggirare o ritardare la norma europea.

Perché è dal 2019, quando in Italia era in carica il governo Lega-M5S, che la Direttiva è stata adottata da Parlamento e Consiglio (nel quale ovviamente siede il governo italiano). Ed è stata approvata un mese fa, ad aprile 2021 dal Parlamento italiano. Su questa stessa testata è agevole rintracciare come la discussione fosse attiva sugli stessi temi odierni già oltre un anno fa.Difficile dunque comprendere la sorpresa indignata di cui stiamo leggendo sui quotidiani, visto che da due anni sapevamo tutti che la norma sarebbe entrata in vigore.

L'UE ribadisce il divieto alla plastica monouso

Le scadenze devono essere rispettate, afferma la Commissione europea in risposta alle richieste dell’industria di revocare il divieto di alcuni articoli di plastica monouso in tutta l’UE, a causa dei timori in materia di salute e igiene emersi durante l’epidemia …

Cosa prevede? Che tutte le plastiche non biodegradabili, anche quelle cosiddette oxodegradabili (plastiche tradizionali con additivi che le frammentano rendendole più facilmente intaccabili dagli agenti atmosferici ed assimilabili alle microplastiche), siano vietate. Niente di strano, visto che la transizione ecologica è una delle priorità della Commissione Europea, che mira a trasformare la Ue in un’economia innovativa, con imprese capaci di acquisire il know-how per assicurarsi da subito un vantaggio competitivo su scala globale.

Il punto è che alcune nostre imprese speravano, in realtà in buona compagnia con altri paesi (come la Spagna), che sarebbero state concesse delle deroghe all’entrata in vigore. Ed hanno quindi ignorato il problema. Senza investire e modificare le linee produttive, senza progettare nuovi materiali e sistemi coerenti con le specifiche più restrittive di riciclo. Al contrario, sempre a titolo di esempio, di quanto hanno fatto francesi e tedeschi, che si sono subito attrezzati allo scenario più avverso (ossia che non vi fossero ritardi nell’introduzione della norma).

Chi si sta fregando le mani, in questo momento, sono coloro che operano in Italia sotto il cappello di imprese straniere, che hanno preferito adeguarsi a scenari più rigorosi, investendo per non farsi trovare impreparati. Ce ne ha parlato un alto dirigente di una di queste imprese: “Già dal 2019 abbiamo realizzato investimenti importanti per adeguare le nostre catene produttive; in questo modo adesso siamo pronti all’impatto della direttiva, le cui indicazioni peraltro erano già molto chiare dall’inizio”. Ed ha proseguito: “Certo, i costi sono aumentati, ma stiamo parlando, per fare l’esempio dell’adeguamento delle cannucce nelle confezioni monouso dalla plastica alla carta, di una spesa che è passata da 1,5 a 5 euro per migliaio di unità. Rilevante su grandissimi numeri, ma non in grado di impattare in modo significativo sui margini di profitto o sui prezzi di vendita”.

Insomma, piuttosto che cogliere l’occasione per anticipare i tempi e vincere la sfida dell’innovazione, le imprese italiane cercano la sponda della politica per spuntare privilegi che consentano loro di attendere, di rimandare; fino a rischiare di perdere quote di mercato. Nella certezza che quando saranno sull’orlo del fallimento troveranno un’altra sponda politica cui aggrapparsi per salvare imprese e settore industriale dalla loro colpevole mancanza di visione. Se queste sono le premesse, non basterà il Recovery Plan per la ripresa del paese.